IL BATTESIMO DEI BAMBINI
Da fare il più presto possibile...
Un importante argomento dogmatico, oggi più che mai attuale e urgente, è la tematica dei
sacramenti e della loro imprescindibile importanza e centralità nella vita
cristiana.
Relativamente a
tale problematica, le principali questioni dottrinali a cui la Chiesa cercò di
dare autorevole sistemazione dogmatica, sono databili nella prima metà del
secondo millennio. Prima di questa data abbiamo soltanto alcune pronunce
marginali circa la validità del battesimo amministrato dagli eretici e circa la
questione del battesimo “di necessità”, compresa l’importante questione del
battesimo dei bambini su cui ebbe a pronunciarsi espressamente nel 385 Papa
Siricio in questi termini: “desideriamo che i bambini – che a motivo della loro
età non possono ancora parlare – o coloro che, per qualsiasi necessità, hanno
bisogno dell’acqua del santo Battesimo, vengano soccorsi il più presto
possibile, per timore che – se uno lasciasse questo mondo privo del regno e
della vita per il fatto che gli è stata rifiutata la sorgente della salvezza da
lui desiderata – questo conduca a rovina le nostre anime” (Denz. 184).
L’affermazione è più importante di quanto possa sembrare a prima vista,
anzitutto perché testimonia la prassi molto antica, già ampiamente diffusa, del
Battesimo dei bambini e poi perché conferma la dottrina di origine evangelica
circa la perentoria necessità del battesimo per la salvezza. Gesù, al riguardo
disse: “se uno non rinasce da acqua e da Spirito Santo non può entrare nel
regno di Dio” (Gv 3,5) ed anche: “andate in tutto il mondo e predicate il
Vangelo ad ogni creature: chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non
crederà sarà condannato” (Mc 16,15-16). Il Pontefice, in questo senso, non fa
altro che confermare ciò che da sempre si era “sentito” e praticato nella coscienza
della Chiesa.
Sul tema del
battesimo dei bambini, peraltro, sarebbe dovuto nuovamente tornare in modo
autorevole Papa Innocenzo III nel 1201, rispondendo al vescovo di Arles Imberto
che chiedeva al Pontefice indicazioni riguardo alle disposizioni necessarie per
accedere al sacramento del battesimo nonché chiarimenti circa i suoi effetti.
Il tema è di forte attualità, perché alcune delle obiezioni alle quali il Papa
dovette rispondere riguardano la supposta inutilità di battezzare un bambino
oppure la illegittimità di conferire un sacramento senza (o, peggio, contro) la
libertà di chi lo riceve, come evidentemente accade nel battezzare una creatura
priva dell’uso della ragione. E’ bene pertanto mettersi attentamente in ascolto
delle acute risposte e argomentazioni del Pontefice. “Alcuni, infatti, affermano
che è inutile dare il battesimo ai bambini… Noi rispondiamo che il battesimo è
succeduto alla circoncisione… perciò, come l’anima di colui che era stato
circonciso non veniva eliminata dal suo popolo (cf Gen 17,14), così anche colui
che è rinato dall’acqua e dallo Spirito Santo ottiene l’ingresso nel regno dei
cieli […]. Occorre poi distinguere un
duplice peccato: quello originale e quello attuale. L’originale si contrae
senza consenso e l’attuale si commette con consenso. Perciò, l’originale che
viene contratto senza consenso, viene anche rimesso senza consenso per la forza
del sacramento. L’attuale, invece, che si contrae con consenso, non viene
affatto rimesso senza consenso. La pena del peccato originale è la privazione
della visione di Dio; invece la pena del peccato attuale è il supplizio eterno
della Geenna” (Denz 780).
La portata dottrinale di queste affermazioni
è straordinariamente rilevante. Battezzare un bambino non è affatto inutile,
perché senza il battesimo il bambino, qualora dovesse morire, va incontro alla
privazione della visione di Dio, ossia non
può, come afferma espressamente Gesù e come vi allude Innocenzo III,
“entrare nel regno di Dio” e "vedere il regno di Dio". Con il battesimo, infatti, non solo si realizzano i
limitati effetti dell’ebraica circoncisione - che ne era la prefigurazione
storica tipologica - ma viene realmente infusa la grazia santificante
realizzandosi la rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo. Inoltre non si
realizza nessuna violazione della libertà della persona né si amministra
invalidamente un sacramento mancando il consenso del diretto interessato. Come,
infatti, la colpa di origine viene trasmessa senza il consenso della creatura
concepita, così il sacramento che la toglie non necessita del consenso del suo
destinatario. E come sarebbe assurdo parlare di “libertà violata” per il fatto
di essere stati macchiati della colpa di origine, allo stesso modo lo sarebbe
nel caso vi si ponga, con questo sacramento, rimedio. Sarebbe come se per
curare un bambino, affetto da malformazione congenita bisognasse aspettare che
esprimesse il proprio consenso alle cure! Essendo la colpa d’origine una
mortale infermità dell’anima, non solo è lecito e opportuno, ma è addirittura doveroso
intervenire quanto prima perché essa sia sanata e guarita e ne siano
scongiurate le pestifere e nefaste conseguenze.
Il Catechismo di San Pio X al riguardo era assai chiaro:
“303. I genitori o chi ne tiene il luogo, quando debbono mandare il bambino al Battesimo?
I genitori o chi ne tiene il luogo, debbono mandare il bambino al Battesimo non più tardi di otto o dieci giorni; anzi conviene assicurargli subito la grazia e la felicità eterna, potendo egli molto facilmente morire.”
Suggerisco vividamente ai lettori del mio blog, di tornare a questa sana consuetudine che anche se - assai sciaguratamente - abbandonata, non cessa di essere oltremodo raccomandata e apportatrice di grazie immense, sia al bambino battezzato quanto prima che ai genitori capaci ancora di credere all'importanza fondamentale di farlo quanto prima, nonostante prassi, pareri e a volte (malsani) consigli contrari...