Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2014-08-23

La partecipazione piena, attiva e consapevole alla santa Messa

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"Non basta partecipare alla santa Messa. Perché produca abbondanti frutti di partecipazione occorre parteciparvi bene"



Parlare di "partecipazione piena, attiva e consapevole" alla santa Messa - che, come è noto, è un comandamento da assolvere sotto pena di peccato grave nelle domeniche e nelle altre feste comandati - significa far convergere l'attenzione sulle condizioni che rendono tale partecipazione fruttuosa, ossia non già un mero e formale adempimento di un obbligo, ma un formidabile mezzo per arrecare copiosi frutti di santificazione nell’anima, cosa che corrisponde in pieno alle intenzioni di Colui che ha "inventato" questo autentico prodigio per la nostra santificazione.
Prima di occuparci di questa partecipazione, che dal Concilio Vaticano II è stata definita “piena, attiva e consapevole”, dobbiamo specificare quali sono le altre “feste comandate” oltre le domeniche, onde puntualizzare l’esatta determinazione dell’obbligo canonico. Nell’attuale calendario e disciplina della Chiesa, le feste di precetto sono le seguenti: il primo Gennaio, solennità di Maria Santissima Madre di Dio (purtroppo non di rado dimenticata a causa delle “para-liturgie mondane” del 31 Dicembre…); l’Epifania del Signore (6 Gennaio); la solennità dell’Assunzione (15 Agosto); la solennità di Ognissanti (1 Novembre); le solennità dell’Immacolata (8 Dicembre) e del Natale (25 Dicembre).
Vediamo ora alcune indicazioni per una fruttuosa partecipazione al santo Sacrificio della santa Messa. E' anzitutto sommamente raccomandabile non solo arrivare puntuali, ma possibilmente qualche minuto prima, per avere il tempo di raccogliersi e prepararsi "distaccandosi" (almeno nel cuore e nei pensieri) dalla routine e dal vortice delle occupazioni (e spesso preoccupazioni) della vita quotidiana. In Chiesa va osservato un degno contegno esteriore, che significa abbigliamento adeguato e dignitoso, compostezza nei gesti e nella postura, osservanza delle norme liturgiche circa la posizione da tenere nei singoli momenti della santa Messa: in piedi, in ginocchio, o seduti. Non bisogna tacciare frettolosamente queste indicazioni di "fariseismo" o "mera esteriorità", perché l'antropologia cattolica rispetta l'unità essenziale e sostanziale tra corpo e anima, per cui, ordinariamente, l'esteriore manifesta l'interiore e, a volte, lo aiuta e lo plasma. Se la liturgia mi dice di stare in ginocchio durante la consacrazione, è perché vuole che io adori il mistero del Verbo che discende sull'altare per la mistica immolazione. Questa posizione dovrebbe esprimere l'atteggiamento interiore di somma ed estrema riverenza, ma qualora questa fosse impedita da pensieri  e distrazioni, la postura esteriore aiuta l'anima a rientrare in sé, raccogliersi e rendersi conto di quello che accade. Similmente lo stare seduti durante la liturgia della parola serve a favorire la concentrazione nell'ascolto, che deve essere accogliente e riverente, di Dio che ci parla e della voce del suo ministro che spiega, attualizza e spezza la Parola proclamata e così via. 
Abbiamo detto che anche l'abbigliamento deve essere adeguato e dignitoso, ovvero osservare i canoni anzitutto della decenza e poi anche della modestia e di una sobria eleganza. Chi di noi, se dovesse essere ricevuto dal Presidente della Repubblica, ci andrebbe in ciabatte e shorts? Quale donna oserebbe presentarsi davanti al Papa sbracciata, scollata o sgambata? Pensiamo sempre, chiosando le parole che nostro Signore disse paragonandosi a Salomone, che ben più del Papa o del Presidente della Repubblica c'è dinanzi a noi nelle nostre Chiese! E come sarebbe estrema scortesia (per non dire maleducazione o cafonaggine) arrivare in ritardo ad un appuntamento col Presidente del Consiglio, non si vede come mai con tanta leggerezza le porte delle nostre chiese continuino, fastidiosamente, ad aprirsi e chiudersi perfino al momento dekla liturgia offertoriale (e, talora, ahimè, anche oltre). Possibile che nostro Signore non meriti nemmeno un po' di buona educazione e bon ton?
Durante la santa Messa, oltre che essere sempre attenti e presenti ai vari momenti del rito, evitando di chiacchierare, ridere, distrarsi o girovagare con la testa e con gli occhi, bisogna partecipare attivamente alle preghiere da dire e recitare: le risposte date al sacerdote, il Confiteor e il Gloria, il Sanctus, le acclamazioni varie e, dove eseguiti, partecipare ai canti liturgici. Ovviamente il massimo del raccoglimento e della partecipazione interiore spetta alla seconda parte della Messa, dove la presenza di Dio si fa vera, reale e sostanziale. Se poi si è nelle condizioni di poter prendere parte alla santa comunione, si badi di curare anche la preparazione prossima a questo momento. Dal momento dell'Agnus Dei è bene cominciare a mettersi in profondo raccoglimento, rivolgendo il cuore, l'attenzione e ogni desiderio al momento così focale e importante dell'incontro con Gesù eucaristico. Si può, se si crede, recitare l'atto di dolore, per purificare la nostra anima anche dalle più piccole macchie e da eventuali distrazioni o piccole irriverenze compiute durante la sacra liturgia. Durante il tempo in cui si sta in fila, per alimentare il desiderio e la consapevolezza di Chi è Colui che si sta per ricevere, si può usare qualche giaculatoria o comunione spirituale brevissima, del tipo: "Gesù ti amo, nel mio cuore ti bramo", oppure: "Gesù amore, vieni nel mio cuore". Questo per meglio risvegliare la nostra mente ed eccitare i nostri affetti nel preparare una degna accoglienza al Re dei re. Pur essendo al momento consentito dall'attuale disciplina ecclesiale - anche se in via di indulto - ricevere la sacra particola in mano, questa forma sembra essere non proprio consona ad esprimere l'adorazione dovuta a Colui che riceviamo e, specialmente nel caso di Ostie confezionate in modo non perfettamente compatto e friabili, può rendere molto facile la dispersione di qualche frammento, cosa che va evitata per quanto possibile. Onde rimane preferibile e consigliabile attenersi alla tradizione millenaria della Chiesa di ricevere l'Ostia direttamente in bocca e - se e ove possibile - preferibilmente in ginocchio. Dopo la Comunione, è bene inginocchiarsi (come consentito dalle vigenti norme liturgiche) e raccogliersi per un primo immediato ringraziamento al Signore, che è bene si protragga per non meno di quindici minuti (tale è il tempo medio che impiega il nostro organismo ad assimilare la sacra particola, causando il venir meno della presenza reale di Gesù). E' quanto mai esecrabile la prassi di "scappare" via subito dopo la benedizione senza neanche fermarsi per il canto finale, così come, quando si è ricevuta la santa comunione, omettere il doveroso ringraziamento per il tempo appena indicato. 
Vorrei concludere con una parola sul segno di pace nel rito romano. Questo gesto ha carattere meramente simbolico e non deve diventare occasione di distrazione proprio prima della comunione. Basta scambiare la pace col vicino senza esagerare nel voltarsi o andare a cercare chissà chi. Una abbastanza recente istruzione della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (8 Giugno 2014) ha ribadito esattamente tali cose, specificando, tra le altre cose, che non è consentito fare alcun canto di pace, in quanto "inesistente nel rito romano". 
Vivendo così la santa Messa, se ne trarranno certamente abbondanti frutti di grazia e santificazione. Spetta all'ars celebrandi del sacerdote, ma anche all'actuosa participatio dei fedeli, fare in modo di vivere in maniera sacra, santa e dignitosa la celebrazione della santa Messa, conservandone integra e intatta, l'intrinseca, immutabile e infallibile forza  e potenza santificatrice.


Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.