Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2023-07-08

La Parusia: il ritorno glorioso di Gesù

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La venuta ultima e gloriosa di Gesù porrà fine alla storia e alla vita di questo mondo; segnerà la definitiva ed eterna separazione del bene dal male, dei buoni dai malvagi, inaugurando “la vita del mondo che verrà”. Beati in eterno coloro che senza indagare sul tempo e sull’ora del Suo ritorno hanno saputo attenderLo con perseverante fedeltà.


La fede nel ritorno di Gesù nella gloria “per giudicare i vivi e i morti”, chiaramente definita nel simbolo di Nicea - Costantinopoli (che è quello ordinariamente adoperato nella liturgia latina per la professione di fede) vanta solidissime radici bibliche neotestamentarie (per esempio At 1,11; 1Ts 4,16-17) ed è attestata fin dai primissimi simboli di fede cattolica (per esempio, ma non solo, Denz 10-30). Anche durante la liturgia eucaristica la Chiesa esprime il suo vivere in attesa della “venuta” del Signore nell’acclamazione di risposta alla consacrazione del calice. Il mistero della venuta del Signore è, peraltro, vissuto ulteriormente a livello liturgico dalla santa Chiesa nel tempo di Avvento, nella prima parte del quale i testi biblici ed eucologici sono proprio rivolti a ravvivare la fede nella venuta ultima di Cristo, mentre a ridosso del Natale (durante i giorni della novena) rievocano, facendone memoria liturgica, l’adorabile mistero della venuta del Signore nell’umiltà della nostra natura umana. 
La Chiesa ha sempre insegnato che le venute storiche e personali di Cristo sono soltanto queste due; tra di esse scorrono le molte “venute” del Signore nella Chiesa e nella vita dei singoli fedeli, all’interno di quella venuta “intermedia” o “continua” del Signore che, in maniera misteriosa ma reale, permette alle anime di conoscerlo, incontrarlo e accoglierlo come proprio ed unico Salvatore e Redentore. La vita cristiana è dunque caratterizzata da questo “afflato escatologico”, in base al quale noi camminiamo in questo mondo come “stranieri e pellegrini” (Eb 11,13), sapendo che “la nostra patria è nei cieli e di là aspettiamo come Salvatore il Signore nostro Gesù Cristo” (Fil 3,20).
Questa venuta ultima di Gesù, a differenza di quella storica, non avverrà nel segno dell’umiltà, ma in quello della gloria; non nel nascondimento, ma sarà visibile a tutti; non nella mansuetudine e nella misericordia, ma nella regalità e nell’esercizio del potere giudiziario di Gesù, in base al quale tutti saranno pubblicamente da Lui giudicati. Questa venuta ultima, gloriosa e definitiva di Gesù porrà fine alla storia e alla vita di questo mondo; chiuderà il tempo della prima creazione e dischiuderà il tempo imperituro della “nuova creazione”, con “nuovi cieli e nuova terra” (Is 66,22; 2Pt 3,13); segnerà la definitiva ed eterna separazione del bene dal male, dei buoni dai malvagi, inaugurando “la vita del mondo che verrà”.
Non sono purtroppo mancati alcuni gravi errori su questa delicata tematica, che si appoggiano su una interpretazione letterale dei passi biblici del libro dell’Apocalisse che parlano di un regno di 1000 anni di Gesù apparentemente da compiersi su questa terra (Ap 20,1-7). La Chiesa ha sempre rigettato tale lettura che vorrebbe inserire tra la venuta storica e quella ultima di Gesù una sua ulteriore e visibile discesa sulla terra, sia accompagnata dalla presunta risurrezione dei giusti destinati a regnare con Cristo 1000 anni, sia a prescindere da essa. Dopo le letture in questo senso attribuite nel Medioevo a Gioacchino da Fiore (in particolare alla sua dottrina riguardo le tre età del mondo: l’era del Padre, quella del Figlio e quella dello Spirito Santo), tale errore noto come “millenarismo” riapparve nella sua forma mitigata nel secolo scorso e, per la verità, sembra caratterizzare alcune odierne posizioni dottrinali erronee che si appoggerebbero su presunte rivelazioni private o eventi mistici soprannaturali. Al riguardo la Chiesa, attraverso il Sant’Uffizio (oggi Congregazione per la Dottrina della fede) diede la seguente risposta (Denz 3839):
Domanda: Cosa si deve pensare del sistema del Millenarismo mitigato, che insegna cioè che Cristo Signore, prima del giudizio finale, sia che preceda sia che non preceda la risurrezione della maggior parte dei giusti, verrà in modo visibile per regnare su questa terra?
Risposta (confermata dal Papa il 20 Luglio 1944): Il sistema del Millenarismo mitigato non può essere insegnato senza pericolo.
Con questa risposta la dottrina del Millenarismo mitigato viene catalogata come “temeraria”, ossia non attestata dalla maggior parte degli autori provati succedutisi nel corso della storia della Chiesa e non oggetto di insegnamento da parte del Magistero. Purtroppo non è infrequente che gli oscurissimi passi del libro dell’Apocalisse abbiano dato vita a interpretazioni certamente in teoria possibili ma difficilmente comprovabili da elementi che le rendano anche attendibili, probabili o verosimili. È sempre assai meglio rimanere ancorati e fedeli a quella sana Dottrina e Tradizione cattolica che abbia il crisma della sicurezza e della certezza, piuttosto che incappare in possibili errori. Nella coscienza che Dio ha sempre fatto in modo che la Chiesa, presto o tardi, arrivasse a comprendere e definire tutte le verità in qualche modo rivelate anche se non del tutto e pienamente esplicitate. E che qualora qualcuna di esse ancora non fosse stata oggetto di piena comprensione o definizione dogmatica, ciò significa che o essa non è essenziale alla salvezza delle anime oppure non sono maturi i tempi per la sua esplicitazione. Giudizi, questi, che spettano a Dio solo e sui quali non occorre e non è bene indagare, ricordando che nella Chiesa, nella sua dottrina, nella sua costituzione, nei suoi sacramenti e nella sua vita, c’è tutto ciò che occorre per raggiungere non solo la salvezza delle anime ma anche la santità. Andare a cercare “altro” o “oltre” espone al pericolo. E, come dice la Sacra Pagina, “chi ama il pericolo in esso si perderà” (Sir 3,25).

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.