Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2021-05-15

Profanazione della santità del corpo e della sacralità della famiglia

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Il vizio della lussuria distrugge la sacralità della famiglia e profana la santità del corpo





Una tra le tante possibili distinzioni degli aspetti del vizio capitale della lussuria può rilevarsi in base all’ambito formalmente e direttamente leso dai singoli atti impuri, vale a dire la santità del corpo umano in quanto tempio dello Spirito Santo oppure la santità del sacramento del matrimonio e la sacralità della famiglia. 
Negli ultimi quarant’anni si è assistito a un crescente, progressivo e sempre più virulentemente aggressivo attacco alla famiglia fondata sul matrimonio, in barba, peraltro, alla stessa Costituzione “laica” italiana che, nell’art. 29, sancisce solennemente la tutela e la promozione della famiglia fondata sul matrimonio. La rivoluzione sessuale e il femminismo di fine anni ’60, preparati, a livello culturale, dal boom della musica rock con la sua carica di trasgressività e contestazione sistematica dei valori “tradizionali” e di ogni forma – anche legittima – di autorità, hanno rappresentato l’apripista per fenomeni culturali e, purtroppo, anche giuridici che qualcuno continua, orgogliosamente, a chiamare “conquiste della civiltà”. Il primo terremoto istituzionale fu la legge Fortuna del 1970, che sancì, contestualmente, la legittimità del divorzio e l’abolizione del reato di adulterio. Contemporaneamente il fenomeno del libertinaggio sessuale, propagandato sotto i suadenti cartelli del “vietato vietare”, faceva strage dell’aurea virtù della purezza e distruggeva il sacrosanto valore della verginità, e, sia pur indirettamente, metteva ulteriore “carne sul fuoco” alle spinte, già di per sé forti e insistenti, verso la liberalizzazione del crimine dell’aborto, puntualmente avvenuta con la sciagurata legge 194 del 1978. Altro passaggio essenziale verso la dissoluzione culturale dell’istituto familiare è stata la massiccia e progressiva diffusione delle libere convivenze (ovviamente fomentata e favorita dal libertinaggio sessuale), fino a giungere alla pretesa di “legalizzare” non solo queste ultime, ma anche le unioni tra persone dello stesso sesso, ultima tappa di un progetto studiato a tavolino negli ambienti gay, che dal “coming out” (cominciato timidamente negli anni ‘80-’90 e letteralmente esploso con i “gay-pride” a cavallo tra la fine del vecchio e l’inizio del nuovo millennio), attraverso la liberalizzazione e il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, vorrebbe giungere (e, in alcune nazioni, già lo ha fatto) al riconoscimento del titolo di “famiglia” a queste unioni, con annessi diritti sia di adozione sia di concepimento e filiazione “naturale” attraverso l’uso delle tecniche di fecondazione assistita. Tutte le forme di lussuria coinvolte in questi fenomeni (adulterio, divorzio, fornicazione, atti impuri contro natura, etc.) costituiscono, oltre che gravissimi frutti di questo pessimo albero, altrettanti pesantissimi attacchi sia alla santità e indissolubilità del sacramento del matrimonio che alla sacralità dell’istituto che da questo sacramento nasce: la famiglia. Mentre questo articolo va in stampa è in esame nel Parlamento italiano, la cosiddetta legge sull’omofobia, che, se approvata nei termini e nei modi che qualcuno vorrebbe, impedirà di poter dire le cose suddette anche a titolo di verità morali di natura confessionale. Per cui oltre al dilagare della lussuria sfrenata, si vorrà costringere i discepoli di Cristo al silenzio, con norme ambigue ed equivoche che lasciando largo margine discrezionale all'autorità giurisdizionale potranno essere adoperate in maniera "disinvolta" e vessatoria (già in Europa si è registrati qualche caso del genere). Siamo certi tuttavia, che insieme ad una sincera e doverosa carità e dolcezza nei modi di porsi, sempre attenti a cercare di far comprendere le ragioni profonde del male di certi comportamenti e sempre distinguendo rigorosamente tra la gravità del peccato (sempre da denunciare con chiarezza) e la persona del peccatore (sempre da accogliere, non giudicare, amare ed aiutare nel cammino), non mancherà ai discepoli di Cristo il coraggio, la forza e l’onore per tenere alta, senza farsi punto intimidire, la bandiera della fede e della verità.
I comportamenti che, fuori di questi ambiti, sono espressioni comunque di lussuria, ledono la santità e la sacralità del corpo umano, giustamente definito, da san Paolo, tempio dello Spirito Santo (cf 1Cor 6,19) e gravemente offeso dalla ricerca del piacere in modo solitario, dalla sessualità compiuta, in qualunque forma anche minima, fuori del sacramento del matrimonio, dal dilagare di nudità e pornografia e dalla piaga, ormai profondamente radicata nell’Occidente, delle mode (a dir poco) invereconde. I discepoli di Cristo, anche a questo, possono e devono rispondere, con la gioia sul volto, con una rinnovata e convinta professione verbale e pratica di purezza, non avendo alcuna paura, come tutti i recenti Pontefici hanno raccomandato (ai giovani specialmente), di camminare controcorrente. Solo il coraggio di eroici testimoni, pagato quanto meno con scherni e derisioni, avrà la dirompente e pacifica forza di rompere il muro della connivente omertà e, come già avvenne 2000 anni fa, tornerà a far risplendere con la forza persuasiva dell’amore, lo splendore aureo e angelico della castità e della purezza, che inesorabilmente attrarrà molti con il suo divini profumo e tornerà ad essere il modello perseguito non solo dai singoli, ma dalla stessa società.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.