Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2020-04-25

La preghiera cristiana

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"La preghiera è cristiana solo quando è relazione vivente con il Signore Gesù, sommamente cercato, conosciuto, desiderato e amato"


La memorabile frase sulla preghiera di santa Teresa di Gesù Bambino (“per me la preghiera è uno slancio del cuore, è un semplice sguardo gettato verso il cielo, è un grido di riconoscenza e di amore nella prova come nella gioia”) è la rampa di lancio del primo volo volto a scoprire, anzitutto, cos’è la preghiera e, in particolare, la preghiera cristiana. Sì, perché non preghiamo soltanto noi battezzati (anzi forse spesso preghiamo assai meno quando non peggio di molti nostri fratelli e sorelle non cristiani), ma ogni uomo che abbia fatto una scelta comunque religiosa della propria vita, aderendo e vivendo in una delle molteplici forme di religione esistenti. Ma la preghiera cristiana ha dei tratti caratteristici unici. Se è vero infatti che, in linea di massima, pregare significa elevare l’anima a Dio o domandare a Lui beni convenienti (secondo la famosissima definizione di san Giovanni Damasceno, citata in CCC 2559) e che l’atto stesso di pregare, quando è autentico, è attestazione di vera umiltà - sola disposizione da cui può sgorgare una vera preghiera - tuttavia la preghiera cristiana ha in Cristo da un lato la sua sorgente, dall’altro il suo interlocutore principale, dall’altro il suo compimento ultimo sia in questa che nell’altra vita. La preghiera cristiana è, infatti, anzitutto relazione con Lui che parte dalla sua iniziativa. Il Catechismo, assai significativamente, cita il colloquio di Gesù con la samaritana (2560-2561, cf Gv 4) per far comprendere come la preghiera sia suscitata, provocata da Gesù a partire dai bisogni più profondi dell’uomo e come Egli stesso abbia “sete” di un’anima che, intessendo con Lui quell’intimo e comunionale rapporto a cui la preghiera dà vita, conosca il “dono di Dio” e riconosca e chieda quell’acqua che solo dal cielo viene e disseta ogni più profonda sete dell’uomo. Il grido che Gesù elevò dalla croce prima di morire è eco fedele di questa splendida pagina evangelica: Cristo morente per la salvezza dell’uomo - di tutto l’uomo e di ogni uomo - grida la sete che ha della nostra stessa sete, ci chiama con la forza della sua vita immolata a guardare a Lui e credere che solo in Lui c’è quell’acqua viva che zampilla per la vita eterna che tornerà a saziare le cisterne screpolate delle anime che vanno cercando dovunque dove dissetare la propria sete di senso e si ritrovano riarse, o, a volte, attossicate da acque sporche, putride, inquinate. Dunque, “che lo sappiamo o no, la preghiera è [anzitutto] l’incontro della sete di Dio con la nostra sete” (CCC 2560).
La preghiera è vera quando nasce dal cuore e sgorga sincera da esso come espressione viva e autentica del più profondo di ciò che l’uomo è e che deve ritrovarsi nella sua dimensione più vera nel rapporto con Dio, che rivelerà all’uomo anzitutto chi lui è davvero davanti a Lui oltre che una profonda conoscenza, intima, personale e profonda di Dio e del suo infinito amore. Il cuore dell’uomo è, infatti, il luogo dove Dio e l’uomo possono entrare in alleanza: l’uomo deve decidere, nel proprio cuore e davanti a Dio, se accogliere l’offerta di alleanza (sigillata nel sangue di Cristo) a lui presentata dall’Altissimo: vivere una vita di comunione vitale con l’Altissimo, accogliendo la sua presenza e i suoi doni e vivendo con una volontà perfettamente unita alla Sua, per sperimentare fin da questo mondo la gioia di vivere una vita vera, una vita bella, una vita serena, gioiosa, benedetta, solare, positiva e propositiva, capace di accogliere e dare amore, a Dio e al prossimo. Questi, infatti, sono i frutti veri e sostanziosi di una vita di preghiera  (cristiana) autentica.
In conclusione, dunque, la preghiera cristiana è “relazione vivente” (CCC 2565) dell’uomo con Gesù Cristo e il Dio da Lui rivelato, ossia il Dio uno e Trino: Padre, Figlio e Spirito Santo. Dunque si vive la preghiera cristiana quando si entra e “si sta abitualmente alla presenza del Dio tre volte santo e in comunione con Lui” (ibidem). Cristo, origine della nostra preghiera e suo termine di riferimento primo e immediato, conduce infatti l’uomo a conoscere e vivere la comunione profonda con la Santissima Trinità, anticipando, nell’ombra e nel mistero, quello che è il fine ultimo di ogni essere umano: vivere perennemente nella conoscenza, nella partecipazione e nella felicità infinita del Dio uno e trino. La comunione intima, profonda, reale e personale con le tre Persone divine attraverso la meditazione di Cristo è segno prolettico e già incipiente realtà dell’eterna beatitudine. 

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.