Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2024-01-21

La lussuria e le sue sette \"figlie\"

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Secondo gli aurei insegnamenti di san Tommaso d’Aquino, si possono distinguere nella lussuria sette figlie e sei specie. Le sette “figlie”, ossia i comportamenti e le abitudini derivanti dalla schiavitù a questo vizio, sono la cecità di mente, la precipitazione, l’inconsiderazione, l’amore di sé, l’odio di Dio, l’attaccamento alla vita presente e la disperazione della vita futura. Le sei specie invece, vale a dire le forme particolari con cui questo vizio si manifesta (o, metaforicamente, i rami di questo tronco attossicato), sono la fornicazione, la deflorazione, lo stupro, l’adulterio, l’incesto e il quadriforme vizio contro natura.
Il lussurioso è fondamentalmente una persona che, dimenticando di avere un’anima spirituale e di essere stato creato per fini assai più nobili del godimento dei più bassi e animaleschi tra i piaceri sensibili, si immerge dentro di essi con tutto se stesso. Molto prima che le scienze umane moderne dimostrassero che nella sessualità, per quanto si esplichi in gesti molto materiali, è comunque impegnato e coinvolto tutto l’uomo, agli esponenti della spiritualità cristiana (e, per la verità, anche alle menti più illuminate tra i filosofi pagani – si pensi a un Socrate o a un Seneca) questo principio era chiarissimo. Chi si dà al vizio della lussuria si “abbrutisce”, nel senso che trascina verso il basso, obnubilandole, anche le sue facoltà più nobili, facendo loro perdere, in maniera direttamente proporzionale al “tasso” di impurità, la capacità di compiere gli atti per cui sono state create. La memoria, per esempio, si riempie degli oggetti e delle scene impure, l’intelletto pensa alle cose basse e diventa incapace di meditare, di contemplare, di percepire il senso profondo delle cose, la volontà viene come “legata” dalla violenza delle passioni ai loro bassi oggetti, divenendo, da padrona e signora, serva e schiava degli istinti e dei piaceri. Ecco dunque apparire anzitutto la cecità di mente, cioè la perdita della capacità di conoscere il fine ultimo dell’uomo, che è il motivo per cui Dio ha creato la nostra anima spirituale: conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita e goderlo nell’altra. Il lussurioso non sa che Dio ci ha fatti per Sé e che il nostro cuore non trova pace finché non riposa in Lui, attraverso la grazia in questa vita e la gloria nell’altra. Ne era ben consapevole quel gran lussurioso convertito che fu sant’Agostino, che scrisse questa ed altre sentenze simili non solo in base alla sua straordinaria sapienza soprannaturale, ma anche per esperienza vissuta. Diminuendo notevolmente la capacità di esercitare in modo retto le facoltà intellettive (assolutamente spirituali), il lussurioso è inevitabilmente precipitoso, cioè incapace di ponderare e ben deliberare circa i mezzi adatti al fine, e per questo compie molte azioni che, ad un osservatore esterno, appaiono sproporzionate, insensate o stravaganti. Questa incapacità di ben ponderare dipende, ancora più a fondo, da una progressiva perdita della retta capacità di giudicare le azioni da compiere o meno (inconsiderazione), perché al lussurioso manca una corretta “scala di valori” avendo fatto dell’ultima e più bassa realtà della vita il proprio dio e il motivo della sua esistenza. Evidentemente, peraltro, chi si dà a questo vizio è l’emblema dell’amore (disordinato) di sé, ovvero di colui che sceglie di vivere per godere il più possibile e senza freni tutti i piaceri della carne, identificando, grossolanamente e scioccamente la felicità con il piacere, cosa che oltre che essere sbagliata è anche profondamente stupida. Speculare, ma anche complementare all’amore disordinato di sé, è l’odio di Dio, che è detestato e sfuggito proprio perché condanna, come indegni dell’uomo e della sua elevata natura spirituale, i godimenti sfrenati dei piaceri venerei (non – si badi – la sessualità umana in quanto tale). Conseguentemente il lussurioso è sommamente attaccato alla vita terrena, perché vorrebbe continuare a godere senza limiti in eterno e fa di tutto per essere attraente e seducente. In barba alla tanto sbandierata “crisi”, si interroghino i gestori delle palestre, gli estetisti e i chirurghi estetici per sapere come vanno i loro affari… Donne e anche uomini (molti più di quanto si pensi…) commettono gravissimi peccati di “somatolatria” (io preferisco chiamare così l’idolatria del corpo) solo per essere più piacenti e poter godere di più, con più persone e per più anni possibili. Infine questi sciagurati schiavi dei sensi “disperano” della vita futura, nel senso che sono semplicemente e totalmente disinteressati dei beni eterni e, più in generale, di quelli spirituali.
Mi chiedo: è tanto difficile, alla luce di queste immortali considerazioni tratte dal grande Aquinate, capire la ragione della crisi e della decadenza del mondo contemporaneo e, di riflesso, della Chiesa? Servono sondaggi, analisi, convegni pastorali, oppure sarebbe più semplice prendere atto della pansessualizzazione imperante e constatarne gli inevitabili frutti, cresciuti talora, ahimé, anche con la connivenza di non pochi atteggiamenti minimalisti e inopportunamente perdonisti di qualche maldestro confessore? Domanda, ovviamente, retorica; risposta – conseguentemente – drammaticamente lapalissiana…







Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.