"Egli per te si è fatto oggetto di disprezzo. Il più bello tra i figli degli uomini è divenuto per la tua salvezza il più vile degli uomini, disprezzato, percosso e in tutto il corpo ripetutamente flagellato, e morente perfino tra i più struggenti dolori sulla croce" su cui domina Innocente, ma carico dei peccati del mondo
Il mistero adorabile della Passione e Morte di nostro Signore Gesù Cristo, con tutto il suo carico di ingiustizie, inumana violenza, apparente assurdità, interroga e provoca ormai da duemila anni le intelligenze e le coscienze di credenti e non credenti. Un uomo giusto che soffre e muore ingiustamente, di per sé, attira sempre la simpatia, il rispetto e la stima di chiunque. Il grande Socrate, che pur di rimanere fedele ai suoi ferrei princìpi di lealtà alle leggi della Polis preferisce bere la cicuta piuttosto che tradire o scendere a compromessi, è l’emblema “laico” di tale dramma. Gesù, per chi lo considera semplicemente un grande uomo anche se Fondatore della più importante religione monoteista, ne rappresenta il formidabile esempio “religioso”. A detta anche dei “laici” onesti, infatti, un uomo che insegna quel che Lui ha insegnato e che è coerente fino in fondo con i suoi princìpi di perdono e di non rispondere alla violenza con la violenza, non può che essere degno di tutta l’ammirazione e il rispetto possibili. Ma, per noi credenti, per noi che crediamo veramente - con il centurione presente sotto la croce - che “veramente quest’uomo è il figlio di Dio” (cf Mc 15,39) basta questo per leggere il mistero della Passione e Morte di Gesù, oppure c’è necessariamente anche qualche altra cosa o forse molto ancora da comprendere, scoprire e meditare?
Se la Passione e Morte di Gesù è atto non solo predisposto e voluto da Dio per la nostra salvezza, ma anche atto Divino in senso stretto (perché compiuto dal Figlio di Dio fatto uomo), è evidente che il carico di rivelazione che porta con sé è grande tanto quanto la stessa divina Maestà e non esiste mente umana che possa comprenderne tutti gli infiniti aspetti di perfezione, ordine e santità. Tuttavia, forti della Rivelazione, possiamo provare ad entrare addentro questo grande mistero per coglierne almeno qualche aspetto utile alla nostra meditazione, alla nostra crescita e, soprattutto, alla nostra vita cristiana.
Sappiamo fin dai tempi del catechismo per l’iniziazione cristiana che “Cristo è morto per i nostri peccati e per donarci la salvezza”. Una frase che abbiamo ascoltato e forse ripetuto tante volte. Ma, chiediamoci: comprendiamo bene cosa significa quest’espressione? Molti pensatori e teologi non hanno avuto paura di lasciarsi provocare, oserei dire sconvolgere, da un mistero tanto tremendo e apparentemente assurdo. I racconti della Passione di tutti i Vangeli descrivono, con linguaggio sobrio anche se eloquente, tutti i tormenti a cui fu sottoposta la santissima Umanità del Salvatore. Alcuni santi, molti dei quali canonizzati dalla santa Chiesa, hanno ricevuto da Dio la grazia di poter vedere alcune scene della Passione e della Crocifissione e di raccontarcele, colorendo in questo modo di tinte assai forti, dolorose e drammatiche le asciutte descrizioni degli evangelisti. Anche l’arte pittorica, la scultura e, in tempi più recenti, la televisione e la cinematografia hanno cercato in vari modi, più o meno felici, di dare una rappresentazione anche sensibile del dramma e dei dolori del Figlio di Dio fatto uomo, con l’intento di provocare in noi la domanda: perché? Che senso ha tutto ciò? Che significa? Cosa annuncia? Cosa rivela?
La santa Chiesa cattolica, illuminata dalla luce dello Spirito Santo, in modo chiaro e puntuale ha sempre predicato che l’uomo ha bisogno di essere salvato, che Gesù Cristo è l’unico suo Salvatore e che la nostra salvezza è opera che Egli ha compiuto con la sua Passione e Morte, lasciando alla Chiesa il compito di annunciarla e di comunicarla in modo vero ed efficace attraverso i sacramenti a chi crede nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. Rimane però la domanda: perché tutto ciò è avvenuto attraverso una tale e tanta carneficina, un colossale bagno di sangue, un’inumana distruzione sistematica, crudele e meticolosa di un corpo straziato da innumerevoli ferite, umiliato fino all’inverosimile, saziato di ogni sorta di dolori?
Perché Egli ha preso su di sé il peccato e i peccati del mondo. Il male morale è il generatore misterioso ma quanto mai attivo ed efficace di ogni sorta di male che possiamo vedere nel mondo: dal male fisico alla violenza, dal male psichico al disordine nel creato, dal male spirituale alla morte. Gesù ha voluto che tutta la mole immensa di male prodotto dalla libera volontà dell’uomo separata da quella Divina si scaricasse sulla sua persona per essere distrutto dal suo amore e aprire all’uomo la via di uscita dal vortice di morte che il male medesimo genera. La Passione, dai padri della Chiesa, è stata descritta come una trappola divina ordita contro il nemico della nostra salvezza. Egli ha osato - con la Divina permissione (ovviamente), che sapeva cosa avrebbe comportato la Passione e Morte di Gesù - stendere le mani contro l’Innocente, contro Colui che, essendo privo di peccato originale e attuale, non doveva e non poteva essere colpito da nessuno dei mali generati dal peccato. Per l’ingiustizia compiuta dal diavolo, tutti coloro che, caduti nella trappola terribile del peccato e sotto la sua schiavitù, non possono e non riescono a liberarsene, sono liberati alla sola condizione di invocare l’unico Salvatore. Che tra l’altro, essendo Dio, riparò la Divinità dell’offesa arrecata dal peccato dell’uomo con la stessa dignità del soggetto offeso. Facendo così la pace tra l’uomo e Dio e riaprendo le sorgenti della Grazia e una vita di amicizia e comunione con Lui. Strabiliante, meravigliosa, divina. Ecco l’opera del Signore.
