Nel discorso sulla Chiesa, non bisogna dimenticare di cogliere l’aspetto escatologico: la Chiesa già su questa terra è adorna di vera santità, ma ancora imperfetta. Per cui è santa in se stessa, ma sempre bisognosa di purificazione nei suoi membri e troverà compimento perfetto e piena manifestazione solo nella Gerusalemme celeste che verrà
La Chiesa - mistero uscito dal cuore del Padre già da prima della creazione del mondo, manifestata nella creazione e prefigurata nel popolo dell’Antica Alleanza, fondata storicamente da Gesù Cristo e manifestata nella sua pienezza il giorno di Pentecoste; quella Chiesa che abbiamo visto essere dotata di note del tutto singolari, diversificata in distinti uffici, funzioni e ministeri pur all’interno di una sostanziale e comune uguaglianza, costituita organicamente come popolo e inizio visibile sulla terra del regno di Dio - cammina verso la sua piena consumazione e definitiva ed ultima manifestazione che avverrà solo nella Gerusalemme celeste. La costituzione dogmatica Lumen gentium dedica un intero capito (il settimo) a precisare e puntualizzare questa indole intrinsecamente escatologica della Chiesa, che è anche un’importante chiave di lettura e di comprensione di tante cose che si vedono o che avvengono al suo interno durante il corso del suo lento, graduale e assai travagliato peregrinare nel tempo e nella storia. È bene riportare integralmente alcuni felici e luminosi passaggi della Costituzione, che lasciano ben intendere come “l’indole escatologica” faccia parte proprio del “dna” della Chiesa, costituendone una sorta di quintessenza: “La Chiesa, alla quale tutti siamo chiamati in Cristo Gesù e nella quale per mezzo della grazia di Dio acquistiamo la santità, non avrà il suo compimento se non nella gloria celeste, quando verrà il tempo in cui tutte le cose saranno rinnovate, e col genere umano anche tutto l’universo, il quale è intimamente congiunto con l’uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, troverà nel Cristo la sua definitiva perfezione […] Già dunque è arrivata a noi l’ultima fase dei tempi. La rinnovazione del mondo è irrevocabilmente acquisita e in certo modo reale è anticipata in questo mondo: difatti la Chiesa già sulla terra è adornata di vera santità, anche se imperfetta. Tuttavia, fino a che non vi saranno i nuovi cieli e la terra nuova, nei quali la giustizia ha la sua dimora, la Chiesa peregrinante nei suoi sacramenti e nelle sue istituzioni, che appartengono all’età presente, porta la figura fugace di questo mondo; essa vive tra le creature, le quali ancora gemono, sono nel travaglio del parto e sospirano la manifestazione dei figli di Dio” (LG 48). Inoltre, come sappiamo, alcuni membri che fanno parte della Chiesa visibile (in quanto battezzati) ne sono fuori col cuore e, disgraziatamente, potranno un giorno esserne irreversibilmente separati; viceversa alcuni che si trovano materialmente fuori, sono spiritualmente “dentro” e faranno parte della comunità dei santi che costituirà la nuova Gerusalemme celeste. Dunque la Chiesa si vedrà bene, nel suo splendore e in tutta la sua pienezza solo dopo il giudizio universale: primo, perché ci sono ancora tanti suoi membri, anche luminosi, che ancora non sono stati creati (e pertanto, nella storia, non possiamo mai vedere la Chiesa completa di tutti i suoi membri); secondo, perché qui siamo irreversibilmente vestiti di caducità e di imperfezioni che non mancano di adombrare, sia pur lievemente, perfino la vita dei santi; terzo, perché come già detto non c’è coincidenza tra membri “effettivi” della Chiesa e membri che fanno parte della sua compagine visibile.
Peraltro, fino al tempo della sua piena e definitiva consumazione escatologica, la Chiesa “si trova” in tre “luoghi” e dimensioni distinte: c’è la Chiesa peregrinante (un tempo denominata “militante”) che vive e lotta sulla terra; ci sono quei membri che hanno lasciato la vita terrena e che, pur avendo conseguito la salvezza, stanno vivendo (in Purgatorio) il tempo della purificazione (la Chiesa purgante o purificante); e ci sono dei membri che già godono, sia pure nella condizione di anime separate dal corpo, la piena visione beatifica della Santissima Trinità (Chiesa trionfante o gaudente). Tra questi tre distinti stati della Chiesa, circolano vivide ed efficaci comunicazioni, in forza della consolante verità della comunione dei santi: i membri della Chiesa peregrinante, infatti, ricevono le grazie per le preghiere e le intercessioni sia dei santi che delle anime del Purgatorio; queste ultime molto ricevono, a loro volta, dalle preghiere e dai suffragi per loro offerti dai fedeli che ancora sono sulla terra, soprattutto il sacrificio della Santa Messa e le indulgenze che si possono acquistare ed offrire per le anime del Purgatorio (cf LG 49). Inoltre i santi, tra cui spicca evidentemente la beatissima e sempre Vergine Maria, sono per i membri della Chiesa peregrinante, oltre che potenti ed efficaci intercessori, esempi da seguire e imitare, sia per le loro vite che - in molti casi - per gli edificanti scritti che hanno lasciato e che è assai lodevole leggere e conoscere. Sono anche oggetto di culto di venerazione che, senza evidentemente nulla togliere al primato assoluto di Dio - che, solo, va adorato con culto di latria - vuole celebrare e riconoscere in essi l’efficacia santificante della Grazia e, attraverso la loro stessa vita, innalzare un inno di lode all’infinità santità di Colui che solo è santo ed è la fonte di ogni santità (cf LG 50).
Ci rallegriamo santamente di questi grandissimi e consolanti misteri e speriamo con ferma fiducia, dopo aver servito nella letizia e nella carità vera il Signore, di far parte della beata schiera dei cittadini del cielo. Ricordando che il gaudio che è riservato per i membri della divina famiglia di Dio è imperituro, perfetto e completo. E che nessuna tribolazione o sofferenza della vita presente può essere considerata troppo grande in vista di così grande gioia.
