Novembre: mese dedicato alle Anime Sante del Purgatorio
“Non vogliamo, o fratelli, che ignoriate
la condizione di quelli che dormono nel Signore, affinché non siate tristi come
quelli che non hanno speranza” (1Ts 4,12). La verità a riguardo dei defunti
mette in mirabile luce l’accordo della giustizia e della bontà in Dio, sicché
anche i cuori più duri non resistono alla caritatevole pietà che questo accordo
ispira, e, nello stesso tempo, offre la più dolce delle consolazioni al lutto
di quelli che piangono
L’ESPIAZIONE DEL PECCATO
Se
la fede ci insegna che esiste un purgatorio dove i peccati da espiare
costringono i nostri cari, ci insegna anche che noi possiamo essere loro di
aiuto (Concilio di Trento, Sess. XXV)
ed è teologicamente certo che la loro liberazione, più o meno sollecita, è
nelle nostre mani. Ricordiamo qui qualche principio di natura, per chiarire la
dottrina.
Ogni
peccato causa al peccatore due danni, perché insudicia l’anima e la rende
passibile di castigo. Dal peccato veniale, che implica un semplice disgusto del
Signore e la cui espiazione dura soltanto qualche tempo, si arriva alla colpa
mortale, che implica difformità e rende il colpevole oggetto di abominio
davanti a Dio, sicché la sanzione non può essere che un bando eterno, se l’uomo
non previene col pentimento, in questa vita, la sentenza irrevocabile. Tuttavia, cancellando il peccato mortale si evita la dannazione: ma non si cancella il debito che si contrae con la Divina Giustizia. E’ vero che un’eccezionale
sovrabbondanza della grazia sul prodigo può talvolta, come avviene regolarmente
nel battesimo e nel martirio, sommergere nell’abisso dell’oblio divino anche
l’ultima traccia di peccato; ma è cosa normale che, in questa vita o
nell’altra, la giustizia sia soddisfatta per ogni peccato.
IL MERITO
In
opposizione al peccato qualsiasi atto di virtù porta al giusto un doppio
profitto: merita per l’anima un nuovo
grado di grazia mentre soddisfa per la
pena dovuta per i peccati passati -nella misura di una giusta equivalenza- che
davanti a Dio spetta alla fatica, alla privazione, alla prova accettata, alla
libera sofferenza di uno dei membri del suo Figlio prediletto.
Ora,
mentre il merito non si può cedere e resta cosa personale di chi lo acquista,
la soddisfazione si presta a spirituali transazioni come moneta di scambio,
potendo Dio accettarla come acconto o come saldo in favore di altri – chi è
disposto a cedere può essere di questo mondo o dell’altro – alla sola
condizione che chi cede deve lui pure, in forza della grazia, far parte del
Corpo mistico del Signore, che è unito nella carità ( 1Cor 12,27).
Come
spiega Suarez nel trattato dei Suffragi,
tutto ciò è conseguenza del mistero della Comunione dei santi. Penso che questa soddisfazione dei vivi per i morti vale in
giustizia ( esse simpliciter de iustitia)
ed è accettata secondo tutto il suo valore e secondo l’intenzione di colui che
l’applica, sicché, per esempio, se la soddisfazione che deriva dal mio atto,
serbata per me, mi valesse in giustizia la remissione di quattro gradi di
purgatorio, ne rimette altrettanti all’anima per la quale mi piace offrirla ( De suffragiis, sectio iv).
LE INDULGENZE
E’
noto come la Chiesa in questo assecondi il desiderio dei suoi figli e, con la
pratica delle Indulgenze, metta a disposizione della loro carità un tesoro
inesauribile al quale di epoca in epoca le soddisfazioni sovrabbondanti dei
Santi si aggiungono a quelle dei martiri, a quelle di Maria Santissima e alla
riserva infinita delle sofferenze del Signore. Quasi sempre la Chiesa permette
che queste remissioni di pena concesse col suo potere diretto ai viventi siano
applicate ai morti che non appartengono più alla sua giurisdizione, per modo di suffragio, nel modo cioè che
abbiamo veduto. Per cui ogni fedele può offrire a Dio, che lo accetta, il suffragio o soccorso delle proprie
soddisfazioni. E’ sempre la dottrina di Suarez, il quale insegna pure che
l’Indulgenza ceduta ai defunti nulla perde dell’efficacia e del valore che
avrebbe per noi che siamo ancora in vita.
Le
Indulgenze ci sono offerte dappertutto e in tutte le forme e dobbiamo saper
utilizzare questo tesoro, ottenendo misericordia alle anime in pena. Vi è
miseria più toccante della loro? E’ così pungente che nessuna miseria della
terra l’uguaglia e tuttavia così degna che nessun lamento turba il “fiume di
fuoco, che nel suo corso impercettibile le trascina poco a poco all’oceano del
paradiso” (Mons. Gay, Vita e virtù
cristiane. Della carità verso la Chiesa, 2). Per esse il cielo è impotente
perché in cielo non si merita più e Dio stesso, infinitamente buono, ma
infinitamente giusto, non può concedere la liberazione se non hanno
integralmente pagato il debito che le ha seguite oltre il mondo della prova (Mt 5,26). E il debito forse fu contratto
per causa nostra, forse insieme con noi, e le anime si volgono a noi, che
continuiamo a sognare i piaceri mentre esse bruciano, e potremmo con facilità
abbreviare i loro tormenti! Abbiate pietà
di me, abbiate pietà di me almeno voi che siete miei amici, perché la mano del
Signore mi ha raggiunto (Gb 19,21).
LA PREGHIERA PER LE ANIME DEL PURGATORIO
Lo
Spirito Santo non si contenta oggi di conservare lo zelo delle vecchie
confraternite, che nella Chiesa si propongono il suffragio dei trapassati,
quasi che il purgatorio rigurgiti più che mai per l’affluenza di moltitudini
precipitate in esso ogni giorno dalla mondanità del secolo, e forse per
l’approssimarsi del rendiconto finale e universale, che chiuderà i tempi.
Suscita infatti nuove associazioni e anche famiglie religiose con l’unico
compito di promuovere in ogni maniera la liberazione o il sollievo delle anime
sofferenti. In quest’opera di nuova redenzione dei prigionieri vi sono
cristiani che si espongono e si offrono a prendere sopra se stessi le catene
dei fratelli, rinunciando totalmente, come a tale scopo è consentito, non solo
alle proprie soddisfazioni, ma anche ai suffragi che potessero ricevere dopo la
morte: atto eroico di carità questo, che non deve essere compiuto senza
riflessione, ma che la Chiesa approva, perché molto glorifica il Signore e
perché il rischio che si corre di un ritardo temporaneo nella felicità eterna
merita al suo autore di essere per sempre più vicino a Dio, in terra con la grazia
e in cielo con la gloria.
Se
i suffragi del semplice fedele sono così preziosi, sono molto più preziosi
quelli della Chiesa intera nella solennità della preghiera pubblica e
nell’oblazione dell’augusto sacrificio, in cui Dio soddisfa a se stesso per ogni
peccato degli uomini! Come già la Sinagoga (2Mac 12,46), la Chiesa fin dalla sua origine ha pregato per i morti.
Mentre onorava con azioni di grazie i suoi figli martiri nell’anniversario del
loro martirio, ricordava con suppliche l’anniversario della morte degli altri
suoi figli, che potevano non essere ancora giunti al cielo. Nei sacri Misteri
pronunciava quotidianamente il nome degli uni e degli altri col doppio scopo di
lode e di supplica; e come, non potendo ricordare in ogni Chiesa particolare tutti
i beati del mondo intero, tutti li comprendeva in un unico ricordo, così, dopo
le raccomandazioni relative al giorno e al luogo, ricordava i morti in
generale. Chi non aveva parenti, né amici, osserva sant’Agostino, non restava
privo di suffragio, perché riceveva, per ovviare alla loro mancanza, le
tenerezze della Madre comune ( De cura
pro mortuis).
SANT’ODILONE
Siccome
la Chiesa aveva sempre seguito la stessa linea nel ricordare i beati e i morti,
era da prevedersi che l’istituzione di una festa di tutti i Santi avrebbe
portato con sé l’attuale Commemorazione dei defunti. Nel 998, secondo la
Cronaca di Sigeberto di Gembloux, l’abate di Cluny, sant’Odilone, la istituì in
tutti i monasteri da lui dipendenti, stabilendo che fosse sempre celebrato il
giorno dopo la festa dei Santi. Egli rispondeva così alle rampogne dell’inferno
che, con visioni – che troviamo ricordate nella sua vita – accusava lui e i
suoi monaci di essere i più intrepidi soccorritori di anime che le potenze
dell’abisso avessero a tenere nel luogo di espiazione. Il mondo applaudì al
decreto di sant’Odilone, Roma lo adottò e divenne legge per tutta la Chiesa
latina.
I
greci fanno una prima Commemorazione dei morti nella vigilia della nostra
domenica di Sessagesima, che per essi è di fine carnevale o di Apocreos, nella quale ricordano la
seconda venuta del Signore. Essi danno il nome di Sabato delle anime a quel giorno e al sabato precedente la
Pentecoste, in cui di nuovo pregano solennemente per tutti i morti.
DAVANTI
A DIO TUTTO SI PAGA
Un giorno padre Pio celebrò la santa
Messa in suffragio del papà di un suo confratello. “Stamattina l’anima del tuo papà è entrata in Paradiso”. Il
confratello ne fu felicissimo, e tuttavia disse a padre Pio: “Ma, padre, il mio
buon papà è morto trentadue anni fa!”. “Figlio
mio – gli rispose il padre – davanti
a Dio tutto si paga!”.
PREGARE
PER I DEFUNTI
In un’apparizione Gesù disse a santa
Gertrude: “Io provo un grandissimo piacere per le preghiere a Me rivolte a
favore dei defunti; soprattutto quando sono fatte con devozione. Esse
ridiscendono ad ogni istante sulle Anime del Purgatorio, come una rugiada
benefica che mitiga e addolcisce le loro pene ed abbrevia il tempo della loro
prigionia”.