Il Concilio di Costantinopoli respinge, con argomentazioni chiare, profonde e inoppugnabili, la sottile eresia del monotelismo. In Cristo Gesù abbiamo non una, ma due volontà: quella divina e quella umana. Quest’ultima, perfettamente libera e sottomessa alla Divina Volontà, redime e ripara l’originaria, libera e volontaria disobbedienza di Adamo.
Dopo l’analisi delle premesse dottrinali del Sinodo
Lateranense è bene riportare per esteso (in forma quasi integrale) la magnifica
dottrina del terzo Concilio di Costantinopoli (681), riservandocene il commento
nel prossimo articolo.
“Generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità e generato in questi ultimi tempi per noi e per la nostra salvezza dallo Spirito Santo e da Maria Vergine, che è nel senso più pieno del termine Madre di Dio secondo l’umanità: un solo e medesimo Cristo, figlio unigenito di Dio, da riconoscersi in due nature senza confusione, mutamento, separazione, divisione, senza che in nessun modo, a causa dell’unione, venga soppressa la differenza delle nature, ma al contrario salvaguardando la proprietà dell’una e dell’altra e concorrendo entrambe a formare una sola persona e sussistenza; non diviso e scomposto in due persone, ma un solo e medesimo Figlio Unigenito. Verbo di Dio, Signore Gesù Cristo, come un tempo i profeti ci rivelarono di Lui, lo stesso Gesù Cristo ci insegnò e il simbolo dei santi Padri ci ha trasmesso.
Nello stesso modo proclamiamo in Lui, secondo l’insegnamento dei santi Padri, due volontà naturali e due operazioni naturali, senza divisione, senza mutamenti, senza separazione o confusione. Le due volontà naturali non sono in contrasto fra loro (non sia mai detto!), come affermano gli empi eretici, ma la sua volontà umana segue, senza opposizione o riluttanza, o meglio, è sottoposta alla sua volontà divina e onnipotente. Era necessario, infatti, che la volontà della carne fosse guidata e sottomessa al volere divino, secondo il sapientissimo Atanasio. Come, infatti, la sua carne è detta la carne del Verbo di Dio, e lo è realmente, così la volontà naturale della sua carne è detta ed è volontà propria del Verbo di Dio, secondo quanto egli stesso afferma: «Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» [Gv 6,38]. Egli afferma essere sua la volontà della sua carne, poiché anche la carne è diventata sua. Come, infatti, la sua carne tutta santa, immacolata e animata, sebbene deificata, non è stata cancellata, ma è rimasta nel proprio stato e nel proprio modo d’essere, cosi la sua volontà umana, anche se deificata, non fu annullata, ma piuttosto salvata, secondo quanto dice Gregorio il «teologo»: «Perché il suo volere - quello del Salvatore - non è contrario a Dio, dal momento che è totalmente divinizzato».
Noi riconosciamo nello stesso Signore nostro Gesù Cristo, nostro vero Dio, due attività naturali, senza divisioni di sorta, senza mutazioni, separazioni e confusioni; un’operazione divina e un’operazione umana, secondo quanto afferma molto chiaramente Leone, l’ispirato da Dio: «Ciascuna natura agisce in comunione con l’altra secondo ciò che le è proprio; il Verbo opera ciò che è proprio del Verbo, il corpo compie ciò che è proprio del corpo». Non attribuiremo, certamente, una sola naturale attività a Dio e alla creatura, per evitare di elevare la creatura fino all’essenza divina o di abbassare la sublimità della natura divina al livello proprio delle creature. Riconosciamo che i miracoli come le sofferenze sono dello stesso e medesimo Cristo secondo le differenti nature di cui è composto e in cui ha il suo essere, come disse l’eminentissimo Cirillo.
Insomma, restando fermo il concetto di inconfuso e di indiviso, riassumiamo tutto in quest’unica espressione: poiché crediamo che una delle persone della santa Trinità, divenuta dopo l’incarnazione il Signore nostro Gesù Cristo, è il nostro vero Dio, affermiamo che due sono le sue nature che risplendono nella sua unica ipostasi nella quale, durante tutta l’economia della sua vita incarnata, operò prodigi e soffrì dolori non in apparenza ma realmente. La differenza delle nature in quest’unica ipostasi si riconosce dal fatto che ciascuna natura, senza divisione o confusione, voleva e operava conformemente al proprio essere in comunione con l’altra. In questo modo, noi proclamiamo anche due volontà e attività naturali, che concorrono insieme alla salvezza del genere umano. Stabilito tutto ciò con ogni possibile prudenza e diligenza, deliberiamo che non è lecito ad alcuno esprimere o scrivere, comporre o credere una diversa formula di fede e tanto meno insegnarla ad altri. Quelli poi che osassero comporre una diversa formula, o insegnare e trasmettere un altro simbolo a coloro che desiderano convertirsi alla verità dal paganesimo, dal giudaismo, o da qualsiasi altra eresia; o tentassero di introdurre nuove espressioni per sconvolgere quanto da noi è stato definito; queste persone, se vescovi o chierici, decadano dall’episcopato o dallo stato clericale; se poi si tratta di monaci o di laici, siano colpiti da anatema” (Denz 555-559).
“Generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità e generato in questi ultimi tempi per noi e per la nostra salvezza dallo Spirito Santo e da Maria Vergine, che è nel senso più pieno del termine Madre di Dio secondo l’umanità: un solo e medesimo Cristo, figlio unigenito di Dio, da riconoscersi in due nature senza confusione, mutamento, separazione, divisione, senza che in nessun modo, a causa dell’unione, venga soppressa la differenza delle nature, ma al contrario salvaguardando la proprietà dell’una e dell’altra e concorrendo entrambe a formare una sola persona e sussistenza; non diviso e scomposto in due persone, ma un solo e medesimo Figlio Unigenito. Verbo di Dio, Signore Gesù Cristo, come un tempo i profeti ci rivelarono di Lui, lo stesso Gesù Cristo ci insegnò e il simbolo dei santi Padri ci ha trasmesso.
Nello stesso modo proclamiamo in Lui, secondo l’insegnamento dei santi Padri, due volontà naturali e due operazioni naturali, senza divisione, senza mutamenti, senza separazione o confusione. Le due volontà naturali non sono in contrasto fra loro (non sia mai detto!), come affermano gli empi eretici, ma la sua volontà umana segue, senza opposizione o riluttanza, o meglio, è sottoposta alla sua volontà divina e onnipotente. Era necessario, infatti, che la volontà della carne fosse guidata e sottomessa al volere divino, secondo il sapientissimo Atanasio. Come, infatti, la sua carne è detta la carne del Verbo di Dio, e lo è realmente, così la volontà naturale della sua carne è detta ed è volontà propria del Verbo di Dio, secondo quanto egli stesso afferma: «Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» [Gv 6,38]. Egli afferma essere sua la volontà della sua carne, poiché anche la carne è diventata sua. Come, infatti, la sua carne tutta santa, immacolata e animata, sebbene deificata, non è stata cancellata, ma è rimasta nel proprio stato e nel proprio modo d’essere, cosi la sua volontà umana, anche se deificata, non fu annullata, ma piuttosto salvata, secondo quanto dice Gregorio il «teologo»: «Perché il suo volere - quello del Salvatore - non è contrario a Dio, dal momento che è totalmente divinizzato».
Noi riconosciamo nello stesso Signore nostro Gesù Cristo, nostro vero Dio, due attività naturali, senza divisioni di sorta, senza mutazioni, separazioni e confusioni; un’operazione divina e un’operazione umana, secondo quanto afferma molto chiaramente Leone, l’ispirato da Dio: «Ciascuna natura agisce in comunione con l’altra secondo ciò che le è proprio; il Verbo opera ciò che è proprio del Verbo, il corpo compie ciò che è proprio del corpo». Non attribuiremo, certamente, una sola naturale attività a Dio e alla creatura, per evitare di elevare la creatura fino all’essenza divina o di abbassare la sublimità della natura divina al livello proprio delle creature. Riconosciamo che i miracoli come le sofferenze sono dello stesso e medesimo Cristo secondo le differenti nature di cui è composto e in cui ha il suo essere, come disse l’eminentissimo Cirillo.
Insomma, restando fermo il concetto di inconfuso e di indiviso, riassumiamo tutto in quest’unica espressione: poiché crediamo che una delle persone della santa Trinità, divenuta dopo l’incarnazione il Signore nostro Gesù Cristo, è il nostro vero Dio, affermiamo che due sono le sue nature che risplendono nella sua unica ipostasi nella quale, durante tutta l’economia della sua vita incarnata, operò prodigi e soffrì dolori non in apparenza ma realmente. La differenza delle nature in quest’unica ipostasi si riconosce dal fatto che ciascuna natura, senza divisione o confusione, voleva e operava conformemente al proprio essere in comunione con l’altra. In questo modo, noi proclamiamo anche due volontà e attività naturali, che concorrono insieme alla salvezza del genere umano. Stabilito tutto ciò con ogni possibile prudenza e diligenza, deliberiamo che non è lecito ad alcuno esprimere o scrivere, comporre o credere una diversa formula di fede e tanto meno insegnarla ad altri. Quelli poi che osassero comporre una diversa formula, o insegnare e trasmettere un altro simbolo a coloro che desiderano convertirsi alla verità dal paganesimo, dal giudaismo, o da qualsiasi altra eresia; o tentassero di introdurre nuove espressioni per sconvolgere quanto da noi è stato definito; queste persone, se vescovi o chierici, decadano dall’episcopato o dallo stato clericale; se poi si tratta di monaci o di laici, siano colpiti da anatema” (Denz 555-559).
