Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2020-03-02

L'Antico Testamento: qual è il suo posto nella Chiesa?

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"Quale rapporto tra Antico e Nuovo Testamento? Il Nuovo è nascosto nell’Antico e l’Antico 
diventa chiaro nel Nuovo. La Rivelazione infatti è stata progressiva, caratterizzata da 
quella pedagogia divina per la quale Dio non ha detto tutto e subito ma
 gradualmente, iniziando nell’Antico e portando a compimento nel Nuovo".



La Sacra Scrittura, come è noto, è distinta in Antico e Nuovo Testamento. L’Antico Testamento parte con il libro della Genesi e termina con l’ultimo profeta “canonico” (il libro del profeta Malachia); il nuovo Testamento comincia con il primo dei quattro Vangeli (quello di san Matteo) e termina con il libro dell’Apocalisse. La Santa Madre Chiesa insegna, peraltro, che la rivelazione pubblica si è definitivamente chiusa con la morte dell’ultimo apostolo, ossia san Giovanni evangelista, che fu l’ultimo dei Dodici a partire da questo mondo. La Dei verbum dedica due distinti capitoli (il quarto e il quinto) a spiegare i due Testamenti, il loro valore e importanza all’interno della Rivelazione e la loro considerazione nella Chiesa e nella loro vita.
Varie furono le eresie che circolarono nella storia riguardo l’Antico Testamento. Le più importanti (e grossolane) furono quelle che negarono perdurante valore all’Antico Testamento dopo l’avvento di Cristo e la composizione del Nuovo, sulla base del fatto che il primo manifesterebbe un “dio diverso” da quello di Gesù Cristo (uno e vendicativo quello dell’Antico Testamento, trino e misericordioso quello del Nuovo) e sarebbe legato ad un popolo (quello di Israele) e un’economia (quella appunto antica) ormai superate dall’avvento di Gesù Cristo e dalla costituzione della Chiesa, non più legata ad un determinato popolo e con riti, sacramenti e culto completamente rinnovati rispetto a quelli di Israele. Stante la natura divulgativa e non “scientifica” di questi articoli, non credo occorra aggiungere altro, salvo che uno degli esponenti di spicco di tali (erronee) rappresentazioni dei rapporti tra i due Testamenti, fu l’eretico Marcione (85-160) da cui nacque una corrente ereticale chiamata “marcionismo”. Non sarà tuttavia difficile ammettere che tali idee possano facilmente venire in mente a chi si accostasse alla Bibbia (e specie all’Antico Testamento) senza la dovuta formazione e competenza. Ecco perché la Dei verbum, come sempre in modo mirabile, comincia con lo spiegare in modo assai preciso, attento e puntuale la natura dell’Antico Testamento e la sua importanza per i cristiani. Una dottrina che si può riassumere in alcuni punti fermi, che sono i seguenti.
La Rivelazione, anzitutto, è stata progressiva, caratterizzata da una vera e propria pedagogia divina, in base alla quale Dio non ha detto “tutto e subito” ma gradualmente. Ciò significa che la Rivelazione la si può ben comprendere e afferrare solo tenendo sempre l’occhio ben aperto sull’insieme e la totalità dei libri biblici. Tra l’Antico e il Nuovo Testamento, peraltro, sussiste un’inscindibile unità, espressa dall’antichissimo adagio secondo il quale il Nuovo è nascosto nell’Antico e l’Antico diventa chiaro nel Nuovo (Cf S. Agostino, Questioni sull’Eptateuco, 2, 73, cit. in Dei verbum 16).). In forza della progressività della Rivelazione, inoltre, è tranquillamente ammissibile (e di fatto così è) che nell’Antico Testamento, oltre a testi e pagine di valore perenne ci siano anche “cose imperfette e provvisorie” (DV 15). La Rivelazione veterotestamentaria, peraltro, avvenne non solo con parole e scritti, ma anche con eventi e opere salvifiche (narrate, evidentemente, dagli agiografi) che costituiscono un corpo unico con le parole: la Dei verbum al riguardo parla di Rivelazione “verbis gestisque” (“a parole e a gesti”), volendo significare che anche alcuni gesti salvifici (la creazione, il diluvio, il passaggio del mar Rosso, il sacrificio di Isacco, solo per fare qualche esempio) sono essi stessi - ipso facto - rivelazione divina da intendere e ben comprendere (cf DV 14). Infine l’Antico Testamento, proprio per la sua decisa ordinazione al Nuovo, contiene numerose profezie che si sarebbero comprese e compiute solo con l’avvento del Nuovo ed anche figure e tipologie di ciò che sarebbe dovuto accadere in seguito (cf DV 15). 
Solo alla luce di tutti questi chiari e precisi principi risalta la comprensione cattolica ed ecclesiale dell’Antico Testamento. Volendo fare qualche esempio, il Decalogo, nella sua struttura, conserva valore perenne. Evidentemente però il terzo comandamento era legato alla liturgia e all’economia del popolo di Israele e non c’è niente di cui stupirsi se il giorno da santificare, dopo la risurrezione di Gesù, è la Domenica e non più il sabato. Un libro come quello del Levitico, che contiene una miriade di norme cultuali tipiche dei riti dell’antica alleanza, ha perso di forza nel suo significato letterale (era infatti legato a realtà provvisorie), ma mantiene la sua importanza allegorica, anche in relazione alla comprensione di alcuni possibili aspetti dei riti della Nuova Alleanza. Viceversa alcune pagine stupende dei profeti e dei libri sapienziali, così come il patrimonio legato alla preghiera liturgica (i Salmi e gli inni dell’Antico Testamento) conservano intatto il pieno e perenne valore nella vita e nella preghiera della Chiesa. Per ciò che concerne le profezie, si pensi a tutte quelle che nell’Antico Testamento, in modo chiaro e velato, si riferiscono a Cristo, al suo Avvento, alla sua Passione e Morte, a qualcuna delle sue opere. Analogo discorso vale per le figure e le tipologie (Mosè figura di Cristo, il sacrificio di Isacco tipo del sacrificio della croce, il re Davide tipo e figura del Messia). Si potrebbe continuare assai a lungo. Scopo di questi semplici esempi era solo aiutare la comprensione di quanto abbiamo visto essere insegnato dalla Chiesa, unitamente alla presa di coscienza che per accedere all’immenso patrimonio della Rivelazione antica è necessario avere quel minimo di attrezzatura che consenta di navigare nelle splendide acque della Parola di Dio senza rischiare di arenarsi in qualche secca, andare incontro a qualche deriva o addirittura fare - come talora accaduto - naufragio nella retta fede.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.