Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2017-10-29

L'uomo-Dio ebbe come noi una vera e libera volontà umana

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L’eresia monotelita, sostenuta dall’imperatore Eraclito e del patriarca di Costantinopoli Sergio, pur riconoscendo che in Gesù Cristo vi fossero due nature, quella divina e quella umana, riteneva che Egli agisse unicamente mediante la volontà divina. Simile eresia, strenuamente combattuta da papa Martino I e san Massimo il Confessore, rende completamente nulla e inesistente l’intera opera della Redenzione.


L’ultimo dei sei grandi Concili ecumenici dei primi secoli fu il terzo Concilio di Costantinopoli (681) che condannò una nuova e perniciosa eresia, la cui storia, peraltro, coinvolgendo anche un Pontefice (Onorio I) si vela di tratti a dir poco drammatici. L’eresia in questione è una sottile variante del monofisismo: il “monotelismo” (dal greco “monos”: uno e “telos”: fine o volontà). In sostanza i monotelisti (Sergio, Ciro di Alessandria, Pirro, Paolo e Pietro, Teodoro di Faran) affermano che pur essendo (in linea teorica) due le nature di Cristo - ed esse distinte e non confuse, secondo il dettato del Concilio di Calcedonia - tuttavia una sola è la volontà che muove le azioni e le operazioni di Cristo, ossia quella divina. Come nacque questa eresia? Nel VII secolo l’imperatore di Oriente Eraclio desiderava trovare un compromesso dottrinale che acquietasse i venti di eresia che ancora si agitavano nell’oriente cristiano. Il patriarca di Costantinopoli Sergio, per compiacerlo, individuò nella suddetta dottrina un possibile e fruttuoso compromesso, contro cui tuttavia si scagliò duramente il patriarca di Gerusalemme Sofronio che, assai giustamente, vedeva in tale posizione una nuova distruzione della realtà della santissima Umanità di Gesù e quindi - di nuovo - uno stravolgimento della corretta comprensione del dogma dell’Incarnazione. Il patriarca Sergio, a questo punto, scrisse a Papa Onorio (626-638), chiedendogli di sottoscrivere il fatto che non si potessero affermare due operazioni in Cristo, figlio di Dio, ottenendo una sorta di parere positivo dal Pontefice, giustificato sulla base dell’assunzione della natura umana nella Divinità. A questo punto l’imperatore Eraclio, forte di ciò, promulgò un formulario dottrinale in cui imponeva il monotelismo come verità dottrinale della religione ufficiale dell’Impero (il Cristianesimo). Il successore di Onorio (Martino I, 649-655) si affrettò a convocare un sinodo nel Laterano (649) a cui partecipò anche san Massimo il Confessore (580-662), che fu strenuo difensore dell’ortodossia cattolica contro questa nuova tremenda eresia. Purtroppo sia Papa Martino che san Massimo furono esiliati e a quest’ultimo, per essersi rifiutato di aderire alle dottrine ereticali monotelite, furono tagliate la lingua e la mano destra. Solo con il terzo Concilio di Costantinopoli avvenne la definitiva condanna del monotelismo e dei suoi antesignani (papa Onorio compreso). Prima di analizzare tale Concilio, è bene riportare almeno brevemente quanto circa 30 anni prima aveva già sancito il sinodo Lateranense (31 Ottobre 649), riportando la sua confessione di fede.
“(Crediamo) un solo e medesimo Cristo, Figlio, Signore, Unigenito, (a partire) da due nature e in due nature, fattosi conoscere senza confusione, senza mutazione, senza divisione, senza separazione […]- E come crediamo di Lui le nature unite senza confusione e separazione, così crediamo anche che siano due le volontà naturali, divina e umana, e due le capacità operative naturali, divina e umana, per una conferma integra e completa che Egli, il medesimo e unico Signore nostro Gesù Cristo, è per natura Dio perfetto e realmente uomo perfetto - eccetto il solo peccato - per volere e operare divinamente e umanamente la nostra salvezza, come dal principio i profeti (dissero) di lui e lo stesso Gesù Cristo ci insegnò e il Simbolo dei nostri santi Padri ha trasmesso e chiaramente tutti i santi e universali cinque sinodi e tutti gli esimi araldi della Chiesa cattolica hanno trasmesso” (Denz 500).
Si badi bene all’affermazione esplicita di due volontà naturali e due capacità operative naturali e anche all’esplicitazione che Gesù fu realmente uomo perfetto. Tale non potr
ebbe essere un appartenente alla razza umana che difettasse del dono che più di tutti ci rende distinti dagli animali, simili a Dio e ci consente di esprimere la libertà: l’umana volontà. Se Gesù non l’avesse realmente avuta, non solo non sarebbe stato veramente uno di noi, ma la Redenzione sarebbe completamente nulla e inesistente. Per redimere l’uomo peccatore, infatti, era necessaria l’operazione di un uomo integro e perfetto; e perché questa Redenzione potesse essere eterna e infinita ed anche riparare la dignità del Soggetto offeso dal peccato, era necessario che tale sacrificio fosse offerto da un Dio. L’una e l’altra caratteristica erano perfettamente presenti nell’Uomo-Dio Cristo Gesù e questo la Chiesa ha sempre insegnato e difeso. Massimo il Confessore, Papa Martino e il vescovo Sofronio, che soffrirono durissimamente per difendere questa verità, sono ora venerati come Santi nella Chiesa cattolica proprio per la loro strenua opera di contrasto all’eresia monotelita. Vedremo come tutto ciò fu definitivamente sancito dal terzo Concilio di Costantinopoli. Per ora contempliamo gli esempi di questi campioni dell’ortodossia, lasciandoci edificare dal loro coraggio e ricordando che la sana e retta dottrina non è questione teorica o di cavilli. Distrutta che fosse, si dovrebbe negare la verità e l’efficacia di ciò che Dio ha operato per la nostra salvezza. Ma questo, grazie a Dio, nonostante le astuzie e le insidie sataniche (da cui nessuno è al riparo), mai è stato e mai sarà.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.