La virtù più grande di tutte
“Queste dunque sono le tre cose che rimangono: la fede,
la speranza e la carità. Ma di tutte più grande è la carità” (1Cor 13,13).
Queste celebri parole dell’Apostolo delle genti, che chiudono in maniera
mirabile il cosiddetto “inno alla carità”, fanno immediatamente comprendere l’abisso
che si apre quando ci si accinge a parlare di questa formidabile virtù, la più grande
e la regina di tutte, che tutte governa e regola e senza la quale niente è gradito
e accetto a Dio. Eppure poche virtù come questa sono così soventemente
travisate e non comprese nel loro significato autentico e profondo. Non è raro,
nel pensiero comune, confondere la carità con le piccole (o anche grandi) elemosine
fatte a favore di qualche indigente; oppure identificarla con qualche pur
importante e meritoria opera di misericordia, quale il volontariato in una
mensa dei poveri, la costruzione di ospedali e case di formazione o per anziani
in terra di missione e simili; o infine travisarne il concetto facendola
scadere in un nefasto “buonismo” che tende a giustificare tutto e tutti, a
cancellare la distinzione tra bene e male, a nascondere - dietro lo specioso
pretesto del “non giudicare” - una pericolosissima abdicazione dal dovere di
dire la verità e denunciare il male e il peccato (senza ovviamente condannare
senza appello il peccatore) dovunque appaia e comunque si manifesti.
La carità è virtù così grande perché è quella che esprime
la vita intima di Dio. Non senza ragione, in ben due luoghi della sua prima
lettera, san Giovanni, il discepolo prediletto di Gesù e l’apostolo dell’amore,
ha perentoriamente affermato che “Dio è amore” (1Gv 4,8.16) dando quasi l’impressione
di volere tentare l’impossibile definizione dell’essenza di Dio. Stiamo dunque
dinanzi a qualcosa di veramente grande. Proviamo dunque a fissare lo sguardo
sul sole di quest’aurea virtù, che dà vita al primo e più grande dei
comandamenti, e che rappresenta il principio e il fine della perfezione
cristiana.
San Tommaso d’Aquino insegna che la carità è l’amicizia
di benevolenza tra l’uomo e Dio, creata in noi da Dio affinché la volontà agisca
con prontezza e facilità per amore di Lui. E’ la più grande delle virtù perché ha
Lui come oggetto immediato e diretto ed è la forma di tutte le
virtù in quanto ordina tutti gli atti dell’uomo al fine ultimo. Essa infatti
consiste anzitutto nell’amare Dio con tutto se stessi: con la totalità della
dimensione affettiva (“amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore”),
con la totalità della dimensione intellettiva (“amerai il Signore tuo Dio
con tutta la tua mente”) e con la totalità della dimensione volitiva (“amerai
il Signore tuo Dio con tutte le tue forze”). Solo Dio va amato in questo
modo pieno, totale e assoluto; e per quanto ci possiamo adoperare e sforzare -
insegna sempre san Tommaso - è praticamente impossibile adempiere con
perfezione questo primo precetto della carità. Unica eccezione è la Beatissima
e Sempre Vergine Maria, l’Unica che è stata capace di amare Dio, pur da
creatura, come merita, nel senso che, anche se certamente nemmeno Lei ha
potuto, in quanto creatura limitata, adeguare perfettamente l’infinito amore
che Dio si merita, l’ha amato al massimo possibile per un ente creato, per cui
nessuno ha amato Dio quanto Maria Santissima e nessuno mai potrà uguagliarla in
questo. Qualche santo particolarmente devoto alla Madonna ha addirittura
affermato che l’amore di Dio della Vergine Santissima supera, da solo, quello
di tutti gli angeli e santi messi insieme!
Da questo primo precetto discende immediatamente il
secondo, che è quello dell’amore del prossimo. Al riguardo l’Aquinate
sottolinea che l’amore santo di se stessi (cioè l’amore della propria anima),
viene logicamente prima dell’amore del prossimo (ed infatti il precetto
prescrive di amare il prossimo come stessi). Ovviamente si tratta di
amore santo, perché sia l’amore di sé che l’amore del prossimo trovano la loro
ragion d’essere nell’amore di Dio, il solo che va amato per se stesso.
Noi amiamo la nostra anima e quella del prossimo in quanto in esse c’è l’immagine
e la somiglianza di Dio e perché Egli le ha create per sé e per renderle
partecipi della sua beatitudine. Tutte le altre forme di “amore” non hanno che
il nome di questo atto, ma ben poco della sua sostanza. Questo amore comprende
anche quello al nemico (di cui si deve desiderare la conversione e la salvezza)
e ad esso devono essere sacrificati i beni esterni ed anche lo stesso corpo,
come Gesù insegna nel Vangelo. Come si vede, davvero la più grande di tutti è la carità!

