Una virtù fondamentale per santificare la sofferenza. Eroicamente, perfettamente e pienamente vissuta dalla Madonna
La mortificazione. È la virtù per mezzo della quale si santifica la sofferenza in tutte le forme che essa può assumere, offrendola a Dio come strumento di espiazione e mezzo per intercedere le grazie, soprattutto la conversione dei peccatori. Si distingue in mortificazione volontaria (quando si scelgono liberamente e ci si impongono volontariamente alcuni sacrifici da offrire a Dio) e involontaria (quando si accolgono con amore e si offrono a Dio le sofferenze che Egli permette che colpiscano la nostra vita); esterna (quando si mortificano i cinque sensi: il tatto, trattando con asprezza il proprio corpo, in tutti i modi possibili; il gusto col digiuno ed altre privazioni nei cibi e nelle bevande; la vista evitando di guardare ciò che non si deve, non si può o è meglio non guardare, privandosi della televisione, del cinema, etc.; la lingua evitando di parlare male o di parlare a vanvera, ed avendo un grande amore per il silenzio; le orecchie privandosi, per esempio, di ascoltare la musica o, soprattutto, di ascoltare le chiacchiere; l’olfatto evitando l’uso eccessivo di profumi o andando da persone o luoghi maleodoranti, o prestandosi a servizi in luoghi di questo genere, etc.) e interna (quando si mortificano gli affetti e le passioni, oppure la volontà: qui rientra il distacco affettivo e talora anche effettivo dalle persone amate e dalle cose, le aridità in cui il Signore talora ci lascia, la rinuncia a cercare consolazioni umane e divine nelle sofferenze, l’umiltà nell’ascoltare i rimproveri, la dolcezza nel rivolgersi agli altri, l’obbedienza a Dio, al confessore, alla guida spirituale, alle persone costituite in autorità, lo spirito di immolazione totale al Signore).
Maria praticò la mortificazione universale. È quanto insegna san Luigi Montfort nel Trattato della vera devozione: tutta la vita della Madonna fu una continua mortificazione e fu “universale” perché Maria praticò la mortificazione in tutti i modi ed in tutte le forme: quella volontaria (per cui dobbiamo pensare che Ella abbia offerto a Dio molti sacrifici volontariamente) e quella involontaria, che vedremo ampiamente attestata dalle fonti; quella esterna (per cui Ella è esempio perfetto di mortificazione dei sensi) ed anche quella interna (indubbiamente la più grande in assoluto, che culminò nello stare ai piedi della Croce, vedendo suo Figlio morire di una morte orrenda, accettando questa tragedia ed offrendo il suo immenso dolore in unione col sacrificio del Figlio).
La mortificazione di Maria secondo i Vangeli. La prima fu all’annunciazione: quando Maria disse il suo sì, sapeva di consacrarsi al “dolore dei dolori”, perché conosceva le sofferenze riservate al Messia di cui Ella sarebbe stata Madre; per cui l’estasi dell’Incarnazione fu mescolato con l’amarissima mirra dell’immolazione. La seconda fu il silenzio che Ella mantenne dinanzi a Giuseppe, accettando di dover far soffrire il suo amato e purissimo sposo nonché di rischiare di essere ritenuta una prostituta e adultera e come tale lapidata. La terza fu alla nascita di Gesù, che avvenne nello squallore della stalla di Betlemme, al freddo, nella scomodità, nell’assoluta precarietà e sotto il segno del primo grande rifiuto del Messia. La quarta fu al momento della presentazione di Gesù, quando Simeone le rigirò il coltello nella piaga (già aperta) profetizzandole “la spada che avrebbe trafitto la sua anima”, che Ella ebbe sempre ben piantata nel suo santissimo e immacolato Cuore. La quinta fu, atroce, nell’imminenza della strage degli innocenti, per cui dovette fuggire con san Giuseppe in Egitto, senza sapere se, quando e come sarebbe tornata a Nazareth, nonché come avrebbero fatto a sopravvivere in terra straniera; la sesta la vediamo nell’episodio del ritrovamento di Gesù al tempio; la settima alla morte di san Giuseppe, che pur non essendo attestata nel Vangelo ci è confermata dalla tradizione: Maria conobbe il dolore, fortissimo, della perdita di una persona cara, la più cara per Lei dopo Gesù, senza pensare al fatto che sempre la tradizione ci racconta che Ella perse i genitori in tenera infanzia, per cui, fuori del suo Giuseppe, non aveva, oltre a Gesù, nessun affetto terreno “vicino”; l’ottava, proprio per questi motivi ancor più atroce, quando Gesù lasciò la sua casetta per iniziare il suo ministero, ed Ella si trovò umanamente sola con i parenti “lontani” che probabilmente biasimavano l’operato del Figlio, se è vero, come ci raccontano i Vangeli, che la sua missione a Nazareth incontrò una tale ostilità che volevano buttarlo giù dal precipizio; altre mortificazioni furono il saperLo perseguitato, odiato, poco compreso perfino dai Suoi discepoli; il culmine, che non ha bisogno di commento, durante la via Crucis e sul Calvario, dove dovette sorbirsi anche le irripetibili ingiurie dei nemici di Gesù, che certamente non La risparmiavano e che Ella doveva perdonare e amare; poi venne la mortificazione del non avere un sepolcro dove deporre Gesù, né i soldi per comprarlo; poi lo strazio del Sabato Santo; poi lo struggimento della nuova perdita di Gesù quando ascese al cielo, e i dolori in seguito alle prime persecuzioni della Chiesa e i primi martiri cristiani (Atti degli Apostoli).
Altre mortificazioni di Maria. Dobbiamo pensare, con il Montfort e con i santi, che Maria praticò la mortificazione volontaria, anche perché, come vedremo, la chiede: che i suoi sensi erano mortificatissimi, che probabilmente digiunava ed era molto parca nell’uso del cibo e delle bevande, che passava ore in ginocchio, che forse dormiva sul duro anziché sul letto morbido, che non sprecava nulla vivendo una vera povertà, che forse praticava anche le grandi austerità dei santi, come le penitenze corporali (San Gregorio di Tours afferma che portava il cilizio fin dai tre anni). Non ne abbiamo testimonianze dai Vangeli, anche perché Dio ha av-volto del segreto e del mistero tutta la vita intima della Vergi-ne; ma se Maria, come è indubbio, visse la mortificazione universale, non può non aver praticato anche la mortifica-zione volontaria esterna, che Ella, a partire da Lourdes in poi, continua a chiedere con grande insistenza.
I figli di Maria e la mortificazione
Un devoto di Maria che voglia essere suo deve sapere che la via di Maria e la spiritualità mariana è spiritualità di preghiera e di immolazione: Maria, vedremo, lo chiede esplicitamente ai suoi figli. Per cui non si può essere suoi se non si è disponibili a praticare la mortificazione, con gradualità, ma anche con serietà e decisione, sapendo che i nostri sacrifici, uniti a quelli di Maria, giovano all’espiazione delle colpe, alla riparazione della Divina Giustizia offesa dal peccato degli uomini e ottengono la conversione dei peccatori.
La mortificazione di Maria negli scritti di Maria Valtorta
Parole di Gesù.
- Vorrei che quando pensate a Maria, meditaste questa sua agonia durata trentatre anni e culminata ai piedi della Croce. Ella l’ha sofferta per voi. Per voi le derisioni della folla che la giudicava madre di un pazzo. Per voi i rimproveri dei parenti e delle persone di importanza. Per voi la mia apparente sconfessione: ‘mia madre e i miei fratelli sono coloro che fanno la volontà di Dio’. E chi più di Lei la faceva, ed una volontà tremenda, che le imponeva la tortura di vedere suppliziare il Figlio? Per voi le fatiche di raggiungermi qua e là; per voi i sacrifici: da quello di lasciare la sua casetta per mescolarsi alle folle, a quello di lasciare la sua patria per il tumulto di Gerusalemme. Per voi il dover essere a contatto con Giuda, che covava nel suo cuore il tradimento. Per voi il dolore di sentirmi accusato di possessione diabolica e di eresia. Tutto, tutto per voi. Voi non sapete quanto l’ho amata la Madre mia. Ho sofferto di veder soffrire mia Madre, di doverla condurre, come agnella mansueta, al supplizio, di doverla straziare coi successivi addii, a Nazareth prima dell’evangelizzazione, in questo prima della mia Passione, in quello prima della Cena ed infine in quello atroce sul Calvario. Pensate, pensate a questa Madre mia che, dal momento in cui mi ha concepito, ha tremato pensando che ero il Condannato, a questa Madre che, quando m’ha dato il primo bacio sulle carni morbide e rosee di neonato, ha sentito le future piaghe della sua Creatura, a questa Madre che avrebbe dato dieci, cento, mille volte la sua vita per impedirmi di divenire Uomo adulto e giungere al momento dell’immolazione, a questa Madre che sapeva e che doveva desiderare quell’ora tremenda per accettare la volontà del Signore, per la gloria del Signore, per bontà verso l’Umanità. No, non vi è stata agonia più lunga e finita in un dolore più grande di quella della Madre mia”.
Commiato dell’ultima Cena
- Gesù: “Mamma, sono venuto per prendere forza e conforto da Te. Sono come un piccolo bambino, Mamma, che ha bisogno del Cuore della Madre per il suo dolore e del seno della madre per sua forza. Sono tornato in quest’ora il tuo piccolo Gesù di un tempo. Non sono il Maestro, Mamma. Sono unicamente il Figlio tuo, come a Nazareth, quando ero piccino, prima di lasciare la vita privata. Non ho che Te. Gli uomini, in questo momento, non sono amici e leali del tuo Gesù. Non sono neppure coraggiosi nel bene. Solo i malvagi sanno essere costanti e forti nell’operare il male. Ma tu mi sei fedele e sei la mia forza, Mamma, in quest’ora. Sostienimi col tuo amore e col tuo orare. Non ci sei che tu che in quest’ora sai pregare, fra chi più o meno mi ama. Pregare e comprendere. Gli altri sono ancora uomini tardi che non mi sentono morire mentre essi giubilano credendo più che mai prossimo il mio trionfo. Gli osanna di pochi giorni or sono li hanno ubriacati. Mamma, sono venuto per quest’ora e, soprannaturalmente, la vedo giungere con gioia. Ma il mio Io anche la teme perché questo calice ha nome tradimento, rinnegamento, ferocia, bestemmia, abbandono. Sostienimi, Mamma. Come quando col tuo pregare hai attirato su di Te lo Spirito di Dio, dando per Esso l’Aspettato delle genti, attira ora sul tuo Figlio la forza che mi aiuti a compiere l’opera per cui sono venuto. Mamma, addio. Benedicimi, Mamma; anche per il Padre. E perdona a tutti. Perdoniamo, insieme, da ora a chi ci tortura”. Gesù è scivolato ai piedi della Madre, in ginocchio e la guarda tenendola abbracciata alla vita. Maria piange senza gemiti, col volto lievemente alzato per una interna preghiera a Dio. Le lacrime rotolano sulle guance pallide e cadono sul suo grembo e sul capo che Gesù le appoggia alla fine sul cuore. Poi Maria mette la sua mano sul capo di Gesù come per benedirlo e poi si china lo bacia fra i capelli, glieli carezza, gli carezza le spalle, le braccia, gli prende il volto fra le mani e lo volge verso di Lei, se lo serra al cuore. Se lo ninna, quel povero capo stanco, come fosse un bambino, come l’ho vista ninnare nella grotta il Neonato divino. Ma non canta ora. Dice solo: “Figlio! Figlio! Gesù! Gesù mio!”, ma con una tal voce che mi strazia.
- Agli apostoli dopo la Cena disse: “Pensate alla Madre. Neppure Lei potrà venire dove Io vado. Io le chiedo un eroismo quale mai fu compiuto e rispetto al quale quello di Giuditta e di Giaele sono eroismi di povere femmine contrastanti colla rivale alla fonte del paese. Eppure nessuno è pari a Lei nell’amarmi. In Lei è ogni grazia e santità. È la creatura che tutto ha avuto e che tutto ha dato, nulla vi è da aggiungere e da levare. È la testimonianza di ciò che può Iddio”.
Messaggi di Maria
Lourdes (1858)
Nell’ottava apparizione, la Madonna disse: “Penitenza, penitenza, penitenza! Andate a baciare la terra per la conversione dei peccatori!”.
Nella nona apparizione, la Madonna disse: “Andate a bere e a lavarvi alla sorgente. Mangerete l’erba che lì si trova”.
Sia baciare la terra che mangiare l’erba sono chiari gesti di mortificazione corporale. Anche “lavarsi alla sorgente” è una grande mortificazione: il bagno nelle vasche di Lourdes si fa completamente nudi, in un acqua gelida di una piccola vasca in cui molti si sono bagnati prima. Anche malati di orribili malattie infettive e persone tutt’altro che pulite…
Fatima (1917)
Prima apparizione (13.5.1917): La Madonna, al termine dell’apparizione, dice ai pastorelli: “Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che vorrà inviarvi (= mortificazione involontaria esterna e interna), come atto di riparazione per i peccati con cui è offeso e di supplica per la conversione dei poveri peccatori”? Risposta: “Sì, lo vogliamo”. La Madonna: “Andate dunque. Avrete molto da soffrire, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto”.
Terza apparizione (13.7.1917): La Madonna dice: “Sacrificatevi per i peccatori e dite molte volte, specialmente quando fate qualche sacrificio (= invito alla mortificazione volontaria): ‘O Gesù, è per amore tuo, per la conversione dei peccatori ed in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria”. All’interno del terzo segreto: “l’angelo con la spada di fuoco, indicando la terra con la mano destra, disse con voce forte: “penitenza, penitenza, penitenza!”.
Quarta apparizione (15.8.1917): “Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all’Inferno perché non c’è chi prega e si sacrifica per loro”.
Quinta apparizione (13.9.1917): “Dio è contento dei vostri sacrifici, ma non vuole che dormiate con la corda: portatela solo di giorno” (i pastorelli avevano cominciato ad usare un pezzo di grossa corda come cilicio, e lo portavano stretto alla vita 24 ore su 24, non riuscendo più a dormire).
Medjugorje (1981-….)
“Io sono la Beata Vergine Maria. Pace, pace, pace. Riconciliatevi. Riconciliatevi con Dio e fra di voi. E per fare questo è necessario credere, pregare, digiunare e confessarsi” (26 Giugno 1981. È la prima apparizione di Medj in cui Maria parla, divenuta tradizionalmente quella considerata la prima. In realtà Maria era apparsa il giorno prima, ma aveva solo pregato il Credo e i 7 Pater, Ave e Gloria).
“Quella donna vorrebbe lasciare il marito perché la fa soffrire. Io dico: resti con lui e accetti la sofferenza. Anche Gesù ha sofferto” (29.8.1981).
“Oltre che al cibo sarebbe bene rinunciare alla televisione, all’alcool, alle sigarette e ad altri piaceri. Sapete da voi stessi ciò che dovreste fare” (8.12.1981).
“Pregate e digiunate. Vi chiedo soltanto preghiera e digiuno” (14.12.1981).
“Cari figli, vi invito a pregare e digiunare per la pace nel mondo. Voi avete dimenticato che con la preghiera e il digiuno si possono allontanare anche le guerre e perfino sospendere le calamità naturali. Il digiuno migliore è quello a pane e acqua. Tutti, eccetto gli ammalati, devono digiunare. L’elemosina e le opere di carità non possono sostituire il digiuno” (21.7.1982).
