L’eresia monotelita, sostenuta dall’imperatore
Eraclito e del patriarca di Costantinopoli Sergio, pur riconoscendo che in Gesù
Cristo vi fossero due nature, quella divina e quella umana, riteneva che Egli
agisse unicamente mediante la volontà divina. Simile eresia, strenuamente
combattuta da papa Martino I e san Massimo il Confessore, rende completamente
nulla e inesistente l’intera opera della Redenzione.
L’ultimo dei sei grandi Concili ecumenici dei primi secoli
fu il terzo Concilio di Costantinopoli (681) che condannò una nuova e
perniciosa eresia, la cui storia, peraltro, coinvolgendo anche un Pontefice
(Onorio I) si vela di tratti a dir poco drammatici. L’eresia in questione è una
sottile variante del monofisismo: il “monotelismo” (dal greco “monos”: uno e
“telos”: fine o volontà). In sostanza i monotelisti (Sergio, Ciro di
Alessandria, Pirro, Paolo e Pietro, Teodoro di Faran) affermano che pur essendo
(in linea teorica) due le nature di Cristo - ed esse distinte e non confuse,
secondo il dettato del Concilio di Calcedonia - tuttavia una sola è la volontà
che muove le azioni e le operazioni di Cristo, ossia quella divina. Come nacque
questa eresia? Nel VII secolo l’imperatore di Oriente Eraclio desiderava
trovare un compromesso dottrinale che acquietasse i venti di eresia che ancora
si agitavano nell’oriente cristiano. Il patriarca di Costantinopoli Sergio, per
compiacerlo, individuò nella suddetta dottrina un possibile e fruttuoso
compromesso, contro cui tuttavia si scagliò duramente il patriarca di
Gerusalemme Sofronio che, assai giustamente, vedeva in tale posizione una nuova
distruzione della realtà della santissima Umanità di Gesù e quindi - di nuovo -
uno stravolgimento della corretta comprensione del dogma dell’Incarnazione. Il
patriarca Sergio, a questo punto, scrisse a Papa Onorio (626-638), chiedendogli
di sottoscrivere il fatto che non si potessero affermare due operazioni in
Cristo, figlio di Dio, ottenendo una sorta di parere positivo dal Pontefice,
giustificato sulla base dell’assunzione della natura umana nella Divinità. A
questo punto l’imperatore Eraclio, forte di ciò, promulgò un formulario dottrinale
in cui imponeva il monotelismo come verità dottrinale della religione ufficiale
dell’Impero (il Cristianesimo). Il successore di Onorio (Martino I, 649-655) si
affrettò a convocare un sinodo nel Laterano (649) a cui partecipò anche san
Massimo il Confessore (580-662), che fu strenuo difensore dell’ortodossia
cattolica contro questa nuova tremenda eresia. Purtroppo sia Papa Martino che
san Massimo furono esiliati e a quest’ultimo, per essersi rifiutato di aderire
alle dottrine ereticali monotelite, furono tagliate la lingua e la mano destra.
Solo con il terzo Concilio di Costantinopoli avvenne la definitiva condanna del
monotelismo e dei suoi antesignani (papa Onorio compreso). Prima di analizzare
tale Concilio, è bene riportare almeno brevemente quanto circa 30 anni prima
aveva già sancito il sinodo Lateranense (31 Ottobre 649), riportando la sua
confessione di fede.
“(Crediamo) un solo e medesimo Cristo, Figlio, Signore, Unigenito, (a partire) da due nature e in due nature, fattosi conoscere senza confusione, senza mutazione, senza divisione, senza separazione […]- E come crediamo di Lui le nature unite senza confusione e separazione, così crediamo anche che siano due le volontà naturali, divina e umana, e due le capacità operative naturali, divina e umana, per una conferma integra e completa che Egli, il medesimo e unico Signore nostro Gesù Cristo, è per natura Dio perfetto e realmente uomo perfetto - eccetto il solo peccato - per volere e operare divinamente e umanamente la nostra salvezza, come dal principio i profeti (dissero) di lui e lo stesso Gesù Cristo ci insegnò e il Simbolo dei nostri santi Padri ha trasmesso e chiaramente tutti i santi e universali cinque sinodi e tutti gli esimi araldi della Chiesa cattolica hanno trasmesso” (Denz 500).
Si badi bene all’affermazione esplicita di due volontà naturali e due capacità operative naturali e anche all’esplicitazione che Gesù fu realmente uomo perfetto. Tale non potrebbe essere un appartenente alla razza umana che difettasse del dono che più di tutti ci rende distinti dagli animali, simili a Dio e ci consente di esprimere la libertà: l’umana volontà. Se Gesù non l’avesse realmente avuta, non solo non sarebbe stato veramente uno di noi, ma la Redenzione sarebbe completamente nulla e inesistente. Per redimere l’uomo peccatore, infatti, era necessaria l’operazione di un uomo integro e perfetto; e perché questa Redenzione potesse essere eterna e infinita ed anche riparare la dignità del Soggetto offeso dal peccato, era necessario che tale sacrificio fosse offerto da un Dio. L’una e l’altra caratteristica erano perfettamente presenti nell’Uomo-Dio Cristo Gesù e questo la Chiesa ha sempre insegnato e difeso. Massimo il Confessore, Papa Martino e il vescovo Sofronio, che soffrirono durissimamente per difendere questa verità, sono ora venerati come Santi nella Chiesa cattolica proprio per la loro strenua opera di contrasto all’eresia monotelita. Vedremo come tutto ciò fu definitivamente sancito dal terzo Concilio di Costantinopoli. Per ora contempliamo gli esempi di questi campioni dell’ortodossia, lasciandoci edificare dal loro coraggio e ricordando che la sana e retta dottrina non è questione teorica o di cavilli. Distrutta che fosse, si dovrebbe negare la verità e l’efficacia di ciò che Dio ha operato per la nostra salvezza. Ma questo, grazie a Dio, nonostante le astuzie e le insidie sataniche (da cui nessuno è al riparo), mai è stato e mai sarà.
“(Crediamo) un solo e medesimo Cristo, Figlio, Signore, Unigenito, (a partire) da due nature e in due nature, fattosi conoscere senza confusione, senza mutazione, senza divisione, senza separazione […]- E come crediamo di Lui le nature unite senza confusione e separazione, così crediamo anche che siano due le volontà naturali, divina e umana, e due le capacità operative naturali, divina e umana, per una conferma integra e completa che Egli, il medesimo e unico Signore nostro Gesù Cristo, è per natura Dio perfetto e realmente uomo perfetto - eccetto il solo peccato - per volere e operare divinamente e umanamente la nostra salvezza, come dal principio i profeti (dissero) di lui e lo stesso Gesù Cristo ci insegnò e il Simbolo dei nostri santi Padri ha trasmesso e chiaramente tutti i santi e universali cinque sinodi e tutti gli esimi araldi della Chiesa cattolica hanno trasmesso” (Denz 500).
Si badi bene all’affermazione esplicita di due volontà naturali e due capacità operative naturali e anche all’esplicitazione che Gesù fu realmente uomo perfetto. Tale non potrebbe essere un appartenente alla razza umana che difettasse del dono che più di tutti ci rende distinti dagli animali, simili a Dio e ci consente di esprimere la libertà: l’umana volontà. Se Gesù non l’avesse realmente avuta, non solo non sarebbe stato veramente uno di noi, ma la Redenzione sarebbe completamente nulla e inesistente. Per redimere l’uomo peccatore, infatti, era necessaria l’operazione di un uomo integro e perfetto; e perché questa Redenzione potesse essere eterna e infinita ed anche riparare la dignità del Soggetto offeso dal peccato, era necessario che tale sacrificio fosse offerto da un Dio. L’una e l’altra caratteristica erano perfettamente presenti nell’Uomo-Dio Cristo Gesù e questo la Chiesa ha sempre insegnato e difeso. Massimo il Confessore, Papa Martino e il vescovo Sofronio, che soffrirono durissimamente per difendere questa verità, sono ora venerati come Santi nella Chiesa cattolica proprio per la loro strenua opera di contrasto all’eresia monotelita. Vedremo come tutto ciò fu definitivamente sancito dal terzo Concilio di Costantinopoli. Per ora contempliamo gli esempi di questi campioni dell’ortodossia, lasciandoci edificare dal loro coraggio e ricordando che la sana e retta dottrina non è questione teorica o di cavilli. Distrutta che fosse, si dovrebbe negare la verità e l’efficacia di ciò che Dio ha operato per la nostra salvezza. Ma questo, grazie a Dio, nonostante le astuzie e le insidie sataniche (da cui nessuno è al riparo), mai è stato e mai sarà.
