Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2022-09-23

La triste storia della diffusione della pratica della comunione sulla mano

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LA DIFFUSIONE DELLA COMUNIONE SULLA MANO NELLA CHIESA POSTCONCILIARE FU SOSTANZIALMENTE LA LEGALIZZAZIONE DI UN ABUSO





Questo articolo è largamente tratto dallo splendido lavoro del caro confratello don Marcello Stanzione, che, ormai diversi anni fa, lo pubblicò con il titolo: La storia della comunione sulla mano. Cronistoria di un abuso liturgico filo-protestante: ecco come il nuovo modo della Comunione nelle mani si fece largo nella Chiesa. Ad esso sono aggiunti alcuni rilievi tratti dall'opera a mio avviso più importante, più dotta ed erudita sull'argomento, realizzata dal caro amico e confratello don Federico Bortoli, che ne ha fatto oggetto della sua tesi dottorale in diritto canonico: "La distribuzione della comunione sulla mano. Profili storici, giuridici e pastorali" (edizioni Cantagalli). Il testo - che raccomando vivissimamente a chiunque volesse farsi un'idea completa e ineccepibile di tale triste ed articolata problematica - si può acquistare su Amazon al seguente link: "La distribuzione della comunione sulla mano". Questo articolo viene aggiornato e ripubblicato dopo tutti i tristemente noti provvedimenti emessi al riguardo di questo delicato tema in tempo di pandemia i quali, nonostante la fine degli obblighi al riguardo, sembrano ormai essere diventati prassi comune che giunge in moltissimi casi a negare ai fedeli il diritto di ricevere la santa comunione sacramentale sulla lingua e/o in ginocchio, dando luogo a gravi e non di rado insormontabili problemi di coscienza, e privando i cattolici abituati a ricevere la comunione nel modo tradizionale del sacrosanto diritto che hanno di ricevere i sacramenti in quanto battezzati, come peraltro garantito dal canone 213 del Codice di Diritto Canonico. Peraltro, a norma del canone 212 del medesimo Codice, "i fedeli sono liberi di manifestare ai Pastori della Chiesa le proprie necessità, soprattutto spirituali, e i propri desideri. In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l'integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l'utilità comune e la dignità delle persone". Queste affermazioni seguono quella del primo comma del canone 212, che sancisce il dovere di obbedienza dei fedeli ai pastori: "I fedeli, consapevoli della propria responsabilità, sono tenuti ad osservare con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori, in quanto rappresentano Cristo, dichiarano come maestri della fede o dispongono come capi della Chiesa". Su una tale materia, pertanto, fermo restando il dovere dell'obbedienza alle legittime determinazioni delle autorità, sussiste però anche la libertà anzitutto di manifestare ai pastori le proprie imprescindibili necessità spirituali, a cui per la verità è sempre possibile (oltre che pastoralmente doveroso) andare incontro. C'è anche il diritto (che in taluni casi può diventare  addirittura dovere) di manifestare ciò che riguarda il bene della Chiesa. E, come vedremo, su questo argomento appare assai difficile ritenere che sia un bene per la Chiesa che la prassi della comunione sulla mano, che è sostanzialmente il tentativo di regolarizzazione di un abuso, diventi l'unica forma possibile (e addirittura autoritativamente imposta) per accostarsi alla santa Comunione. Questo articolo vuole fornire, oltre che alcune necessarie e doverose informazioni storiche, soprattutto le motivazioni teologiche, spirituali, canoniche e pastorali per argomentare al fine della tutela e della salvaguardia del diritto di ogni fedele debitamente disposto di accostarsi ai sacramenti - e a questo sacramento in particolare - nel modo più consono alla sua fede, devozione e sensibilità. Che devono essere sempre, comunque e da tutti rispettate.

In diverse apparizioni la Madonna ha sollecitato di ricevere l'Eucaristia sulla lingua, in ginocchio e direttamente dalle mani del sacerdote, perché solo i sacerdoti hanno la capacità e la possibilità di toccare l'Ostia con la mano: solo loro, infatti, hanno le mani consacrate come i 12 apostoli, i primi 12 sacerdoti consacrati da Gesù. La Madonna ha parlato di queste cose nelle apparizioni di san Damiano Piacentino, di Schio, di Maracaibo, di Bayside (New York), di Manduria, di Itapiranga e di Anguera. Basta cliccare sui luoghi suddetti per vedere il materiale (articoli o video) che attestano quanto appena affermato e che era impossibile riportare per esteso in un articolo, per non appesantirlo troppo. Queste ovviamente sono le apparizioni di cui sono a conoscenza. Non è affatto escluso che ce ne siano di ulteriori.

Anche due grandi santi del calibro di san Francesco d'Assisi (che qualcuno ha definito "il primo dopo l'Unico") e di san Tommaso d'Aquino (il dottore angelico, uno dei più grandi geni, filosofi e teologi della storia) avevano questo medesimo sentire.

Scrive San Tommaso d'Aquino nella Summa Theologiae (Parte III, Quaestio 82, articolo 3)
“Sembra che la distribuzione di questo sacramento non spetti al solo sacerdote”
Infatti:
1)   Il sangue di Cristo non appartiene a questo sacramento meno del corpo. Ma il sangue di Cristo viene dispensato dai diaconi, tanto che san Lorenzo disse a san Sisto: “Prova se hai scelto un buon ministro, quello a cui affidasti la distribuzione del sangue del Signore”. Quindi anche la distribuzione del corpo del Signore non appartiene ai soli sacerdoti.
2)  I sacerdoti sono costituiti ministri dei sacramenti. Ora, questo sacramento si compie nella consacrazione della materia, non già nell’uso, a cui si riferisce la sua distribuzione. Quindi distribuire il Corpo del Signore non spetta al sacerdote
SED CONTRA: Nei canoni [Decreto di Graziano, 3, 2, 29] si legge: “Siamo venuti a sapere che alcuni presbiteri consegnano a un laico o a una donna il corpo del Signore perché lo portino agli infermi. Il sinodo perciò proibisce che tale abuso continui: il sacerdote comunichi egli stesso gli infermi”.
RISPONDO: La distribuzione del corpo del Signore compete al sacerdote per tre motivi.
Primo, poiché come si è detto egli consacra in persona di Cristo. Ora, come Cristo consacrò da sé il proprio Corpo, così da sé lo distribuì agli altri. Come quindi appartiene al sacerdote consacrare il corpo di Cristo, così appartiene a lui di distribuirlo.
Secondo, poiché il sacerdote è costituito intermediario tra Dio e il popolo. Come quindi spetta a lui offrire a Dio i doni del popolo, così spetta a lui di dare al popolo i doni santi di Dio.
Terzo, poiché per rispetto verso questo sacramento esso non viene toccato da cosa alcuna che non sia consacrata: per cui sono consacrati il corporale, il calice, e anche le mani del sacerdote, per poter toccare questo sacramento. A nessun altro quindi è permesso di toccarlo, all’infuori di un caso di necessità: per esempio se stesse per cadere a terra o altri simili.
RISPOSTE ALLE OBIEZIONI
1)  Al diacono, in quanto prossimo all’ordine sacerdotale, spettano alcuni compiti di tale ufficio, ossia la facoltà di dispensare il sangue; non quella però di dispensare il corpo, se non in caso di necessità, dietro comando del vescovo o del sacerdote. Primo, poiché il sangue di Cristo è contenuto nel calice. Quindi non è in contatto con chi lo distribuisce, come lo è invece il corpo di Cristo. Secondo, poiché il sangue significa la redenzione che deriva al popolo da Cristo, tanto che al sangue viene mescolata dell’acqua per indicare il popolo. Ora, trovandosi i diaconi tra il sacerdote e il popolo, ad essi si addice più la distribuzione del sangue che del corpo.
2) All’identica persona spetta dispensare e consacrare l’Eucaristia per la ragione che abbiamo indicata (nel “rispondo”).

San Francesco d'Assisi è intervenuto sulla questione in diverse circostanze come attestano le Fonti Francescane (il numero è citato per ciascuna affermazione):
E siamo tutti fermamente convinti che nessuno può essere salvato se non per mezzo delle sante parole e del sangue del Signore nostro Gesù Cristo, che i chierici pronunciano, annunciano e amministrano. Ed essi soli debbono amministrarli e non altri (FF 194)
Beato il servo che ha fede nei chierici che vivono rettamente secondo le norme della Chiesa romana. E guai a coloro che li disprezzano. Quand'anche infatti siano peccatori , tuttavia nessuno li deve giudicare, poiché il Signore esplicitamente ha riservato solo a se stesso il diritto di giudicarli. Invero, quanto più grande è il ministero che essi svolgono del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo che proprio essi ricevono ed essi soli amministrano agli altritanto maggiore peccato commettono coloro che peccano contro di essi, che se peccassero contro tutti gli altri uomini di questo mondo (FF 176)
Voleva che si dimostrasse grande rispetto alle mani del sacerdote, perché ad esse è stato conferito il divino potere di consacrare questo sacramento. "Se mi capitasse - diceva spesso - di incontrare insieme un santo che viene dal cielo ed un sacerdote poverello, saluterei prima il prete e correrei a baciargli le mani. Direi infatti: Ohi! Aspetta, san Lorenzo, perché le mani di costui toccano il Verbo di vita e possiedono un potere sovrumano!" (FF 790)
Anche il diavolo, costretto dalla potenza dell'esorcismo e dall'autorità di Dio, ha dovuto confessare (a suo discapito) alcune cose al riguardo. Padre Pellegrino Ernetti - celebre esorcista morto in concetto di santità - riporta nel suo libro “La Catechesi di satana: ciò che piace a lucifero" tali dichiarazioni formulate dallo spirito immondo sotto esorcismo: “la particola sulla mano... così posso calpestare il vostro Dio, quel Dio che io ho ucciso, e posso celebrare le mie messe (le messe nere) con i miei sacerdoti che ho strappato a Lui"…

Come è dunque potuto accadere che la Chiesa permetta che i fedeli ricevano l' Eucaristia direttamente sulla mano e non sulla lingua? E che addirittura, dopo gli sconvolgimenti legati al  dilagare del Coronavirus, sembra addirittura che ci si stia incamminando verso questa come unica forma di distribuzione della santa comunione?

L’origine di una simile prassi

Nel 16° secolo i riformatori protestanti, nel loro nuovo culto, introdussero la Comunione sulla mano per affermare due loro eresie fondamentali:
1) Essi non credevano nella transustanziazione ed affermavano che il pane usato era semplicemente pane comune. In altre parole sostenevano che la reale presenza di Cristo nell’Eucaristia fosse solo una superstizione papista ed il pane fosse semplice pane che chiunque poteva maneggiare.
2) Inoltre affermavano che il ministro della Comunione non era affatto diverso, per natura, dai laici. Questo contro l’insegnamento cattolico, che afferma che il Sacramento dell’Ordine dona al sacerdote un potere spirituale e sacramentale, imprime cioè un segno indelebile nella sua anima e lo rende sostanzialmente diverso dai laici. AI contrario invece il ministro protestante è un uomo comune che guida gli inni, fa sermoni per sostenere le convinzioni dei credenti. Egli non può trasformare il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue di Nostro Signore, non può benedire, non può perdonare i peccati, non può, in una parola, fare niente che non possa fare un qualsiasi semplice laico. Egli, dunque, non è veicolo di Grazia soprannaturale.
Il ristabilimento protestante della Comunione nella mano fu un modo immediato per manifestare il rifiuto di credere nella reale presenza di Cristo nell’Eucaristia e il rifiuto del Sacerdozio Sacramentale: in breve fu il loro modo di rifiutare I‘intero Cattolicesimo. Da quel momento, la Comunione sulla mano acquistò un significato chiaramente anticattolico. Era una pratica palesemente anticattolica, fondata sulla negazione della reale presenza di Cristo nell‘Eucaristia e del Sacerdozio.

Interpretazioni erronee del Concilio Vaticano II

Dopo il Concilio Vaticano II, in Olanda, alcuni preti cattolici di mentalità protestante cominciarono a dare la Comunione sulla mano, scimmiottando la pratica protestante. Purtroppo alcuni Vescovi olandesi, anziché fare il loro dovere e condannare l’abuso, lo tollerarono, e in tal modo permisero che l’abuso si diffondesse incontrollato. La pratica si diffuse dunque in Germania, Belgio, Francia. Ma se alcuni Vescovi parvero indifferenti a questo scandalo, gran parte del laicato di allora rimase oltraggiato. Fu proprio l'indignazione di un gran numero di fedeli che spinse papa Paolo VI a prendere l’iniziativa di sondare l’opinione dei Vescovi del mondo su questa questione, ed essi votarono a stragrandissima maggioranza per mantenere la pratica tradizionale di ricevere la Santa Comunione sulla lingua. È anche doveroso notare che, in quel periodo, l’abuso era limitato a pochi Paesi Europei. Non era ancora iniziato negli Stati Uniti e in America Latina. Papa Paolo VI promulgò allora, il 28 maggio 1969, il documento Memoriale Domini in cui affermava testualmente:
1) I Vescovi del mondo sono quasi unanimemente contrari alla Comunione sulla mano.
2) Deve essere osservato il modo consueto di distribuire la Comunione, ossia il sacerdote deve porre l’Ostia sulla lingua dei comunicandi.
3) La Comunione sulla lingua non toglie dignità in alcun modo a chi si comunica.
4) Ogni innovazione può portare all’irriverenza ed alla profanazione dell‘Eucaristia, così come può progressivamente intaccare la corretta dottrina.
Il documento affermava inoltre: il Supremo Pontefice giudica che il modo tradizionale ed antico di amministrare Ia Comunione ai fedeli non deve essere cambiato. La Sede Apostolica invita perciò fortemente i Vescovi, i preti ed il popolo ad osservare con zelo questa legge.
Ma questa era l’epoca del compromesso e il documento conteneva in sé il germe della sua stessa distruzione affermando che, dove l’abuso si fosse già fortemente consolidato, poteva essere legalizzato dalle Conferenze Episcopali Nazionali con la maggioranza dei due terzi, in un ballottaggio segreto (a patto che la Santa Sede confermasse la decisione). Quest'eccezione (che, come nota don Bortoli nella sua opera, mai avrebbe dovuta essere concessa, perché di fatto significa dire: "siccome non riesco ad affermare questa indisciplina, allora meglio regolarla")  andò alla fine a vantaggio dei sostenitori della Comunione sulla mano. Si deve sottolineare che l’Istruzione diceva “dove l’abuso si é già consolidato”, per cui i Paesi ove tale pratica non si era sviluppata restavano esclusi dalla concessione. Ma il clero di mentalità protestante in altri Paesi (compresa l'Italia) concluse che, se questa ribellione veniva legalizzata in Olanda, allora poteva essere legalizzata ovunque. Ignorando il Memoriale Domini e sfidando la legge liturgica della Chiesa, pensavano che questa ribellione non solo sarebbe stata tollerata, ma alla fine legalizzata.
E questo, purtroppo, fu esattamente ciò che accadde, ed ecco perché abbiamo oggi la pratica della Comunione sulla mano così largamente diffusa nella Chiesa.
La Comunione sulla mano, quindi, non solo fu avviata nella disobbedienza ma fu perpetuata con l’inganno.
Negli anni '70 una diffusa propaganda fu usata per proporre la Comunione sulla mano ad un popolo ingenuo, con una campagna di mezze verità che:
1) Davano al cattolici la falsa impressione che il Concilio Vaticano II avesse approvato una disposizione per tale abuso, mentre di fatto non vi si accenna in alcun documento del Concilio (da qui l'accusa: "se sei contro la comunione sulla mano, sei contro il Concilio!). 
2) Si taceva il fatto che la pratica fu avviata da un clero di mentalità filoprotestante (se non addirittura in qualche caso filomassone), in spregio alla legge liturgica stabilita, facendola apparire come una richiesta da parte del laicato o come un importante strumento per la sua promozione e valorizzazione (da qui l'argomento: "eh, ma mica sono un bambino che mi si deve imboccare!")
3) Si taceva il fatto che i Vescovi di tutto il mondo, quando fu sondata la loro opinione, votarono unanimemente contro Ia Comunione nella mano (da cui la falsa accusa: "se sei contro la comunione sulla mano, sei contro la Chiesa!").
4) Non si faceva alcun riferimento al fatto che il permesso era solo una tolleranza dell'abuso, laddove si fosse già instaurato e consolidato nel 1969. Non vi era affatto un “via libera” perché si diffondesse ad altri Paesi come l’Italia e gli Stati Uniti (da qui la falsa affermazione che la Chiesa vuole o incoraggia tale pratica).

Don Federico Bortoli, nelle conclusioni del suo magistrale e già citato studio, offre queste splendide considerazioni che fanno comprendere tutto il processo nell'insieme e come sia stato possibile giungere alla situazione attuale:
"[E' certamente vero che] per i primi cristiani era abituale ricevere la Comunione sotto le due specie, ricevendo il pane consacrato sulla mano e bevendo al calice. In particolare la Comunione sulla mano si rendeva necessaria per il fatto che, durante le persecuzioni, i fedeli potevano portare nelle proprie abitazioni l’Eucaristia. Terminato questo periodo, però, già dai primi secoli, si hanno delle testimonianze della Comunione ricevuta direttamente in bocca. Questo cambiamento fu determinato dalla necessità di tutelare adeguatamente il Corpo di Cristo da ogni possibile irriverenza o profanazione (più o meno volontaria) e di evitare la dispersione dei frammenti eucaristici [...]. Da allora la Comunione sulla lingua si è andata via via sempre più diffondendo e, alla fine del secolo IX, era oramai diventata una prassi universale [...] Il passaggio successivo fu quello di distribuire la Comunione ai fedeli non in piedi ma in ginocchio, come segno di maggior rispetto e riverenza, come gesto esterno per manifestare umiltà dinnanzi alla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia [...] La Comunione ricevuta direttamente in bocca e in ginocchio si può dunque considerare come il punto di arrivo di un percorso durato secoli, come l’apice di un cammino fatto da tutto il popolo di Dio [...] Ora, se tutto questo è stato un progresso, una crescita, come dovremmo giudicare il processo inverso, che in modo nemmeno troppo graduale ci ha riportato nella condizione primitiva? Pio XII, nella Mediator Dei, aveva messo in guardia dall’errore dell’archeologismo, ossia il voler ripristinare un’antica prassi e giudicarla positivamente solo a motivo della sua antichità, a prescindere dalla valutazione oggettiva della cosa in sé [...] Si è idealizzata, dunque, la Chiesa dei primi secoli valutando la Tradizione come qualcosa che avrebbe [addirittura!] snaturato la vera identità della Chiesa. Che ora si sia tornati alla condizione primitiva è, al di là dell'opinione che ciascuno può avere sull'argomento, un dato storico incontestabile". Ma si è davvero fatta la cosa giusta?... 
Don Federico prosegue evidenziando che il Concilio Vaticano II non ha fatto alcuna menzione della comunione sulla mano (sì invece di quella sotto le due specie), che tale prassi si diffuse comunque dopo il Concilio in Nord Europa senza alcun permesso, che la Santa Sede si oppose e che la stragrande maggioranza dei vescovi, consultata, espresse parere negativo. Don Bortoli nota anche che la Memoriale Domini di Paolo VI è il primo testo del Magistero universale ad affermare che la Comunione sulla lingua è la norma universale sulla distribuzione dell'eucaristia, fermo restando che concesse di regolarizzare eventuali abusi dove si fossero consolidati, senza autorizzare richieste laddove tale pratica non si fosse già introdotta. Quello che purtroppo accade è ben altro. "Dalle risposte delle conferenze episcopali all’inchiesta del 1976, oltre che dalla testimonianza di Mons. Laise, abbiamo visto chiaramente che la pratica della Comunione sulla mano è stata promossa e incentivata dalle Conferenze stesse e presentata come il modo migliore per ricevere l’Eucaristia, facendo passare l’idea che questa era la volontà della Santa Sede e del Santo Padre. In realtà, come ha evidenziato lo stesso Laise, lo scopo, la finalità dell’indulto non era quello di promuovere l’uso della Comunione sulla mano, ma quello di aiutare le conferenze episcopali dove la pratica si era già estesa ed era difficile da rimuovere". Paolo VI e Giovanni Paolo II cercarono di porre qualche argine al dilagare di tale prassi ma non ebbero successo Sotto Giovanni Paolo II, per esempio, importanti delucidazioni vennero fatte nell'istruzione Redemptionis sacramentum (90-92), per esempio si legge quanto segue:  «I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi»,e confermato da parte della Sede Apostolica. «Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme».  Nella distribuzione della santa Comunione è da ricordare che«i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli». Pertanto, ogni cattolico battezzato, che non sia impedito dal diritto, deve essere ammesso alla sacra comunione. Non è lecito, quindi, negare a un fedele la santa Comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l’Eucaristia in ginocchio oppure in piedi. Benché ogni fedele abbia sempre il diritto di ricevere, a sua scelta, la santa Comunione in bocca, se un comunicando, nelle regioni in cui la Conferenza dei Vescovi, con la conferma da parte della Sede Apostolica, lo abbia permesso, vuole ricevere il Sacramento sulla mano, gli sia distribuita la sacra ostia. Si badi, tuttavia, con particolare attenzione che il comunicando assuma subito l’ostia davanti al ministro, di modo che nessuno si allontani portando in mano le specie eucaristiche. Se c’è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli".
Da tutto ciò ne segue che: ci si può comunicare liberamente in ginocchio, anzi questa è la forma migliore (da che chi rimane in piedi deve fare un gesto di riverenza); non è mai lecito negare un sacramento per il modo con cui un fedele vuole riceverlo (ma solo se essi fossero scomunicati, o pubblici peccatori); mentre la comunione sulla lingua è un diritto, la comunione sulla mano è una concessione che può essere rifiutata dal sacerdote celebrante qualora ci sia pericolo di profanazione. 
Anche Benedetto XVI ha cercato di fare (per la verità molto) per cercare di iniziare a fermare il diffondersi sempre più capillare di questa pratica, cominciando a distribuire personalmente - nelle sue celebrazioni -  la comunione solo in ginocchio e sulla lingua. L'opera di tali Pontefici, tuttavia, non ha trovato né adeguato supporto dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (come nota giustamente don Federico), né nell'opinione e nella prassi della stragrande maggioranza dell'episcopato ormai ampiamente favorevole a tale prassi, come dimostra la richiesta dell'indulto per distribuire la comunione da parte delle Conferenze episcopali di ogni parte del mondo. E nemmeno nella sensibilità della maggioranza dei fedeli, ormai ampiamente adeguatisi alla nuova prassi, dopo anni e anni di martellamento continuo in tal senso.
Scrive ancora don Bortoli al termine della sua opera: "Riteniamo che con questa pratica non sia stata rafforzata la fede nella presenza reale, ma al contrario sia diminuita e abbia portato di fatto a considerare l’Eucaristia come un semplice simbolo. Riteniamo pertanto che la Comunione sulla lingua e in ginocchio costituisca ciò che è giusto nella distribuzione dell’Eucaristia. Condividiamo la proposta di Mons. Schneider che auspica l’emanazione di un documento normativo che ridimensioni e sconsigli la Comunione sulla mano (fino a che col passare del tempo finisca per cadere in disuso) e raccomandi il ripristino generalizzato della Comunione in bocca e in ginocchio".
Condivido pienamente le tesi e l'opinione di questo caro confratello nel sacerdozio e del vescovo da lui citato. Nel momento in cui pubblico la revisione di questo articolo, la situazione (almeno in Italia) è caratterizzata dalla teorica possibilità nuovamente concessa dalla C.E.I. di tornare a ricevere la comunione sulla lingua, essendo la distribuzione della comunione in mano soltanto "raccomandata". Ho scritto non senza motivo "teorica", perché la prassi largamente diffusa ed ampiamente documentata (anche online) vede l'insorgere di un ulteriore e nuovo abuso "di fatto" costituito dall'arbitrario diniego di distribuire la comunione sacramentale sulla lingua, anche a quei fedeli che lo desiderano e la cui coscienza  impedisce loro, in modo categorico e invincibile, di accostarsi alla santa comunione toccando la Sacra Particola con la mano. Cosa fare in questa situazione? Mi permetto di suggerire alcuni punti fermi.
1. Non è mai e per nessun motivo lecito andare contro i dettami imprescindibili della propria coscienza, che è un sacrario in cui la voce di Dio stesso risuona nel cuore del fedele e ad essa, come insegna il Magistero costante della Chiesa, bisogna sempre obbedire. Non si può dunque accettare di essere forzati ad andare contro la propria coscienza, né tantomeno farlo considerando ciò come obbedienza ad un ordine (in questo caso, come già detto, anche illegittimo) dell'autorità. Nè si può né si deve in nessun modo accettare di essere tacciati, in questi casi, di essere "disobbedienti alla Chiesa", perché non solo non si è affatto disobbedienti ad essa, ma si è obbedienti al 100% in quanto si obbedisce a Dio che della Chiesa è l'autore e il fondatore.
2. Non è nemmeno lecito tacitare la propria coscienza con espedienti o vani ragionamenti che cercano di trovare vie del tutto improbabili per rendere accettabile ciò che la propria coscienza non ritiene tale. Gli esempi di questi escamotage sono numerosi e talora astrusi e stravaganti. Tali comportamenti non scuserebbero affatto, davanti a Dio, dalla pecca di aver agito contro il dettame della propria coscienza.
3. E' sempre lecito, anzi forse doveroso, chiedere al sacerdote (anzitutto al proprio Parroco) di rispettare la propria coscienza e sensibilità e quindi di non privare dell'immensa grazia sacramentale della Santa Comunione chi desidera accostarsi ad essa nel modo tradizionale. Si possono accettare certamente e con umiltà eventuali "condizioni" (oggi molto diffuse, come - per esempio - quello per esempio di accostarsi alla comunione per ultimi), non però arbitrari dinieghi.
4. Nel caso in cui venisse negata la Comunione Sacramentale per il modo di accostarvisi, al fedele è sempre consentito (ed è pratica molto fruttuosa) ricorrere, sul momento, alla comunione spirituale. E' ovvio che è anche sacrosanto diritto del fedele - qualora incontrasse invincibili resistenze nella Parrocchia abitualmente frequentata o da parte di qualche sacerdote abusivamente zelante - cercare altrove la più che legittima soddisfazione del suo diritto di accostarsi alla santa Comunione nel modo tradizionale. Che è anche certamente e senza alcun dubbio - almeno per quanto mi riguarda - il più santo e il più gradito a Dio.

"Non c’è pericolo di esagerare nella cura di questo Mistero, perché in questo Sacramento si riassume tutto il mistero della nostra salvezza” 
(San Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucaristia, 61)

"Dovunque vado nel mondo intero, 
la cosa che mi rende più triste 
è guardare la gente ricevere la 
Comunione sulla mano." 
(Santa Teresa di CalcuttaSt. Agnes Church, New York, 1989) 


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