Quando l'uso o l'abuso di alcol e di fumo è peccato? Alcune risposte e diverse questioni aperte...
Affine all'astinenza è la virtù della sobrietà, in base
alla quale si usano con moderazione il vino e tutte le altre bevande
inebrianti, perché il minimo eccesso in esse offusca o addirittura toglie l'uso
della ragione, mentre un loro uso moderato (soprattutto del vino) può addirittura
giovare alla salute. Non per nulla San Paolo in persona raccomanda al vescovo
san Timoteo di non bere solo acqua, ma anche un po' di vino per ragioni di
salute (cf 1Tm 5,23) e nella regola di san Benedetto da Norcia la misura di
vino consentita ai monaci nei pasti è fissata ad un quarto di litro, cioè due
bicchieri scarsi (Regola, capitolo XL, n. 3). È senz'altro lecito, anzi
lodevole, fare qualche fioretto in questa materia, tipo astenersi
periodicamente, oppure in qualche giorno della settimana, in qualche pasto, da
vino e bevande inebrianti, ma, lo si ripeta, la virtù della sobrietà esige
soltanto la moderazione nel loro uso. Si badi tuttavia che, a detta di san
Tommaso, l'uso del vino diventa illecito per quattro motivi: quando è assunto
senza la dovuta moderazione; quando dovesse ingenerare scandalo negli altri
(caso in cui, per la verità, vige la massima di San Paolo di astenersi da
qualunque cosa, anche lecita, per amore delle anime quando da ciò dovesse
nascere scandalo per i deboli - cf 1Cor 8,9); quando si fosse fatto voto di non
berlo; quando si avesse la tendenza naturale ad ubriacarsi facilmente. Come
tutti i beni leciti, è sempre possibile astenersi dal vino e dalle bevande per
ragioni ascetiche personali o per il desiderio di una maggiore perfezione,
salvi però sempre i doveri di custodire la salute del corpo, che va
ordinariamente tutelata e salvaguardata proprio per amore di Dio, al fine di
rispettare il dono della vita ricevuto e di rimanere su questa terra a servirlo
e compiere la nostra missione fino a quando Egli vorrà.
In tempi relativamente recenti sono sorti nuovi tipi di
piacere legati in qualche modo al senso del gusto su cui è bene spendere
qualche parola, necessariamente discutibile in quanto, a conoscenza di chi
scrive, non sembrano essersi ancora formati in campo morale dei chiari e netti
criteri di discernimento. Se, infatti, è assolutamente indubbio che l'uso di
tutte le sostanze stupefacenti (comprese le cosiddette droghe leggere) sia
sempre di per se stesso un peccato grave (a prescindere dalla frequenza e dalla
quantità con cui siano assunti), non appare ancora chiaramente definita la qualificazione
morale del vizio del fumo. Il catechismo della Chiesa cattolica (n. 2290)
afferma genericamente che "la virtù della temperanza dispone ad evitare
ogni sorta di eccessi, l'abuso dei cibi, dell'alcool, del tabacco e dei
medicinali".
Sembrerebbe, dunque, lecito l'uso del tabacco ed illecito solo il suo abuso.
Tuttavia la dizione "tabacco" è generica, perché il tabacco può essere
usato, per esempio, solo per essere odorato, oppure per essere fumato con la
pipa oppure attraverso i sigari, modalità - queste ultime - che non mettono
gravemente a repentaglio la salute come il fumo da sigaretta, che normalmente
viene aspirato e produce notevoli danni all'apparato respiratorio, circolatorio
ed anche - almeno in parte - al sistema neurologico e nervoso. Su questo tema,
sono state fatte grandi campagne di informazione, sensibilizzazione e
dissuasione dalle legislazioni recenti occidentali. A fronte di questa forte e
netta presa di posizione "laica", è mancato a mio avviso, un
approfondimento morale della materia del fumo da sigaretta, perché per esso non
può applicarsi lo stesso criterio del vino, perché mentre quest'ultimo - se assunto in quantità moderate - non solo
non nuoce alla salute ma può addirittura
giovarle, lo stesso certamente non vale né per il fumo aspirato né per il fumo
passivo, che sempre e comunque nuoce sia alla salute del fumatore che a quella
delle persone a lui vicine. Alla luce di ciò, il fumo da sigaretta non
sembrerebbe essere esente da un'intrinseca peccaminosità (che peraltro andrebbe
specificata in ordine alla sua gravità o meno), per il fatto che rappresenta un
attentato alla salute che è un dono di Dio a salvaguardia della vita umana. In
attesa che una più approfondita riflessione dei moralisti nonché una presa di
posizione del Magistero della Chiesa facciano maggiore luce sull'argomento, è senza
dubbio a mio avviso quanto meno preferibile e raccomandato che i discepoli di
Gesù rinuncino a questo vizio per amore suo e della vita che Egli ha loro
donato.
