Una donna ben vestita parla del Paradiso solo con la sua presenza
Il recupero di una vera e autentica femminilità da parte delle donne (anzitutto cristiana), è tema certamente assai rilevante, all'interno di un contesto sociale e culturale dove gli stili e le "mode" sono caratterizzate da una corruzione e decadenza largamente paragonabile agli antichi costumi propri del paganesimo. Dopo anni di sbandierato e ideologico femminismo, credo sia giunto il momento di porre le basi per il ricupero di una sana, vera e autentica femminilità. Questo anzitutto a livello di atteggiamenti interiori, di scelte di vita e di comportamento, ma anche sul piano dei segni e dei gesti esteriori, in primis un modo di vestire che rispecchi i canoni della modestia cristiana, della sana bellezza, di un rispetto assoluto verso il proprio corpo e la sua santità.
Esiste una splendida pagina su Facebook, che invito tutti i lettori a visitare, che si chiama “Feminina, modesta e elegante” (http://www.facebook.com/FemininaModestaEElegante). Questa pagina, creata e gestita da alcune fedeli del Brasile è dedicata alla promozione di una sana femminilità con conseguente denuncia e condanna del dilagare delle mode invereconde. Sulla pagina sono visibili una quantità assai copiosa di fotografie di donne ben vestite, di abiti da sposa degni di questo nome, di mamme incinte, di fanciulle angeliche e devote. Le immagini sono molto più eloquenti di ogni dire, per cui rinnovo anzitutto l’invito, soprattutto alle lettrici, di guardare con i propri occhi per rendersi conto che esiste un altro mondo, un altro modo di concepire la bellezza, un altro modo di presentarsi agli occhi del prossimo. Un modo che pur non volendo mortificare la bellezza femminile (anzi!), ne custodisce l’integrità, ne salvaguarda il decoro, ne mostra l’immagine più genuina, più autentica e, soprattutto, più evangelica.
Come deve vestire una donna? Le tre parole chiave sono: in modo femminile, modesto ed elegante.
In modo femminile vuol dire che è giunto il momento di dismettere gli abiti a forgia o concia eminentemente maschile, che oltre a non salvaguardare spesso la decenza e il pudore, rappresentano anche una sorta di adesione implicita a quello slogan femminista in base a cui tra uomo e donna, tra maschio e femmina non c’è nessuna differenza. Niente di più falso e di più fuorviante. La donna è l'immagine e l'espressione vivente dell’amore e della dolcezza, che sono atteggiamenti in cui l’uomo è, strutturalmente e per definizione carente, a vantaggio delle prerogative eminentemente virili quali il dare sicurezza, governare eventi e situazioni della vita con quella dose di prudenza e distacco difficilmente riscontrabili nell’emotività viva e dirompente del genere femminile. Dunque la prima cosa da raccomandare alle figlie di Dio è riconoscere la bellezza e l’importanza di essere donne e di mostrare questa “santa fierezza” anche nell’acconciatura esteriore, che rispetti ed esprima adeguatamente la femminilità.
In modo modesto vuol dire evitando, anche nell’abbigliamento proprio del genere femminile, capi e mode che offendano il decoro, la decenza, il pudore e la modestia. Esistono infatti le gonne, ma anche le minigonne; esistono scollature procaci, toppini e bretelline, abiti oggi indossati senza troppa preoccupazione e con tranquilla disinvoltura in quanto accettati, anzi approvati, dall’evolversi del “pubblico costume”. Molte volte questi tipi di vestiti, mi si consenta, oltre che il decoro offendono anche la raffinatezza, divenendo espressione di pessimo gusto se non addirittura scostumatezza e volgarità, che danno fastidio anche a quelle persone che, pur senza essere troppo spirituali, hanno conservato un minimo di signorilità e buona creanza.
Infine in modo elegante. Alcune donne (anche devote), infatti, scambiano la femminilità con la mortificazione e cominciano a dire: “Eh, ma io mica posso andare in giro vestita come una suora!”. Nessuno ha mai detto questo. I canoni e gli stili a cui deve ispirarsi una donna che vive nel mondo, sia essa sposata o no, non devono ordinariamente prevedere le forme di mortificazione oppure indulgere verso il grossolano, la sciatteria, l'ineleganza o, peggio, la trasandatezza. Vestirsi in maniera femminile non vuol dire prendere in prestito l’abito di una suora di clausura oppure avere come modello lo stile che caratterizza la cultura (peraltro in sé rispettabilissima) delle donne orientali. Salvaguardata la modestia e la femminilità, la donna può e, a volte, deve essere elegante, vestirsi con buon gusto, in maniera anche raffinata e bella. Sarà lei a dover indirizzare al bene con le buone intenzioni tale atteggiamento, facendolo, qualora sia sposata, per piacere al marito come insegna san Paolo e, se non sposata, per piacere al Signore e per mostrarsi con decoro nei luoghi in cui vive e opera. Ma una sana bellezza, anche quella della moda femminile, a mio modestissimo avviso, sarà salvezza per molte donne e per molte famiglie e ridonderà a indubbio beneficio non solo della Chiesa ma dell’intero consorzio umano.
