Non commettere atti impuri: cosa dice la Sacra Scrittura e cosa insegna la Chiesa sulla castità
Il sesto comandamento rappresenta senz’altro un tema di
scottante attualità. Dopo lo sciagurato 1968 e la “rivoluzione sessuale”, il
precetto “non commettere atti impuri” è stato letteralmente messo sotto i piedi
dalla quasi totalità degli uomini (compresi - purtroppo e disgraziatamente - non pochi battezzati, anche "praticanti"), che ritengono peraltro di
poter pacificare la coscienza grazie al beneplacito dell’odierna cultura
contemporanea, nudista, iper-erotizzata e pansessualista. Occorre anzitutto partire da un'elementare e semplicissima verità, da sempre professata dalla Chiesa (e prima di essa dalla Sacra Scrittura, cf Eb 13,8): ossia che Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre e che, su questa materia, la
Legge di Dio non si è mossa (e mai si muoverà) neppure di un millimetro. Guai quindi a lasciarsi "sviare da dottrine varie e peregrine" (Eb 13,9), specialmente se presentate con la scusa dell'aggiornamento e dell'adeguamento alla mutata mentalità dei tempi. Le
attuali disgraziate congiunture storico-culturali, per la verità, rendono solo estremamente
difficile (e in certi casi quasi eroica) una perfetta osservanza del sesto comandamento, ma nulla tolgono alla
sua cogente, immutata e immutabile obbligatorietà.
L’importanza di questo comandamento la si comprende alla luce
dell’estrema importanza che tutta la tradizione della Chiesa ha dato a questa
materia, per il semplice motivo che gli atti contrari a questo comandamento
sono sempre e comunque “gravi”. In base ad un antichissimo e tuttora valido adagio della teologia morale, infatti, "in re venerea non datur parvitas
materiae” ossia “in tema di piaceri venerei non esiste materia lieve”. Questo significa che tutti i peccati impuri sono, dal punto di vista oggettivo, sempre peccati gravi (dal più piccolo al più grande) e pertanto, nella misura in cui vengano commessi con piena avvertenza e deliberato consenso, sempre peccati mortali, cioè fanno perdere la grazia santificante ed espongono al pericolo dell'eterna perdizione. I peccati impuri, pur essendo sempre gravi, da un punto di vista oggettivo non sono i peccati più gravi di tutti (la bestemmia e l'aborto, solo per fare due semplici esempi, sono certamente tipologie di peccato più grave degli atti impuri), ma certamente i più frequentemente commessi. A causa dell'intenso e violento godimento che
provocano, infatti, sono quelli in cui si cade più spesso e più facilmente e pertanto sono essi, disgraziatamente, a procurare il maggior numero di "clienti" all’Inferno.
La Madonna a Fatima ammonì tutti noi, dicendo chiaramente ai pastorelli che “i peccati che portano più anime all’Inferno sono quelli della
carne” ed aggiungendo che sarebbero presto arrivate nel mondo mode che
avrebbero offeso molto Dio (cosa che ormai non ha bisogno di essere commentata, essendo tristemente sotto gli occhi di tutti). Sempre nel contesto delle apparizioni di Fatima, come è noto, avvenne la visione dell'Inferno da parte dei pastorelli e l'amarissima constatazione della Madonna che esso è tutt'altro che vuoto e popolato da povere persone che, oltre ad esservi cadute per questo peccato, in larghissima parte non credeva né alla sua esistenza, né all'esistenza del diavolo, né tantomeno alla possibilità di un'eterna ed irreversibile dannazione.
Questo comandamento è diretto alla
promozione e alla tutela della virtù della castità, che non è altro che la
capacità di vivere la sessualità in modo autenticamente umano e conforme ai voleri di Dio, integrandola all’interno
della totalità della persona umana (che è non solo corpo, ma anche emotività,
affettività e spiritualità) e nel suo essere intrinsecamente linguaggio di amore atto alla trasmissione della vita.
Ad essere casti si impara, ricorrendo fondamentalmente a tre mezzi: volontà
ferma di non peccare, fuga dalle occasioni, ricorso ai sacramenti e alla
preghiera, specialmente mariana. La castità è una virtù unica, ma che ha
diverse espressioni e modalità di esercizio: una cosa, infatti è la castità dei celibi e dei consacrati, che assume la forma della verginità; altra cosa è la castità delle persone celibi, nubili o fidanzate, che si esercita nella continenza; ed altra ancora è la castità coniugale delle persone che vivono nel sacramento del matrimonio, che consiste nella capacità di vivere la sessualità secondo il disegno di Dio, ossia come atto integrato nell'amore reciproco e aperto alla vita, nella fedeltà reciproca e nell'indissolubilità del vincolo di amore sponsale. I consacrati, dunque, rinunciano all’esercizio
fisico della sessualità sublimandola in un amore più grande, che ha Dio come
termine esclusivo e tutti gli uomini come termini inclusivi. Anche celibi e nubili devono
vivere la castità nella dimensione - come accennato - della continenza, che tuttavia in coloro che avvertono la vocazione al matrimonio ha natura temporanea, nell’attesa di trovare
l’uomo o la donna della propria vita con cui unirsi in matrimonio. In particolare, i fidanzati possono vivere una prima ma limitata
forma di esercizio della sessualità umana, che sia però polarizzata esclusivamente sulla dimensione affettiva, senza mai coinvolgere la sfera erotica che si esplica nei contatti sessuali diretti ed espliciti. La castità coniugale, infine, implica la fedeltà
reciproca, l’indissolubilità del matrimonio, l’apertura alla vita nel
compimento degli atti coniugali, l’uso ordinato e lecito della sessualità
umana.
Il vizio della lussuria, che si oppone direttamente alla castità, si
esplica nei seguenti atti: uso della sessualità al di fuori della relazione tra uomo e donna al
fine di trarne piacere fisico; unione sessuale tra uomo e donna al di fuori del
matrimonio, in forma parziale o totale; adulterio, uso di metodi contraccettivi
contrari alla legge morale; rapporti sessuali contro natura, prostituzione,
stupro, incesto, pornografia, poligamia, inseminazione, atti omosessuali,
perversioni sessuali, divorzio, convivenze e matrimoni civili.
Il punto fondamentale da comprendere è che le numerose
proibizioni e divieti coperti da questo comandamento rappresentano una sorta di
siepe e baluardo perché possa essere vissuto, felicemente e santamente, uno dei
più bei misteri della vita terrena: il mistero dell’amore umano. L’amore,
parola oltremodo inflazionata, è ciò che tutti vogliamo e cerchiamo, verso cui
ci sentiamo irresistibilmente attratti, ma sovente ne constatiamo tristemente
l’assenza o la scomparsa: cerco amore e non lo trovo, voglio amare e non ci
riesco… Come mai? Personalmente, quando mi trovo a parlare del tema dell’amore
con gli adolescenti lancio una provocazione ironica: “Ricordate, ragazzi, che
l’ottavo comandamento proibisce di dire le bugie e alla vostra età spesso se ne
dice una grossa quanto una casa”… “Ma che dici, don? Quale sarebbe?”. “Ve lo
dico subito, ragazzi. Avete mai detto a qualcuno: ‘ti amo’? Bene, sappiate che
in età adolescenziale questa è quasi sempre una bugia… per dire la verità basta
sostituire una consonante, mettendo una “m” al posto di una “t”… Mi amo, non ti amo”.
L’amore, infatti, anche e soprattutto quello tra uomo e donna
che ne è un po’ l’emblema, consiste fondamentalmente, come ha luminosamente
insegnato a suo tempo papa Benedetto XVI nell’enciclica “Deus caritas est”, in un movimento che parte dall’io e termina al
“tu”: è un volere il bene dell’altro, desiderare il bene, fare il bene,
adoperarsi per la felicità dell’altro… Mi tornano in mente le parole della
prima lettera che santa Giovanna Beretta Molla scrisse a Pietro Molla: “dimmi
cosa devo fare per renderti felice”… Aveva trentadue anni e stavano per
fidanzarsi… Una splendida sintesi dell’amore di coppia: spendermi perché tu sia felice.
Purtroppo questo splendido mistero è stato minato alla radice
dal peccato originale e dai molti peccati attuali, per cui dietro tante
dichiarazioni d’amore (purtroppo non solo tra adolescenti) c’è spessissimo un
neanche troppo celato egoismo… Non far felice l’altro, ma cercare la propria
felicità, la propria gratificazione, il proprio piacere attraverso l’altro,
talora strumentalizzandolo, a volte addirittura asservendolo. Nient’altro che
una colossale bugia o, se si preferisce, una gigantesca illusione.
Pertanto prima di addentrarci nelle singole tipologie di
peccato contro il sesto comandamento, è anzitutto da ribadire che i divieti e
le proibizioni in tema di morale sessuale sono delle indicazioni e dei moniti
che ci indicano le varie modalità in cui questo stupendo mistero creato da Dio,
il rapporto tra uomo e donna, luogo dell’amore e della vita, può diventare la
tomba dell’uno e dell’altro. Non più un donarsi totalmente fino ad essere “una
sola carne” (come insegna Gesù sulla scia del libro della Genesi) per cooperare
con Dio alla generazione della vita, ovvero l’amore che si autotrascende nella
generazione; ma un usarsi per
scopi bassi e brutali, rinnegando ed escludendo la vita in via preventiva o, peggio,
in via successiva (con l’orribile delitto dell’aborto).
Molte volte si sente dire, parlando del sesto comandamento: "ma dove sta scritto che queste cose sono peccato?", pensando che tale materia sia, in larga parte, stata in qualche modo inventata ed elaborata da teologi moralisti troppo rigidi e di altri tempi, oppure sia una presa di posizione irragionevole, mortificante e anacronistica di qualche vescovo o prete un po’ retro’, demodé, sessuofobo (o, peggio ancora, "omofobo" come oggi si epiteta chiunque ribadisca l'insegnamento della Chiesa anche su tali atti - si badi "anche", evidentemente non "solo" su questi atti), completamente al di fuori del tempo e della cultura in cui viviamo. Tuttavia la Sacra Scrittura (ossia il luogo in cui dovrebbe "stare scritto") non solo parla di questa materia, ma lo fa con un
linguaggio così chiaro, esplicito e (anche alquanto) severo che non lascia adito né a dubbi né a possibili problemi di
interpretazione. Per cui a chi interessa sinceramente cosa Dio pensa, non resta
che mettersi in ascolto e prendere atto dell’evidenza ed eloquenza delle parole che stiamo per ascoltare. I testi che seguono hanno carattere esemplificativo (ce ne sarebbero di ulteriori, ma questi appaiono i principali e più importanti):
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli
il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore. Non sapete che i vostri
corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò
membra di una prostituta? Non sia mai! O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due
saranno, è detto, un corpo solo. Ma chi si unisce al Signore forma con lui
un solo spirito. Fuggite la fornicazione!
Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla
fornicazione, pecca contro il proprio corpo. O non sapete che il vostro corpo è
tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non
appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo.
Glorificate dunque Dio nel vostro corpo! (1Cor 6,13.15-20)
Dalla prima
lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi
La volontà
di Dio è la vostra santificazione: che vi asteniate
dalla impudicizia, che ciascuno sappia
mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non
conoscono Dio; che nessuno offenda e
inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte
queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati
all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non
disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito (1Ts 4,3-7)
Dalla lettera di
san Paolo apostolo ai Galati
Del resto le
opere della carne sono ben note: fornicazione,
impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia,
gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose
vi preavviso, come già ho detto, che chi
le compie non erediterà il regno di Dio (Gal 5,19-21)
Dalla lettera di
san Paolo apostolo ai Colossesi
Mortificate
dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni,
desideri cattivi e quella avarizia
insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono (Col 3,5-6)
Dalla lettera di
san Paolo apostolo agli Efesini
Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità
o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si
dica per le volgarità, insulsaggini,
trivialità: cose tutte sconvenienti.
Si rendano invece azioni di grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro -
che è roba da idolatri - avrà parte al
regno di Cristo e di Dio (Ef 5,3-5)
Dalla lettera di san Giuda apostolo
Ora io
voglio ricordare a voi, che già conoscete tutte queste cose, che il Signore
dopo aver salvato il popolo dalla terra d’Egitto, fece perire in seguito quelli
che non vollero credere. Così Sodoma e
Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio
subendo le pene di un fuoco eterno (1,5.7)
L’elenco potrebbe infoltirsi di molto, ma basti quanto detto.
Questi passi assai emblematici sono indubbiamente la migliore e più efficace introduzione
alla serietà e gravità di questo tema…
[continua...]