Un altro documento di fede che introduce alla comprensione – per quanto possibile ad intelletto umano – della realtà del Dio Unitrino è il Simbolo toledano, che chiarisce in modo preciso: la consustanzialità e la distinzione, le mutue relazioni e l’inseparabilità nell’essere e nell’operare delle Tre Persone divine.
Vorrei concludere la tematica dedicata alla Santissima Trinità riportando il chiarissimo e assai esteso simbolo di fede dell’XI Sinodo di Toledo (iniziato il 7 Novembre del 675) che, per la sua chiarezza, dettagliatezza ed esaustività, alla luce di quanto abbiamo già chiarito nei precedenti articoli, può quasi essere letto e gustato senza relativo commento, che limiteremo, dopo la presentazione del testo, allo stretto indispensabile. Il simbolo è attribuito al vescovo metropolita Quirico e ai suoi collaboratori, ed è profondamente ispirato alla teologia di sant’Agostino, vescovo e dottore della Chiesa latina (354-430), di san Fulgenzio di Ruspe (+ 532) e di sant’Isidoro di Siviglia (+636). Lo schema trinitario in cui si snoda il ricco contenuto è il seguente: una prima affermazione di fede nella Trinità, ossia nelle Tre Persone divine consustanziali, considerate dal punto di vista dell’unità della Trinità; segue un’esplicita confessione di fede nelle Tre Persone distinte: il Padre, innascibile e origine delle altre Persone; il Figlio, generato dal Padre dall’eternità, consustanziale, non come una parte del Padre, ma Figlio per natura (non per adozione) e da sempre (non per volontà né per necessità); lo Spirito Santo, consustanziale, non ingenerato come il Padre né generato come il Figlio ma procedente da Padre e Figlio, come carità mutua di Padre e Figlio, senza inferiorità alcuna; infine alcune precisazioni sul Dio Trinità: distinzione reale delle Tre Persone basata solo sulle relazioni di origine, inseparabilità delle Tre Persone nell’essere e nell’operare, proprietà personali di ciascuna delle Persone divine. Ecco il testo completo, che inizia in questa sede e proseguirà nel prossimo numero.
(1) Professiamo e crediamo che la santa ed ineffabile Trinità, il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, secondo la sua natura è un solo Dio di una sola sostanza, di una sola natura, anche di una sola maestà e forza.
(2) E professiamo che il Padre non (è) generato, non creato, ma ingenerato. Egli infatti non prende origine da nessuno, egli dal quale ebbe sia il Figlio la nascita come lo Spirito Santo il procedere. Egli è dunque la fonte e l'origine dell'intera divinità.
(3) Egli è anche il Padre della sua essenza, il quale generò dalla sua ineffabile sostanza il Figlio [Egli stesso il Padre, cioè la sua ineffabile sostanza, generò ineffabilmente il Figlio della sua sostanza] e tuttavia non generò altro che ciò che egli stesso è: Dio Dio, luce luce; da Lui è perciò «ogni paternità in cielo e sulla terra» [Ef 3,15].
(4) Professiamo anche che il Figlio, nato dalla sostanza del Padre senza inizio prima dei secoli, non fu tuttavia creato: poiché né il Padre esistette mai senza il Figlio, né il Figlio senza il Padre.
(5) E però non come il Figlio dal Padre, così il Padre dal Figlio, poiché non il Padre dal Figlio, ma il Figlio ricevette dal Padre la generazione. Il Figlio è dunque Dio dal Padre, il Padre invece Dio, ma non dal Figlio; (egli è) infatti Padre del Figlio, non Dio dal Figlio: questi invece è Figlio del Padre e Dio dal Padre. Tuttavia il Figlio è eguale in tutto a Dio Padre; giacché né la sua nascita prese inizio in un determinato momento, né cessò.
(6) Questi crediamo essere anche di una sola sostanza con il Padre; perciò viene detto anche “homoousios” al Padre, cioè della stessa sostanza con il Padre; “homos” significa infatti «uno», “housìa” «sostanza», ciò che congiunto significa «una sola sostanza». Il Figlio infatti, dobbiamo credere, non fu generato né dal nulla né da un'altra qualsiasi sostanza, ma dal grembo del Padre, cioè dalla sua sostanza.
(7) Eterno (è) dunque il Padre, eterno anche il Figlio. Se sempre però fu Padre, ebbe sempre il Figlio a cui era Padre: e perciò professiamo il Figlio nato dal Padre senza inizio.
(8) Infatti non chiamiamo il medesimo Figlio di Dio per il motivo che fu generato dal Padre come «parte di una natura disezionata», bensì affermiamo che il Padre perfetto ha generato senza diminuzione e senza “disezionamento” un Figlio perfetto, poiché solo alla divinità spetta di non avere un Figlio diseguale.
(9) Questo Figlio è anche Figlio per natura, non per adozione, egli, che Dio Padre, dobbiamo credere, generò non per volontà, né per necessità; giacché in Dio né c'è una qualche necessità, né la volontà previene la sapienza.
(10) Crediamo anche che lo Spirito Santo, che è la terza persona nella Trinità e uno e medesimo Dio con Dio Padre e Dio Figlio, di una sola sostanza, anche di una sola natura: tuttavia non è generato, né creato, ma procede da ambedue ed è Spirito di ambedue.
(11) Questo Spirito Santo non è neppure, crediamo, né non generato, né generato, affinché non appaia che se lo diciamo “non generato”, parliamo di due Padri, e se lo diciamo “generato”, annunciamo due Figli; tuttavia egli viene chiamato non solo Spirito del Padre, né solo del Figlio, ma insieme del Padre e del Figlio.
(12) Non procede infatti dal Padre nel Figlio, né procede dal Figlio per santificare la creazione, ma si mostra che egli è proceduto da ambedue; giacché viene riconosciuto come carità e santità di ambedue.
(13) Questo Spirito Santo dunque, crediamo, fu mandato da ambedue, come il Figlio [dal Padre]; ma non viene ritenuto inferiore al Padre e al Figlio, così come il Figlio testimonia di essere inferiore al Padre e allo Spirito Santo a motivo della carne assunta.
Continuiamo l’esposizione della professione dell’undicesimo sinodo di Toledo (DS 525-532), la cui splendida e chiara dottrina commenteremo (brevemente) nel prossimo numeroso.
(14) Questa è la presentazione della santa Trinità: essa non deve esse detta e creduta triplice, ma Trinità. Non può essere giusto dire che nell’unico Dio è la Trinità, ma che l'unico Dio è la Trinità. (15) Per il nome delle persone però, che esprime una relazione, il Padre è in riferimento al Figlio, il Figlio al Padre e lo Spirito Santo ad ambedue: sebbene in vista della loro relazione vengano chiamate tre persone, tuttavia esse sono, crediamo, una sola natura o sostanza. (16) E come tre persone non predichiamo tre sostanze, bensì una sostanza, ma tre persone. (17) Ciò che infatti è il «Padre», non lo è in relazione a se stesso, ma al Figlio; e ciò che è il «Figlio», non lo è in relazione a sé, ma al Padre; similmente anche lo Spirito Santo non è in relazione a sé, ma al Padre e al Figlio, essendo chiamato Spirito del Padre e del Figlio. (18) Parimenti quando diciamo «Dio», ciò vien detto non in relazione a qualcosa, come il Padre al Figlio o il Figlio al Padre o lo Spirito Santo al Padre e al Figlio, ma «Dio» vien detto in modo particolare in relazione a se stesso.
(19) Infatti se veniamo interrogati sulle singole persone, dobbiamo professarle come Dio. Perciò il Padre viene detto singolarmente Dio, il Figlio Dio, lo Spirito Santo Dio: e tuttavia non ci sono tre dèi, ma un solo Dio. (20) Parimenti viene singolarmente detto onnipotente il Padre, onnipotente il Figlio, onnipotente lo Spirito Santo: e tuttavia non ci sono tre onnipotenti, ma un solo onnipotente, come si parla di una sola luce e di un solo principio.(21) Dunque secondo la nostra professione di fede sia ogni persona è singolarmente perfetto Dio, sia tutte e tre le persone un solo Dio: esse hanno indivisa e eguale divinità, maestà o potestà, che non è né diminuita nelle singole, né aumentata nelle tre (insieme); poiché non ha di meno quando ogni persona viene chiamata singolarmente Dio, e non di più quando tutte e tre le persone vengono annunciate come un solo Dio.
(22) Questa santa Trinità, che e l'unico e vero Dio, non si sottrae dunque al numero, né è soggetta al numero. Nella relazione delle persone infatti si riconosce il numero; nella sostanza della divinità non si comprende che cosa venga enumerato. Perciò solo nel fatto di essere in riferimento l'una all’altra, mostrano un numero; e nel fatto di essere in relazione a se stesse, fanno a meno del numero. (23) Infatti a questa santa Trinità conviene un solo nome così naturale, che esso per tre persone non possa essere usato al plurale. Perciò crediamo anche quel detto nelle sacre Scritture: «Grande è il nostro Dio e grande la sua potenza, e per la sua sapienza non c'è numero» [Sal 147,5].
(24) Non potremo dire però che avendo detto che queste tre persone sono un solo Dio, il Padre sia il medesimo che il Figlio o il Figlio il medesimo che il Padre o che chi è lo Spirito Santo sia il Padre o il Figlio. (25) Poiché il Padre non è il medesimo che il Figlio, né il Figlio il medesimo che il Padre, né lo Spirito Santo il medesimo che il Padre o il Figlio; tuttavia il Padre è la realtà medesima del Figlio, il Figlio la medesima realtà del Padre, il Padre e il Figlio la medesima realtà dello Spirito Santo, cioè di natura un unico Dio. (26) Infatti dicendo che il Padre non è il medesimo del Figlio, ciò si riferisce alla distinzione delle persone. Dicendo invece che il Padre è la medesima realtà del Figlio, il Figlio la medesima realtà del Padre e lo Spirito Santo la medesima realtà del Padre e del Figlio, ciò si riferisce evidentemente alla natura, in virtù della quale è Dio o alla sostanza, giacché quanto alla sostanza sono una sola realtà: distinguiamo infatti le persone, non separiamo la divinità.
(27) Riconosciamo dunque la Trinità nella distinzione delle persone, professiamo l'unità a motivo della natura o della sostanza. Queste tre dunque sono una sola realtà, cioè quanto alla natura, non quanto alle persone. (28) Tuttavia queste tre persone non si devono stimare come separabili, giacché, crediamo, nessuna e mai esistita o ha operato qualcosa prima delle altre, nessuna dopo le altre, nessuna senza le altre. (29) Infatti sono trovate inseparabili sia in ciò che sono che in ciò che fanno: giacché tra il Padre che genera, e il Figlio che fu generato, e lo Spirito Santo che procede (da loro), non c'e stato, crediamo, nessun intervallo di tempo, per cui il genitore ha preceduto il generato oppure il generato mancava al genitore oppure lo Spirito Santo procedente dal Padre e dal Figlio apparve più tardi. (30) Perciò questa Trinità viene da noi detta e creduta inseparabile e inconfusa. Si parla dunque di queste tre persone, secondo la dottrina degli antenati, affinché esse vengano riconosciute, non affinché vengano separate. (31) Infatti se facciamo attenzione a ciò che la Scrittura santa dice della Sapienza: «è lo splendore della luce eterna» [Sap 7,26], come costatiamo che lo splendore è inseparabilmente inerente alla luce, cosi professiamo che il Figlio non può essere separato dal Padre. (32) Come dunque non confondiamo queste tre persone di una sola e inseparabile natura, cosi diciamo che non sono affatto separabili.
(33) In verità la Trinità stessa si è degnata di mostrarci ciò in maniera tanto chiara, che anche in questi nomi, con i quali secondo il suo volere le persone vengono riconosciute singolarmente, non permette che l'una venga compresa senza l'altra: infatti né il Padre viene riconosciuto senza il Figlio, né si trova il Figlio senza il Padre. (34) Invero la relazione stessa (espressa) dal nome delle persone vieta di separare le persone: infatti anche se non le nomina contemporaneamente, contemporaneamente vi allude. Nessuno poi può udire uno di questi nomi, senza essere costretto a comprendere insieme anche l'altro. (35) Sebbene dunque queste tre siano una realtà sola, e la sola realtà tre, tuttavia rimane ad ogni singola persona la sua peculiarità. Il Padre infatti ha l'eternità senza nascita, il Figlio l'eternità con la nascita, lo Spirito Santo poi il procedere senza nascita con l’eternità.
