Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2018-05-03

Nella Chiesa con il corpo e con il cuore

← Tutti gli articoli
Appartenere alla Chiesa Cattolica con il "corpo" e con il "cuore" è la vera e profonda incorporazione al popolo santo di Dio. Si dà infatti il caso di alcuni che vi appartengono solo "con il corpo" ed altri solo "con il cuore". Ma che cosa significano e quali conseguenze comportano queste differenti modalità di appartenenza alla Chiesa?


Nel numero 13 della Costituzione Lumen gentium, si legge che il popolo di Dio è intrinsecamente “cattolico”, ossia aperto all’universalità dei popoli e atto a raccogliere in sé - a differenza del popolo dell’Antica alleanza che era costituito da una singola etnia (quella del popolo di Israele) - popoli diversi, ossia, ogni razza, tribù, lingua, popolo e nazione (cf Ap 5,9; Ap 7,9; Ap 11,9). Il popolo di Dio, inoltre, non solo “si raccoglie da popoli diversi, ma anche si compone di ordini diversi” (LG 13), perché in esso ciascun membro ha il suo compito, la sua funzione, il suo stato di vita. Infine si afferma che “a questa cattolica unità [...] sono chiamati tutti gli uomini; ad essa in vari modo appartengono, oppure sono ad essa ordinati sia i fedeli cattolici, sia gli altri credenti in Cristo e sia infine tutti gli uomini che la grazia di Dio chiama alla salvezza” (ibidem, i corsivi sono miei). Alcuni dunque appartengono effettivamente al popolo di Dio, altri sono ad esso ordinati. Vediamo come e in che senso.
In senso stretto appartengono al popolo di Dio i battezzati, ossia i membri effettivi della Chiesa cattolica, che è “necessaria alla salvezza” (LG 14), che vivono in piena comunione con i legittimi pastori e beneficiano di tutti i mezzi di salvezza istituiti nella Chiesa. In che senso la Chiesa è “necessaria” alla salvezza? Nel senso che chi, senza essere giustificato dall’ignoranza della necessità della Chiesa cattolica per la salvezza (necessità che dipende dalla volontà esplicita di Cristo), rifiutasse di entrarvi o rimanervi non potrebbe conseguire l’eterna salvezza. Tuttavia, come subito la Costituzione si affretta a spiegare, non è sufficiente un’appartenenza formale o di facciata alla Chiesa per essere salvati. Si legge, infatti, subito dopo (e assai bene sarebbe ricordare e ben meditare queste chiare e significative parole): “Non si salva, però, anche se incorporato alla Chiesa, colui che, non perseverando nella carità, rimane sì in seno alla Chiesa col «corpo», ma non col «cuore». Si ricordino bene tutti i figli della Chiesa che la loro privilegiata condizione non va ascritta ai loro meriti, ma ad una speciale grazia di Cristo; per cui, se non vi corrispondono col pensiero, con le parole e con le opere, non solo non si salveranno, ma anzi saranno più severamente giudicati” (ibidem). Appartenere alla Chiesa col corpo e con il cuore è dunque la vera e profonda incorporazione al popolo santo di Dio. Il tema dell’appartenenza “col cuore”, da non dimenticare mai e mai abbastanza sottolineato, fu sviluppato dal grande sant’Agostino e costituisce una chiave di lettura che si rivela assai importante anche per comprendere la condizione e la possibilità di salvezza per coloro che, senza colpa, si trovano fuori della Chiesa con il corpo, nel senso che non sono mai stati battezzati.
I cristiani non cattolici si trovano in una condizione di strizza “congiunzione” con la Chiesa, in quanto condividono, oltre alla fede nella divinità di Cristo, alcuni - o a volte anche diversi - aspetti del depositum fidei o dei mezzi salvifici. E tutti, cattolici e non cattolici, non cessano di pregare il Signore perché il segno esteriore dell’unione di tutti i fedeli di Cristo in un solo gregge e un solo pastore possa presto essere ritrovato, ferma restando, come vedremo a suo tempo, l’intaccabilità dell’unità e unicità della Chiesa nonostante gli scismi e le divisioni che si sono succedute nel corso della storia.
Coloro che non sono cristiani hanno invece nei confronti del popolo di Dio un rapporto di “ordinazione”, come già insegnava san Tommaso d’Aquino. Anzitutto il popolo dell’Antica alleanza e l’altra grande religione monoteista, ossia i musulmani. A questo riguardo, e anche in relazione a coloro che “senza colpa personale non sono ancora arrivati ad una conoscenza esplicita di Dio” (LG 16), la Chiesa formula il principio della possibilità di accedere alla salvezza per coloro che “senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma cercano sinceramente Dio, e sotto l’influsso della grazia si sforzano di compiere fattivamente la volontà di Dio conosciuta attraverso il dettame della coscienza” (ibidem). Si tratta di coloro che appartengono alla Chiesa col cuore ma non con il corpo. Si badi bene che anche nei confronti di queste creature la Chiesa continua ad esercitare la funzione di mediazione salvifica e, anche se loro non lo sanno, l’influsso della grazia che ricevono per ben operare dipende dalle sante Messe quotidianamente celebrate e dall’incessante preghiera che dalla Chiesa sale a Dio a favore di tutto il genere umano. La possibilità di salvezza di queste anime dipende in senso primario dalla volontà salvifica universale di Cristo (chiaramente affermata in 1Tm 2,4) e, in senso secondario e subordinato al primo, dall’efficacia universale della mediazione della Chiesa, che raggiunge chiunque nel proprio cuore abbia un sincero desiderio di cercare il Signore e di obbedirgli ascoltandolo nel proprio cuore. Certamente il fatto della possibilità della salvezza anche per coloro che sono fuori della Chiesa con il corpo e dentro solo con il cuore non esclude che ci siano tempi e modalità distinti di accesso ad essa, dipendenti proprio dal fatto di non poter beneficiare della pienezza della grazia dipendente dalla piena incorporazione col popolo di Dio. Ma è molto importante tenerlo presente, perché una tale percezione è capace di alimentare in noi il sacrosanto pensiero che ogni uomo è oggetto di infinito amore da parte di Dio e che, per quanto sta in Lui, è candidato, come noi che abbiamo avuto la grazia immensa e straordinaria di essere membra vive della santa Chiesa cattolica, a raggiungere il fine per cui è stato creato: godere di Dio senza fine nella vita eterna.





Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.