Una donna ben vestita parla del Paradiso solo con la sua presenza
1.
Premesse
Con i termini “pudore” e “modestia” si fa
riferimento ad alcuni aspetti particolari della virtù cristiana della purezza,
inerenti il rapporto che ciascuno di noi ha con il proprio corpo, il quale,
come affermano sociologi, filosofi e psicologi, è un elemento costitutivo e
determinante delle nostre relazioni umane. Il pudore è un atteggiamento volto a
custodire e preservare l’intimità della persona e del suo corpo, in tutti i suoi
atti; la modestia, invece, si riferisce in particolare al modo (da cui modestia)
con cui una persona si veste. Dire che oggi viviamo in una società che ha fatto
del culto, dell’ostentazione e del commercio del corpo un vero e proprio modo
generalizzato e condiviso di essere, fare e pensare sembra addirittura banale,
scontato e retorico; così come è noto che la nostra civiltà è stata definita “la civiltà dell’immagine”, anche per la
straordinaria diffusione e forza incisiva dei mezzi di comunicazione sociale:
cinema, televisione, Internet. Tutto questo ha creato “cultura” o, se si
preferisce, “costume”, imponendo comportamenti, modi di fare e mode nel vestire che, pur essendo
largamente praticati e condivisi, sono tuttavia assolutamente contrari alla morale
cattolica, come l’abbiamo ricevuta dalla Sacra Scrittura, dal Magistero della
Chiesa e dalla testimonianza dei santi. Qualcuno ha detto che uno dei segni
distintivi del vero cristiano è “camminare contro corrente”; e dato che i
nostri tempi sono stati autorevolmente definiti come “neopagani”, i seguaci di
Gesù devono prendere coscienza di trovarsi in una situazione analoga a quella
in cui i nostri fratelli si trovarono nei primi tre secoli. Allora imperava
un’altissima immoralità nei costumi, sia nella parte occidentale dell’Impero
romano che, ad Oriente, nella Grecia e nell’area ad essa attigua, patria e
culla, solo qualche secolo prima, del pensiero occidentale. In questo contesto
i cristiani imposero, con l’esempio e
con il sacrificio di moltissime vite, uno stile di vita e di costumi diametralmente opposto. A quei tempi si
commettevano non pochi scandali e oscenità, ma, a quanto sembra, si aveva una
certa riservatezza; non c’era il grado di sfacciata ostentazione che si può
osservare oggi praticamente dovunque. Parlando di questi tempi, la Madonna a Fatima profetizzò in modo lapidario: “Verranno certe mode che offenderanno molto
Gesù” e san Pio da Pietrelcina, quasi nello stesso periodo, riferendosi
agli scandali ed alle offese al pudore di cui allora si intravedeva appena
qualche timido prodromo diceva: “Non
potevamo nascere in un secolo peggiore!”.
2. Sacra
Scrittura e Magistero della Chiesa
A fianco ai numerosi passi
del Nuovo Testamento che condannano esplicitamente alcuni gravi peccati di
impurità quali la fornicazione (cioè i rapporti sessuali prima del matrimonio), l’adulterio, i rapporti contro natura
e l’omosessualità (si veda per la fornicazione, 1Cor 6,15-20; Gal 5,19-21; Col
3,5-6; Ef 5,3-5; per l’adulterio: Mt 5,27-31; Eb 13,4; per i rapporti contro
natura omo ed eterosessuali: Rm 1,24-28; Gd 1,5-7), esistono almeno due passi
di san Paolo che ammoniscono severamente di guardarsi dal profanare il proprio corpo. Si trovano nella prima lettera ai
Corinzi e nella prima lettera ai Tessalonicesi: “Fratelli il corpo non è per
l’impudicizia, ma per il Signore. Non sapete che i vostri corpi sono membra
di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una
prostituta? Non sia mai!” (1Cor 6,13); “La volontà di Dio è la vostra santificazione:
che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno
sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto
di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda o inganni in questa
materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di queste cose,
come vi abbiamo già detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma
alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo,
ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito” (1Ts 4,3-7). Per impudicizia,
san Paolo intende le offese al pudore (dal latino “pudere”, che significa “provare vergogna”), ovvero quel “senso di riserbo, vergogna e disagio nei confronti
di parole, allusioni, atti o comportamenti che riguardano la sfera sessuale”
(enciclopedia Treccani). Quando dunque si viola il riserbo dovuto a tutto ciò
che circonda la sfera sessuale con parole
(discorsi osceni), allusioni
(discorsi a doppio senso), atti o comportamenti (quali il vestire in
maniera indecente) si pecca di impudicizia. Più specificamente l’Apostolo
esorta a mantenere il corpo con santità e
rispetto, ricordando che Dio punisce
severamente (“è vindice”) qualunque mancanza relativa a questa materia e
raccomandando di non ingannare nessuno su questa materia, onde non incorrere, a
propria volta, nel castigo di Dio.
A questi chiari e molto espliciti
insegnamenti della Sacra Scrittura, va aggiunta la testimonianza ininterrotta
del Magistero della Chiesa e dei santi. Nel catechismo della Chiesa Cattolica
si legge: “Il pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore […].
Il pudore è modestia. Ispira la scelta
dell’abbigliamento. Conserva il silenzio o il riserbo là dove trasparisse
il rischio di una curiosità morbosa. Esiste un pudore del corpo che insorge,
per esempio, contro l’esposizione del corpo umano in funzione di una curiosità
morbosa in certe pubblicità o contro la sollecitazione di certi mass-media a
spingersi troppo in là nella rivelazione di confidenze intime. Il pudore detta
un modo di vivere che consente di resistere alle suggestioni della moda ed alle
pressioni delle ideologie dominanti […]. La permissività
dei costumi si basa su una erronea
concezione della libertà umana [...] Bisogna chiedere ai responsabili dell’educazione,
di impartire alla gioventù un insegnamento rispettoso della verità, delle
qualità del cuore e della dignità morale e spirituale dell’uomo” (cf CCC 2522,
2523, 2526). Il Catechismo di san Pio X ricordava, con la consueta semplicità e
chiarezza, che “il sesto comandamento ci ordina di essere casti e modesti negli
atti, negli sguardi, nel portamento e nelle parole, mentre il nono comandamento
ci ordina di esserlo anche nell’interno, cioè nella mente e nel cuore […]. Per
mantenerci casti conviene fuggire
l’ozio, la lettura dei libri e dei giornali cattivi, l’intemperanza, il guardare le immagini indecenti, gli
spettacoli licenziosi, le conversazioni pericolose e tutte le altre occasioni
di peccato (Catechismo Maggiore, 428 430).
3.
La voce dei testimoni della fede
Su questi argomenti, i santi convergono
all’unisono in un medesimo coro che eleva a Dio un magnifico canto di lode
della purezza e del pudore ed un accorato lamento per ogni trasgressione a
queste importanti virtù. Ci limiteremo a riportare gli esempi e gli insegnamenti
di alcuni maestri contemporanei, che hanno avuto modo di operare in un’Italia
già ampiamente ammorbata dal fetore delle nuove mode indecenti, contro cui si
sono scagliati con una severità non indifferente: si tratta del grande san Pio
da Pietrelcina, che era notoriamente severissimo
contro ogni anche lievissima mancanza al pudore ed alla modestia; del servo
di Dio don Dolindo Ruotolo (morto nel 1971) e di don Giuseppe Tomaselli,
sacerdote salesiano ed esorcista, morto in chiaro concetto di santità nel 1989
ed autore di una splendida collana di libretti ed opuscoli spirituali a
carattere divulgativo che tanto bene ha fatto a molte anime. Leggiamo anzitutto
alcuni fatti realmente accaduti
aventi come protagonista san Pio.
Una volta gli fu detto: “Padre, Lei sta esagerando con le donne… le manda via
anche con la gonna fino alle ginocchia! Niente confessione per loro!” – “Fino alle ginocchia?” – rispose il Padre
– “Vedrete, vedrete, si spoglieranno
anche per la strada!”. Una volta le suore di Foggia gli condussero le
giovanette del loro collegio, che avevano la gonna troppo corta. Le suore le
fecero mettere in ginocchio perché il Padre non le vedesse. Padre Pio passò,
non salutò nessuna di esse e nemmeno le suore, che rimasero molto male. Prima
di uscire il Padre si voltò e disse: “Non
vi vergognate? Andate a vestirvi”. Ad una donna che portava una maglia con le maniche corte (fino
all’avambraccio…) disse: “Ti segherei le
braccia… perché soffriresti di meno di quello che soffrirai in Purgatorio… le
carni nude bruceranno”. Quando gli confessavano peccati di impurità,
congedava i peccatori gridando loro: “Non
lordatevi!”. Si rifiutava di confessare un uomo, che gli mandò a chiedere
da un suo amico il perché. Il Padre rispose: “Digli che o si taglia le braccia, o si allunga le maniche della
camicia”. Infine si può narrare il seguente episodio (sicuramente sconcertante
per più di qualcuno). Una mattina un bambino di 11 anni si recò da Padre Pio
dicendogli: “Padre, il mio papà vi ricorda quella grazia, non dimenticate!”.
Rispose: “Chiama tuo padre, fammelo
venire”. “Papà, ti vuole padre Pio!”. Il papà si avvicina e Padre Pio gli
grida: “Maiale, non ti vergogni di far
vestire tuo figlio in quel modo? Calzoncini corti, e se lo vedesse qualche
ragazzina? Ricordati, noi pagheremo anche i peccati di pensiero fatti fare da
altri. Maiale che sei!”. Padre Pio, tuttavia, era praticamente solo in
questa battaglia, tant’è che un suo figlio spirituale scrisse: “La voce di
protesta contro la moda si leva solo dalla bocca di padre Pio. A Roma tutti i
sacerdoti chiudono gli occhi e passano avanti”. Al che il Padre rispondeva
ironicamente: “Il pesce puzza dalla
testa!...”.
Anche il servo di Dio, don Dolindo Ruotolo, era molto chiaro in tema di dignità e santità
del corpo umano e non esitava ad alzare la voce contro le mode invereconde. Nei
suoi scritti si legge testualmente: “Donna, tu sei creatura di Dio, creatura
nobilissima, anima unita al corpo per glorificare Dio e non lo zimbello o il
trastullo di uomini corrotti. Che cosa avvilente per te concentrarti talmente
nella cura del corpo da rendertene schiava e da farlo apparire quasi non più
come opera di Dio, ma come opera tua. Ogni moda, ogni ornamento immodesto, tu
li usi per mostrare la bellezza artificiale che riesci a imbastire col trucco;
e così, invece di glorificare Dio, lo offendi con le tue colpe. Sei forse sulla
terra per avvilirti così? Pensa che il giudizio di Dio è prossimo e che mentre
al corpo si apre la tomba, all’anima deve aprirsi il cielo. ‘Quando pensate al
vostro abbigliamento – scrisse Papa Pio XI – pensate anche, o donne, a come vi
ridurrà la morte!’. Dopo il peccato originale lo sguardo dell’uomo sarebbe
stato sconvolto dalla visione del corpo, per cui Dio ha voluto che il corpo fosse coperto. Tu dunque ti devi vestire
per nascondere la carne, non per mostrarla, ti devi vestire per ricordarti che
sei di Dio e che sei tempio dello Spirito Santo. Dio veste la sua creatura, Satana la spoglia,
perché essendo spirito immondo prova gioia in tutto ciò che è degradante. Una
donna immodesta è, per le strade, un trofeo che il diavolo sbandiera contro la
Redenzione. Una donna scandalosa non obbedisce a Dio, al Papa e ai sacerdoti,
ma solo a Satana ed ai vili manovratori della moda, pronta a portare d’estate
la pelliccia e ad andare scollacciata e con la gonna corta anche d’inverno. Non
dire, o povera creatura di Dio, che non puoi portare gonne sufficientemente
lunghe perché ti danno fastidio: se a importele fosse la moda, non esiteresti a
farlo. Ricorda che la moda immodesta ti rende praticamente la donna di tutti e
gli sguardi avidi degli uomini ti degradano tutte le volte che si posano su di
te con desideri impuri, così che tu diventi come una donna di strada,
offrendoti, per tua colpa, allo sguardo torbido di uomini viziosi e torni a
casa carica di colpe e di iniquità. Tu dici: ‘io soffro molto il caldo, ho
bisogno di andare vestita leggera, ho bisogno del fresco!’. Con questo
ragionamento, però, potresti ridurti come gli zulù dell’Africa e crederti
giustificata. Ma sappi che quando ti vesti in modo immodesto rinnovi gli
obbrobri che ridussero Gesù alla sua tremenda nudità piagata. Avrai il coraggio
di rinnovargli nel tuo corpo l’obbrobrio e la sofferenza della nudità? Copri il
tuo corpo, rivestiti di purezza e lenirai le piaghe di Gesù; donagli, in unione
alle sue sofferenze, il sacrificio di sopportare un po’ di caldo e la penitenza
di una rinuncia, fallo per amore e collabora con Lui alla salvezza delle anime,
per le quali ha versato il suo Sangue cercando almeno di non scandalizzarle”.
Don
Giuseppe Tomaselli, infine, nello splendido
opuscoletto “Moda femminile” scrive: “[Io,
Gesù] trattai con dolcezza la donna samaritana e toccai il cuore a Maria Maddalena.
Ma un giorno pronunziai queste parole di fuoco: ‘Guai a chi scandalizza
anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che
gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli
abissi del mare. Guai al mondo per gli
scandali!’ (Mt 18,6-7). Chi pronunzia queste parole è un Dio. il Giudice
Supremo dell’umanità che dovrà pronunziare la sentenza per ogni anima: Paradiso
o Inferno. O donna che segui la moda, ricorda che tutti gli sguardi dati a te
con malizia, in casa o fuori, sono peccati che si commettono imputabili più di
tutti a te, che ne sei la causa volontaria. Un giorno, quando la morte ti
strapperà al mondo e mi comparirai dinanzi per essere giudicata, vedrai le
colpe commesse dagli uomini a vederti in abito indecente, e tu stessa ne
resterai inorridita! Quale scusa presenterai a me? Guai a te, o donna, per il
tuoi scandali. Inutilmente i miei Sacerdoti alzano la voce ed espongono i sacri
avvisi nel Tempio. Quando vai in Chiesa, sapendo che il sacerdote non ti
darebbe la Sacra Particola a vederti a braccia nude e troppo scollata, per
l’istante della Comunione ti copri alla meglio e Mi ricevi. Uscita di Chiesa,
eccoti in giro vestita immodestamente: il tuo corpo che in Chiesa si è comunicato,
diventa lungo le vie, nei ritrovi, nella spiaggia e in casa, strumento di
Satana e incentivo al male [...]. Padri e madri di famiglia, ascoltate! Guai se
permettete ai vostri figli di dare scandalo! La responsabilità maggiore della
moda indecente pesa sopra di voi, o genitori, o perché ne date il triste
esempio, o perché siete troppo deboli nell’educazione delle figliole. Padri e
madri di famiglia, di questi peccati vi chiederò stretto conto: la cattiva
condotta delle vostre figlie deve pesare sulla vostra coscienza, se non avrete
fatto il possibile per impedire a loro la cattiva moda […]. Uno dei luoghi
preferiti da Satana è la spiaggia nel periodo estivo. L’abito indecente nella
spiaggia è la rovina morale di molte anime. Ma ciò che mi addolora di più è
vedere in spiaggia in libero costume delle donne che in casa sogliono pregare e
si accostano pure alla Mensa eucaristica. Costoro credono, nella loro cecità,
che l’abito indecente sia lecito per il fatto che molte persone lo adoperano:
ma il male è sempre male. Satana gode a vedere alla spiaggia le sue serve e già
conta di averle con sé nell’Inferno. Io, Creatore, ho dato una Legge Morale che
nessuno sulla terra è autorizzato a calpestare. Io chiederò conto ai registi,
alle artiste e a coloro che assistono alle loro scene invereconde. Mi rivolgo a
voi, anime a me care. Vestite sempre con modestia. Vedendo per via donne mal
vestite, pregate per loro, recitate un’Ave, affinché mia madre interceda per
loro. Beato chi ascolta la mia parola e la mette in pratica!”.
4. Non è tempo di vergognarsi del Vangelo…
Alcuni
gruppi di cattolici del Canada hanno lanciato una vera e propria “crociata per
la modestia”, suggerendo alle donne di vestire sempre in maniera “femminile”, con gonne almeno un palmo al
di sotto del ginocchio, maniche fino al gomito, niente scollature, niente
trasparenze o aderenze che mettano in risalto le forme femminili e capo velato
in Chiesa, rinunciando alle tenute maschili (cioè bandendo l’uso dei pantaloni) per amore
dell’Immacolata, amante della modestia e della sana e santa femminilità. Inoltre
prendono l’impegno di educare, con l’esempio e la parola, i figli, fin da
piccoli, ad imparare il pudore e la modestia, vestendoli in maniera conveniente
fin dalla tenera età. Se molte figlie di Dio seguissero queste indicazioni, che
costituivano prassi indiscussa nella
Chiesa primitiva, ben presto la nostra Europa tornerebbe ad essere la casa e la
culla della santa Fede cattolica ed il mondo tornerebbe a respirare il dolce
profumo della modestia, della castità e della purezza.