La pornografia compie tale profanazione in modo spudorato, violento ed esecrabile. Simile discorso va fatto per il nudismo sciaguratamente dilagante e imperante nei nostri tempi "post-cristiani", così come per il vero e proprio culto del corpo (a cui assistiamo specialmente in Occidente), in nome del quale ci si sottopone a diete esasperanti, durissimi allenamenti in palestra, uso e abuso di cosmetici, mode invereconde al fine di diventare più piacenti e gradevoli dal punto di vista puramente estetico. Anche in tempi di crisi e di austerity, il consumo di cosmetici non è diminuito e palestre, saune, centri di fitness e di bellezza sono sempre stati pieni di clienti... Apparire, piacere e godere costituiscono ormai una triste triade, perseguita e condivisa dalla stragrande maggioranza degli abitanti del mondo occidentale.
Oltre a queste forme, l’altra gravissima profanazione del corpo è costituita dal peccato impuro solitario, tema sul quale occorre per prima cosa sfatare alcuni luoghi comuni. Anzitutto non è un problema circoscritto all’età adolescenziale (numerosissimi sono gli adulti coinvolti) e non è appannaggio esclusivo (o quasi) delle persone di sesso maschile (sempre più numerose sono le donne che cadono, anche in maniera abituale e compulsiva, in questo vizio). Non è inoltre affatto vero che costituisca una sorta di “peccatuccio” quasi scusabile, per il fatto che non reca danno al prossimo, che spesso accade in un’età di “tempesta ormonale” (quella adolescenziale) e che dovrebbe essere non solo scusato, ma anche (come si sente dire da qualcuno) addirittura consigliato come valvola di sfogo per stress o situazioni di esasperazione emotiva.
In realtà con questo peccato tutti i caratteri impressi nell’ordine della sessualità dal Creatore svaniscono e scompaiono: l’ordinazione degli atti sessuali al reciproco dono e alla vita è infatti completamente assente in un atto che, oltre a non avere alcuna possibilità di essere ordinato alla procreazione, è peraltro compiuto al di fuori di ogni relazione, riducendosi ad una mera egoistica e disordinata ricerca di un piacere basso ed effimero, in modo totalmente fine a se stesso. Tale atto costituisce un evidente avvilimento della dignità della persona (che è stata creata da Dio per “piaceri” ben più elevati) e del corpo umano (che viene profanato con un atto degradante), non essendo altro, in definitiva, che una neanche troppo larvata manifestazione di egoismo, edonismo e narcisismo. Il senso di vergogna che provano le persone che cadono in questo vizio e la difficoltà che si ha nel confessarlo, non sono altro che una conferma indiretta della verità circa l’intrinseca malizia e disordine di questi atti. Voglia il Signore, per intercessione della beatissima e sempre Vergine Maria, aiutare tutti e ciascuno a riscoprire la bellezza dell’amore umano, a ricollocare l’esercizio della sessualità solo all'interno di esso e nel sacramento del matrimonio, in un contesto autenticamente umano e onesto e ad elevare ciò che di per sé è legato alle leggi naturali della riproduzione sessuata, ad uno strumento di espressione autentica dell'amore degli sposi, pienamente integrato nell'affettività e nel dono autentico di sé, dentro un'assunzione gioiosa degli onori e degli oneri della vita coniugale, ordinandola alla perfetta glorificazione di Dio, all’obbedienza ai suoi voleri e al bene della Chiesa e di tutta l’umana famiglia.