Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2013-01-29

Un tempio profanato. Il peccato impuro solitario

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Il peccato impuro solitario viola la sacralità del corpo, il quale dovrebbe prestarsi alla gloria e al culto di Dio. Un peccato che causa vergogna, perché  fa del corpo umano un mero strumento di un culto narcisistico del piacere fine a se stesso


I peccati impuri possono distinguersi in quattro specie: peccati impuri contro la santità del Matrimonio, peccati contro la vita come frutto naturale dell’amore umano, impurità consistenti in atti contrari alla legge naturale e, infine, profanazioni della santità del corpo umano in quanto tale. In questo articolo trattiamo del peccato impuro solitario”. È bene anzitutto – a titolo di premessa necessaria alla comprensione di quest’ultimo aspetto – riprendere un passo quanto mai chiaro dell’Apostolo delle Genti che senza mezzi termini e con estrema chiarezza proclama la santità e l’inviolabilità del corpo umano: «Il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1Cor 6,13.19-20). 
Il corpo umano di un battezzato ha dunque, oltre la naturale e intrinseca dignità che inerisce alla persona umana in quanto tale, un’ulteriore e ancor più alta onorabilità che gli deriva dall’essere tempio dello Spirito Santo, ovvero della grazia santificante ricevuta nel Battesimo e accresciuta con la celebrazione e la ricezione dei Sacramenti che si possono ripetere (Penitenza ed Eucaristia). Il corpo, secondo la visione paolina, è dunque analogo al Tempio inteso come luogo di culto, al cui interno è custodito e abita il Santo dei Santi. Come dunque dentro una Chiesa non si possono compiere atti indegni della sacralità del luogo, sotto pena del gravissimo peccato di profanazione, così il corpo non può essere oggetto di atti turpi, bassi e vergognosi, che costituiscono un’autentica profanazione della sua dignità e sacralità.
La pornografia compie tale profanazione in modo spudorato, violento ed esecrabile. Simile discorso va fatto per il nudismo sciaguratamente dilagante e imperante nei nostri tempi "post-cristiani", così come per il vero e proprio culto del corpo (a cui assistiamo specialmente in Occidente), in nome del quale ci si sottopone a diete esasperanti, durissimi allenamenti in palestra, uso e abuso di cosmetici, mode invereconde al fine di diventare più piacenti e gradevoli dal punto di vista puramente estetico. Anche in tempi di crisi e di austerity, il consumo di cosmetici non è diminuito e palestre, saune, centri di fitness e di bellezza sono sempre stati pieni di clienti... Apparire, piacere e godere costituiscono ormai una triste triade, perseguita e condivisa dalla stragrande maggioranza degli abitanti del mondo occidentale.
Oltre a queste forme, l’altra gravissima profanazione del corpo è costituita dal peccato impuro solitario, tema sul quale occorre per prima cosa sfatare alcuni luoghi comuni. Anzitutto non è un problema circoscritto all’età adolescenziale (numerosissimi sono gli adulti coinvolti) e non è appannaggio esclusivo (o quasi) delle persone di sesso maschile (sempre più numerose sono le donne che cadono, anche in maniera abituale e compulsiva, in questo vizio). Non è inoltre affatto vero che costituisca una sorta di “peccatuccio” quasi scusabile, per il fatto che non reca danno al prossimo, che spesso accade in un’età di “tempesta ormonale” (quella adolescenziale) e che dovrebbe essere non solo scusato, ma anche (come si sente dire da qualcuno) addirittura consigliato come valvola di sfogo per stress o situazioni di esasperazione emotiva.
In realtà con questo peccato tutti i caratteri impressi nell’ordine della sessualità dal Creatore svaniscono e scompaiono: l’ordinazione degli atti sessuali al reciproco dono e alla vita è infatti completamente assente in un atto che, oltre a non avere alcuna possibilità di essere ordinato alla procreazione, è peraltro compiuto al di fuori di ogni relazione, riducendosi ad una mera egoistica e disordinata ricerca di un piacere basso ed effimero, in modo totalmente fine a se stesso. Tale atto costituisce un evidente avvilimento della dignità della persona (che è stata creata da Dio per “piaceri” ben più elevati) e del corpo umano (che viene profanato con un atto degradante), non essendo altro, in definitiva, che una neanche troppo larvata manifestazione di egoismo, edonismo e narcisismo. Il senso di vergogna che provano le persone che cadono in questo vizio e la difficoltà che si ha nel confessarlo, non sono altro che una conferma indiretta della verità circa l’intrinseca malizia e disordine di questi atti. Voglia il Signore, per intercessione della beatissima e sempre Vergine Maria, aiutare tutti e ciascuno a riscoprire la bellezza dell’amore umano, a ricollocare l’esercizio della sessualità solo all'interno di esso e nel sacramento del matrimonio, in un contesto autenticamente umano e onesto e ad elevare ciò che di per sé è legato alle leggi naturali della riproduzione sessuata, ad uno strumento di espressione autentica dell'amore degli sposi, pienamente integrato nell'affettività e nel dono autentico di sé, dentro un'assunzione gioiosa degli onori e degli oneri della vita coniugale, ordinandola alla perfetta glorificazione di Dio, all’obbedienza ai suoi voleri e al bene della Chiesa e di tutta l’umana famiglia. 

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.