In Cristo Gesù abbiamo non una, ma due volontà: quella divina e quella umana. Quest’ultima, perfettamente libera e sottomessa alla Divina Volontà, redime e ripara l’originaria, libera e volontaria disobbedienza di Adamo. La condanna della sottile eresia del monotelismo da parte del Concilio di Costantinopoli
Dopo aver ribadito la
dottrina dei precedenti Concili, in particolare quelli di Efeso e Calcedonia in
cui si ribadì essere una sola la Persona del Verbo incarnato ma due e ben
distinte le nature di cui questa Divina Persona - dopo l’Incarnazione - è
composta (quella divina e quella umana), il Concilio di Costantinopoli scende
nello specifico della confutazione dell’ultima sottile eresia del monotelismo;
e lo fa con argomenti chiari, profondi e inoppugnabili.
Si parla di “due volontà naturali e due operazioni naturali”, alludendo appunto
alla doppia natura di Gesù, in forza della quale ci sono due volontà (divina e
umana) e due tipologie di operazioni (quelle divine, come per esempio fare
miracoli e quelle umane, come per esempio dormire). L’insistere sull’importanza
di una vera volontà umana del tutto libera e simile alla nostra, ma guidata e
perfettamente sottomessa alla Divina Volontà, ci ricorda indirettamente un
elemento fondamentale del processo di decadenza e, all’inverso, di redenzione
del genere umano. La rovina dell’umanità venne proprio da un atto della volontà
umana (di Adamo) che, liberamente e volontariamente, si staccò da quella
Divina, reclamando per sé autonomia e indipendenza e facendo sorgere quel
mostro produttore di mali infiniti, danni e guai senza numero, che è appunto la
volontà umana non sottomessa e separata da quella divina. Per redimere questo
peccato di quest’uomo, era necessario un vero uomo, con un vera volontà, libera
e reale, che volontariamente, spontaneamente e liberamente si mantenesse non
solo in stato di perfetta obbedienza e assoluta soggezione a quella Divina, ma,
per riparare a tale folle affronto del nostro progenitore, spingesse il “tasso
d’obbedienza” a livelli talmente alti, eroici ed estremi, da lasciare
letteralmente sbalorditi e sbigottiti. Tale e tanta era la riparazione dovuta
all’originaria disobbedienza. Di tale estrema obbedienza alla Divina Volontà
compiuta dal Verbo incarnato appunto con la sua vera volontà umana, ci ha
lasciato descrizione limpida, chiara e oltremodo suggestiva l’apostolo delle
genti, in quel celebre testo della lettera ai Filippesi noto come “inno alla
kenosi” in cui si legge che il Verbo apparve in forma umana “ed umiliò se
stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,8).
Senza tale perfetta riparazione, che proprio dalla perfetta unione con la
Divina Volontà propria dell’altra natura (umana) del Verbo ha attinto e
ricevuto quel valore infinito e quella dignità - divina - dovuta alla Divinità
del soggetto offeso dal peccato (Dio, appunto), non si sarebbe compiuta alcuna
redenzione del genere umano, che proprio nel distacco della volontà umana da
quella divina aveva sancito la sua definitiva e irreversibile caduta e
decadenza, che tale sarebbe in eterno rimasta se non ci fosse stato un così
grande e perfetto Salvatore e Redentore.
Dunque abbiamo una stessa Persona (Divina) che con le sue nature opera una
doppia tipologia di operazioni naturali - quali l’operare prodigi (con la
divina) e il soffrire (con l’umana) - senza che ci sia alcuna confusione né
separazione o divisione tra le due, ma piena armonia e comunione tra l’una e
l’altra, nel più perfetto rispetto delle caratteristiche proprie di ciascuna di
esse. Per cui se è vero che il soggetto unico di attribuzione delle operazioni
dell’una e dell’altra è sempre il Verbo del Padre, tuttavia le azioni e
operazioni da Lui compiute sono state conformi a ciascuna delle sue nature, di
modo tale che si può certamente dire che Dio ha sofferto ed è morto (quanto
alla natura umana assunta) e che Gesù leggeva i cuori e operava miracoli per la
potenza della Volontà Divina in Lui sussistente ed operante. A lode e gloria
della Santissima Trinità che in modo tanto sublime e divino ha voluto operare i
misteri della nostra salvezza
