La preghiera è arte che si impara, alla scuola di buoni maestri e grazie a tempi e luoghi adatti al suo esercizio
La preghiera cristiana ha bisogno di qualche autorevole maestro che la sappia insegnare prima con la vita e poi con la parola ed anche di luoghi adatti al suo esercizio, che favoriscano l’elevazione della mente a Dio, il silenzio e il raccoglimento. Il terzo ed ultimo articolo del capitolo del Catechismo dedicato alla “tradizione della preghiera” si occupa esattamente di queste tematiche.
I primi grandi testimoni e maestri di preghiera sono indubbiamente i santi, i quali sulla terra sono stati anzitutto uomini e donne di autentica preghiera - senza la quale non è possibile alcuna vera santità - ed ora in cielo sono destinatari della nostra preghiera e nostri intercessori. Diversi santi canonizzati, oltre che essere persone di grande preghiera, sono stati anche fondatori di ordini e istituti religiosi nonché di vere e proprie specifiche forme di “spiritualità”, ossia un certo modo, stile, peculiarità di accostarsi a Dio e al suo mondo, fatto di legittime accentuazioni conformi al particolare carisma suscitato dallo Spirito Santo che evidentemente esigeva determinate e particolari modalità di espressione della vita di preghiera. Tanto per fare qualche esempio, la spiritualità benedettina accentua fortemente la preghiera corale e liturgica, curandone - con la massima attenzione possibile - il decoro, la dignità e la solennità. La spiritualità ignaziana lascia invece molto spazio alla dimensione individuale della preghiera, in quanto funzionale a quel particolare carisma dei gesuiti che era (ed è) un grande impegno nello studio, diffusione e difesa della dottrina cattolica, che esige tempi ampi e uno stile di preghiera che, senza togliere nulla alla centralità di essa, si armonizzi con le esigenze di questa peculiare missione apostolica. La spiritualità francescana contempera le esigenze di una forte ricerca di Dio e dell’unione con Lui con un’altrettanta importanza e centralità della dimensione comunitaria (vita fraterna), a differenza della spiritualità certosina che è totalmente incentrata sul distacco da tutto per vivere alla ricerca dell’unione con Dio solo, riducendo al minimo i momenti di incontro e condivisione fraterna. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Tutte le spiritualità presenti nella Chiesa sono buone e nessuna può né deve ritenersi o dirsi migliore o più importante delle altre. La loro diversità e pluriformità dipende dalla varietà e distinzione delle persone umane, della loro sensibilità, del loro peculiare modo di percepire il mistero di Dio e di viverlo ed è cosa molto buona, pertanto, che nella Chiesa ci siano molte vie e percorsi dove cercare il modo più adatto a sé per accostarsi a Dio e al suo mistero. L’unica tentazione da fuggire, da parte di ciascuna di esse, è - si ripeta - quella di sentirsi l’unica o la prima, non dimenticando mai che nella Chiesa si opera sempre come “parti rispetto al tutto”, con il quale occorre armonizzarsi nella comunione più sincera e nel più profondo rispetto.
Altri grandi testimoni e maestri della preghiera sono (e devono essere) anzitutto la famiglia (e ciò con particolare riguardo all’educazione alla fede e alla preghiera dei fanciulli), i ministri ordinati (che devono necessariamente e prima di ogni altra cosa essere uomini di preghiera e autorevoli guide spirituali), i consacrati e le consacrate (per i quali più che mai la preghiera deve costituire il centro e il perno dell’intera esistenza) ed infine i catechisti, ossia tutti coloro che cooperano all’educazione alla fede sia dei fanciulli che degli adulti, che mai devono dimenticare nell’opera di evangelizzazione di dare il primato alla preghiera sia nella predicazione che nell’impegno di portare a Dio le anime, nella consapevolezza che se la Grazia non tocca i cuori vana è ogni fatica anche egregiamente intrapresa e lodevolmente condotta. Le scuole e i gruppi di preghiera sono altresì grandi risorse per imparare a pregare, purché in questi luoghi si attinga sempre “alle fonti autentiche della preghiera cristiana” (CCC 2689). Molto bello infine è ciò che dice il Catechismo sull’importanza della direzione spirituale in relazione alla vita di preghiera e al cammino di perfezione, citando, dal riguardo, il grande Maestro e Dottore della Chiesa Giovanni della Croce che dà importanti e preziosi moniti: “[l’anima che vuole progredire nella perfezione deve] «guardare attentamente in quali mani si mette perché il discepolo sarà uguale al maestro, il figlio al padre». E ancora: « È necessario che [la guida] sia saggia, prudente e ricca di esperienza. [...] Se i direttori non hanno anche l’esperienza di quanto è più sublime, mai riusciranno ad incamminarvi le anime, allorché Dio ve le vorrà condurre, anzi non le comprenderanno neppure” (CCC 2690).
