Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2019-02-13

L'unità e unicità della Chiesa cattolica non può essere distrutta

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La “Dominus Iesus” offre delucidazioni importanti e utili a dirimere alcune questioni rimaste aperte sul tema dell’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa.



L’unica Chiesa cattolica, in perfetta continuità con quella costituita dal suo nucleo primordiale, rappresentato dai dodici apostoli, è esplicitamente dichiarata, parafrasando un passo della prima lettera di san Paolo a Timoteo, “colonna e fondamento della verità”, che in essa si trova nella sua pienezza e senza possibilità di errore alcuno. La dichiarazione Dominus Iesus, riprendendo una dottrina tradizionale messa in tempi recenti leggermente in ombra per esaltare alcuni aspetti più prettamente misterici e teologici della Chiesa, afferma inoltre che la Chiesa è “costituita e organizzata in questo mondo come società”. Non è dunque una compagine eterea, sparuta che non si sa bene dove stia e cosa faccia; ha una sua struttura esterna ben visibile e localizzabile. Ed è appunto a questo proposito che viene spiegato il senso della famosa espressione dell’ottavo capitolo della Lumen gentium, dove si afferma che l’unica Chiesa di Cristo sussiste nella [“subsistit in”] Chiesa cattolica. Tale straordinaria espressione, densa di profondissime implicanze, serve da un lato a ribadire l’impossibilità di minare e distruggere l’unità e l’unicità della Chiesa cattolica che, nonostante le reiterate lacerazioni e perfino dolorose e scandalose divisioni tra i cristiani, continua appunto ad esistere pienamente nella Chiesa cattolica; dall’altro, che al di fuori dei suoi confini visibili, ossia della sua compagine strutturata appunto come società, possono esistere elementi di santificazione e di verità e ciò in misura tanto maggiore quanto minore è il grado di rottura della piena comunione (gerarchica e dottrinale) con la santa Chiesa cattolica. Fermo restando, tuttavia, che anche per queste ultime il loro valore deriva dalla stessa pienezza di grazia e verità che esiste nella Chiesa cattolica. Questo principio è simile a quello in base al quale si afferma la possibilità di salvezza anche al di fuori dei confini visibili della Chiesa e ciò - ferma restando l’ignoranza invincibile della conoscenza della necessità della Chiesa per la salvezza - grazie all’opera di redenzione universale e oggettiva realizzata dall’unico sacrificio di Cristo, i cui effetti si spandono su tutti gli uomini per la mediazione sacramentale ed universale della Chiesa stessa, che, prega - anche durante il sacrificio eucaristico - non solo per i suoi figli e membri effettivi, ma anche per “tutti gli uomini che cercano Dio con cuore sincero” (cf Messale Romano, Preghiera eucaristica IV).
Detto questo, si precisa che l’unica Chiesa di Cristo che sussiste nella Chiesa cattolica, è governata dal Successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui. Corollario necessario e imprescindibile di questa importante affermazione è il dovere da parte di tutti i membri della Chiesa - per essere e conservarsi tali - di mantenere sempre integra e intatta la comunione con il Sommo Pontefice, con il proprio vescovo diocesano e con tutto il corpo episcopale riunito in collegio cum Petro et sub Petro. Quando solo questa comunione mancasse - in particolare quella con il Successore di Pietro (come nel caso delle Chiese ortodosse) - ma fosse custodita la successione apostolica e quindi un’eucaristia valida (insieme agli altri sacramenti) è possibile chiamare tali comunità cristiane con il nome di “vere Chiese particolari”, anche se non in piena comunione con l’unica Chiesa di Cristo. Quando invece mancasse un episcopato valido ed una “vera, integra e genuina sostanza del mistero eucaristico”, il nome di Chiese non potrebbe essere dato con verità e legittimità a tali comunità cristiane.
In una non marginale nota del testo, la Dichiarazione chiarisce, peraltro, che la retta interpretazione della formula “subsistit in” esclude in maniera categorica e tassativa la possibilità di ammettere che l’unica Chiesa di Cristo possa sussistere al di fuori dei confini della Chiesa cattolica, perché tale espressione serve appunto a negarlo, concedendo peraltro - come doveroso - che al di fuori della compagine visibile di essa esistano degli “elementa Ecclesiae” (“elementi di Chiesa”) che tuttavia, per la loro intrinseca natura, tendono e conducono verso la Chiesa cattolica.
Ultime fondamentali precisazioni sul tema dell’unità della Chiesa da parte della dichiarazione in esame sono l’affermazione, da un lato, che l’unica Chiesa di Cristo non può e non deve immaginarsi come la somma (algebrica) di tutte le Chiese e comunità ecclesiali; dall’altro che non è affatto vero che, stante le divisioni e lacerazioni della compagine visibile del corpo ecclesiale storicamente succedutesi, l’unica Chiesa di Cristo non esista più da nessuna parte e che possa solo essere oggetto di una non meglio precisata ricerca da parte di tutte le Chiese e comunità di Cristo. Ciò perché, come concludendo si ribadisce, gli elementi che costituiscono l’unica Chiesa di Cristo sussistono congiunti nella loro pienezza (senza poter essere intaccati) solo nella Chiesa cattolica.
Ciò non toglie che la divisione tra i cristiani sia una grande ferita per la Chiesa; ed anche se ciò non la priva, come visto, della sua unità, tuttavia, in quanto scandalo, è di grave ostacolo al compimento della sua missione e alla realizzazione piena nella storia della sua cattolicità.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.