Apprendiamo dalla Sacra Scrittura che «Dio è amore». Penetrando il vero senso di questa espressione, ci si rende conto che proprio il Mistero trinitario è il presupposto indispensabile alla comprensione di questo attributo divino che rivela la stessa essenza di Dio.
Cominciamo con questo articolo ad avvicinarci al “sole” del mistero trinitario nella speranza (unita alla preghiera) di non rimanerne abbagliati, ma piuttosto infuocati di santo amore che sappia, sia pur in minima parte, contraccambiare il moltissimo che abbiamo ricevuto dall’eterna e santissima Trinità.
Per cominciare ad addentrarsi in quest’oceano di misteri, bisogna partire dall’unica “definizione” che la Sacra Scrittura dà di Dio onnipotente: “Dio è amore”, scrive per ben due volte l’apostolo prediletto san Giovanni nella sua prima lettera (1Gv 4,8.16), volendo con ciò significare che l’essenza di Dio (che è eterna, in quanto coincidente con l’essere) è “dare totalmente se stesso a un altro” (questo è il significato vero della parola amore). Ora, proviamo a riflettere: supponiamo che Dio fosse soltanto uno, ossia un solo Essere Supremo, Perfetto e Onnipotente, come per esempio lo professano gli ebrei e i musulmani. Potrebbe avere molti attributi coincidenti con la sua essenza, ma non quello dell’amore che richiede un “tu” su cui riversarsi. Né basterebbe, per ovviare questa obiezione, dire che Dio ama le sue creature. Tutte le creature, infatti, hanno avuto un inizio, una “data di nascita” (universo compreso), ma Dio non ce l’ha e, pertanto, dal momento che i suoi attributi coincidono con la sua essenza, non si potrebbe dire, in questo caso che Dio è amore, ma solo che ha amore per le creature che la liberamente creato. Potrebbe quindi anche avere tutti gli attributi di un Dio, ma non l’amore, perché l’amore che è dichiarato da san Giovanni attributo coincidente con l’essenza di un essere “eterno” presuppone che, da quando Dio è Dio (cioè da sempre) il vortice di amore che egli vive nel suo intimo e non può non “esprimere” debba necessariamente riversarsi su qualcuno capace di riceverlo. Questo “Qualcuno” non è altro che il Figlio ed è proprio per questo, come vedremo, che lo si adora come vero Dio eternamente generato prima di ogni creatura ed eternamente in atto di accogliere e ricambiare quell’amore che circola tra Lui e il Padre e che fa scaturire la Terza persona di questa magnifica triade che è l’amore stesso personificato. Solo con queste brevi considerazioni, dovrebbe già intravedersi la fondamentale importanza del dogma trinitario. C’è un abisso tra l’idea di Dio del Cristianesimo e quella delle altre religioni, proprio a causa di questa sconcertante e ineffabile rivelazione della Trinità.
Approfondiremo il dogma trinitario alla luce di uno splendido e fondamentale testo magisteriale: il “simbolo “Quicumque” di sant’Atanasio (295-373), uno dei principali artefici del Concilio di Nicea, scritto proprio per confutare le prime numerose eresie trinitarie. Questo il testo:
"Chiunque voglia salvarsi, deve anzitutto possedere la fede cattolica: Colui che non la conserva integra ed inviolata, perirà senza dubbio in eterno. La fede cattolica è questa: che veneriamo un unico Dio nella Trinità e la Trinità nell’unità. Senza confondere le persone, e senza separare la sostanza. Una è infatti la persona del Padre, altra quella del Figlio, ed altra quella dello Spirito Santo. Ma Padre, Figlio e Spirito Santo sono una sola divinità, con uguale gloria e coeterna Maestà. Quale è il Padre, tale è il Figlio, tale lo Spirito Santo. Increato il Padre, increato il Figlio, increato lo Spirito Santo. Immenso il Padre, immenso il Figlio, immenso lo Spirito Santo. Eterno il Padre, eterno il Figlio, eterno lo Spirito Santo. E tuttavia non vi sono tre eterni, ma un solo eterno. Come pure non vi sono tre increati, né tre immensi, ma un solo increato e un solo immenso. Similmente è onnipotente il Padre, onnipotente il Figlio, onnipotente lo Spirito Santo. E tuttavia non vi sono tre onnipotenti, ma un solo onnipotente. Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito Santo è Dio. E tuttavia non vi sono tre dei, ma un solo Dio. Signore è il Padre, Signore è il Figlio, Signore è lo Spirito Santo. E tuttavia non vi sono tre Signori, ma un solo Signore. Poiché come la verità cristiana ci obbliga a confessare che ciascuna persona è singolarmente Dio e Signore: così la religione cattolica ci proibisce di parlare di tre Dei o Signori. Il Padre non è stato fatto da alcuno: né creato, né generato. Il Figlio è dal solo Padre: non fatto, né creato, ma generato. Lo Spirito Santo è dal Padre e dal Figlio non fatto, né creato, né generato, ma da essi procedente. Vi è dunque un solo Padre, non tre Padri: un solo Figlio, non tre Figli: un solo Spirito Santo, non tre Spiriti Santi. E in questa Trinità non v'è nulla che sia prima o dopo, nulla di maggiore o minore: ma tutte e tre le persone sono l'una all'altra coeterne e coeguali. Cosicché in tutto, come già detto prima, va venerata l'unità nella Trinità e la Trinità nell'unità. Chi dunque vuole salvarsi, pensi in tal modo della Trinità.
Ma per l'eterna salvezza è necessario, credere fedelmente anche all'Incarnazione del Signore nostro Gesù Cristo. La retta fede vuole, infatti, che crediamo e confessiamo, che il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, è Dio e uomo. È Dio, perché generato dalla sostanza del Padre fin dall'eternità: è uomo, perché nato nel tempo dalla sostanza della madre. Perfetto Dio, perfetto uomo: sussistente dall'anima razionale e dalla carne umana. Uguale al Padre secondo la divinità: inferiore al Padre secondo l'umanità. E tuttavia, benché sia Dio e uomo, non è duplice ma è un solo Cristo. Uno solo, non per conversione della divinità in carne, ma per assunzione dell'umanità in Dio. Totalmente uno, non per confusione di sostanze, ma per l'unità della persona. Come infatti anima razionale e carne sono un solo uomo, così Dio e uomo sono un solo Cristo. Che patì per la nostra salvezza: discese agli inferi: il terzo giorno è risuscitato dai morti. É salito al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: e di nuovo verrà a giudicare i vivi e i morti.Alla sua venuta tutti gli uomini dovranno risorgere con i loro corpi: e dovranno rendere conto delle proprie azioni. Coloro che avranno fatto il bene andranno alla vita eterna: coloro, invece, che avranno fatto il male, nel fuoco eterno. Questa è la fede cattolica, e non potrà essere salvo se non colui che l'abbraccerà fedelmente e fermamente". Amen.
