Il vizio degradante: la lussuria
Gli uomini che hanno come ideale e progetto di vita il conseguimento della felicità terrena, sanno che essa, fondamentalmente, consiste in tre beni: l'eccellenza (essere qualcuno, essere stimati, essere grandi, emergere sugli altri), l'autosufficienza (non dipendere da nessuno, ma anzi avere beni e denaro in abbondanza) e il godimento (concedersi quanti più piaceri sensibili sia possibile e gustarne fino a sazietà). Il terzo vizio capitale, in questo senso, chiude quasi completamente il cerchio del miraggio della felicità terrena, a cui manca solo la gola, con i piaceri della buona tavola che esauriscono il quadro di tutti i possibili godimenti fruibili in questo mondo. La triade infernale dei primi tre vizi capitali fa nascere una vera e propria idolatria di questo mondo, con la prostrazione ai tre serpentini totem a forma di "esse" (sesso, soldi e successo) e con la polarizzazione della vita e delle scelte verso tre soli punti fermi, le tre "pi" del piacere, del potere e del possedere.
La lussuria consiste nel godimento (disordinato) dei piaceri del tatto legati all'esercizio della sessualità ed è vizio particolarmente degradante e avvilente in quanto abbrutisce l'uomo mortificandone la dignità di figlio di Dio, la sua nobile natura spirituale, la sua vocazione a beni ben più grandi ed elevati dei godimenti dei piaceri della carne. Tra i vizi capitali è senza dubbio quello più veemente ed è impossibile controllarlo e sottometterlo alla legge di Dio senza il soccorso della sua grazia, un grande impegno ascetico corroborato dalla preghiera ed una fuga ferma e risoluta dalle occasioni di peccato. La Chiesa nella sua sapienza insegna che il motore di questo vizio è la concupiscenza in senso stretto: non già la semplice tendenza e inclinazione al male (anch'essa triste retaggio della colpa di origine), ma la viva e accesa veemenza delle pulsioni sessuali, vere schegge impazzite, scatenate a volte con un nonnulla, che reclamano imperiosamente di essere soddisfatte a tutti i costi, con ogni mezzo e in ogni forma. Un problema così serio e grande che ha coinvolto, umiliato e mortificato anche non pochi santi e uomini di Chiesa. A partire da San Paolo, che nella seconda lettera ai Corinzi parla della "spina nella carne" messagli da satana per mortificarlo (cf 2Cor 12,7) - che Sant'Agostino non esitava ad identificare con la passione dell'impurità - per proseguire con il dotto Origene, che, tormentato da queste pulsioni, pensò (inopportunamente) di risolvere il problema applicando alla lettera il noto aforisma di Gesù circa coloro che "si fanno eunuchi per il regno dei cieli" (Mt 19,12), fino a concludere con gli esempi - tra i tantissimi che si potrebbero fare - di san Benedetto e di san Francesco che, per spegnere gli ardori violentissimi della passione della lussuria (accesa e scatenata dall'ira di satana) non esitarono a gettarsi nudi tra le spine e i rovi, tanto forte era lo sconvolgimento fisico in cui si trovavano, pur contro la loro ferrea ed eroica buona volontà.
Tutti, dunque, sentono al vivo, dall'età della pubertà in poi, le pulsioni della lussuria e, fino a quando saremo in questo mondo, sarà del tutto impossibile non avvertirne gli stimoli, salva una straordinaria grazia di Dio. Tutti, inoltre, sono oltremodo deboli nel combattere questa passione, perché alla violenza dei suoi impulsi si aggiunge anche l'intensità estrema del piacere che il suo soddisfacimento provoca. Pertanto, un po' perché è difficile resistere alla sua veemenza, un po' perché è duro rinunciare ai grandi godimenti che provoca, ne consegue che questo vizio rappresenta un grandissimo problema dal punto di vista morale e ascetico, anche perché gli atti a cui dispone, se commessi con avvertenza piena e consenso deliberato, sono sempre peccati mortali, ponendo chiunque li compia in "stato di dannazione". Si può dunque affermare che la lussuria, pur non essendo il più grande dei vizi capitali (che è e rimane la superbia), è quello più difficilmente controllabile e il più pericoloso, per le conseguenze nefaste che provoca sulla vita dell'anima. Inutile dire che l'attuale contesto storico-culturale non solo non aiuta in nulla in questo difficile combattimento, ma ha anzi creato l'ambiente ideale per la proliferazione di ogni specie di questo vizio. È compito di tutti i figli di Dio avere su di esso le idee chiare sia sulla sua natura che sui suoi effetti, essere forti e coraggiosi nel denunciarne l'intrinseca e grave peccaminosità ed essere coscienti dell'impegno - talora anche estremo - che comporta la lotta contro le passioni veneree.
