Alla fine del mondo, dopo il giudizio universale, si avrà la piena manifestazione della Gerusalemme celeste, ossia di quel luogo e condizione in cui ci sarà totale fusione con quel Dio che ci ha fatti per sé; la nostra felicità sarà intramontabile e completa e non vi saranno più lacrime, né affanni, né morte, perché il male sarà stato definitivamente allontanato.
Dopo la risurrezione della carne e il giudizio universale, si aprirà l’eterno, definitivo e beatificante capitolo della “vita del mondo che verrà”, come la santa Madre Chiesa ci ricorda di credere fermamente con le parole conclusive del simbolo di Nicea - Costantinopoli, che è il testo ufficiale della professione di fede della Chiesa latina utilizzato nelle liturgie domenicali e festive. Non possiamo e non dobbiamo, evidentemente, azzardare alcuna rappresentazione o descrizione fantasiosa di tale definitivo paradiso celeste. Ma, sulla base di alcuni dati oggettivi rivelati e di ciò che sappiamo dal Magistero della Chiesa, possiamo tracciarne alcune caratteristiche oggettive, la cui inimmaginabile bellezza sarà chiara solo nel giorno beato - che certamente sorgerà - in cui diverranno realtà.
Nella Sacra Scrittura troviamo anzitutto la tematica della creazione di “cieli nuovi e terra nuova”. Già nel libro del profeta Isaia si trovano le seguenti consolanti promesse: “Ecco infatti io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente” (Is 66,17). “Sì, come i nuovi cieli e la nuova terra, che io farò, dureranno per sempre davanti a me - oracolo del Signore - così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome” (Is 66,22). Ad esse fa eco quanto afferma l’apostolo san Pietro: “E poi, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2Pt 3,13). Tale tematica è ripresa soprattutto negli ultimi due capitoli del libro dell’Apocalisse, che assai significativamente sono introdotti dalle seguenti parole: “Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più”. Alla luce di tutte queste espressioni, è inequivocabile dedurre che Dio davvero procederà ad una nuova creazione. Ci sarà un vero “paradiso celeste” che è il compimento ultimo dell’antico paradiso terrestre che assai precocemente andò rovinato e perduto a causa della prevaricazione dell’uomo. In esso abiteranno i beati con i loro corpi risuscitati, godendo anzitutto della visione beatifica, della perfetta carità reciproca, di ogni bene o felicità che ci possa pensare e rappresentare, senza alcun tipo di dolore, sofferenza o fastidio per minimo che possa immaginarsi e senza nessuna delle miserie, limitazioni e imperfezioni che caratterizzano lo stato delle nostre persone in questa prima fase dell’esistenza che è la condizione di “viatori” ossia pellegrini in questa valle di lacrime, in condizione decaduta ed in stato di santa lotta per raggiungere la meta della salvezza.
Il libro dell’Apocalisse prosegue con queste splendide promesse: “Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: ‘Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il ‘Dio-con-loro’. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate’. E Colui che sedeva sul trono disse: ‘Ecco, io faccio nuove tutte le cose’; e soggiunse: “Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci. Ecco sono compiute! Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio. Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte” (Ap 2,2-8).
La nuova Gerusalemme, ossia la città santa per antonomasia, perché luogo dove abita la Chiesa di Dio, che solo in quel giorno sarà manifestata in tutto il suo splendore e in tutta la sua pienezza, scende dal cielo come una sposa pronta per il suo sposo. È la dimora di Dio con gli uomini, ossia il luogo e la condizione in cui ci sarà totale fusione con quel Dio che ci ha fatti per sé e che è termine e meta di ogni aspirazione di felicità. Il popolo della Gerusalemme celeste è veramente e totalmente suo, in via perfetta, piena e definitiva. Morte, lutto, lamento e affanno così come “tutte le cose di prima” non si vedranno mai più. Sono semplicemente passate e seppellite nell’oblio. Non sarà mai più versata una sola lacrima, non essendoci più alcun motivo di farlo e tutte quelle profuse nella vita terrena saranno asciugate dalla bontà e dolcezza della mano dell’Altissimo. Assai significativo è il fatto che in questo contesto Dio si attribuisca il titolo di Alfa e Omega, Principio e Fine. Ad avvalorare l’idea che il Paradiso celeste, la nuova Gerusalemme (l’Omega e la Fine), compie e realizza in via definitiva l’originario progetto divino dell’Eden (Alfa e Principio). Tutto quello che è intercorso tra questi due punti di partenza e di arrivo, compresa tutta la montagna di male ingeneratasi per l’azione degli angeli ribelli e dei loro seguaci umani, sarà precipitata nello stagno ardente e di fuoco. Andranno al loro destino di eterna sofferenza e dannazione coloro che, tanto stoltamente, hanno volontariamente chiuso le porte all’Amore, alla Gioia e alla Salvezza ed i beati non saranno più in nessun modo molestati dalla loro pestifera presenza ed azione. Beato chi è capace di credere senza dubbio e tentennamento alcuno a queste consolanti e splendide verità, che si compiranno certamente a dispetto degli increduli e che saranno ulteriore motivo di letizia per coloro che fin da adesso vi hanno fermamente creduto e sulla base di questa divina fede hanno orientato tutta la loro esistenza, compiuto ogni loro scelta, investite tutte le loro energie, spesa tutto la loro vita, incanalato tutto il loro amore.
